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Reincarnazione: e se non volessi rinascere? Una nuova prospettiva tra karma e libero arbitrio

“Reincarnazione? Ma io col cavolo che voglio rinascere!”

Questa frase, detta col cuore e un pizzico di esasperazione, l’ho sentita più volte di quanto immagini. E non è affatto una reazione rara. La vita, già così com’è, può sembrare una sfida enorme. Chi vorrebbe ripeterla da capo?

Magari anche tu l’hai pensato: “Una è già troppo. Figuriamoci altre dieci, venti, cento vite!”. Eppure, il tema della reincarnazione non smette di affascinare. Ma come funziona davvero? È una punizione, una condanna, o una scelta dell’anima?

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C’è una cosa importante da sapere subito: anche chi crede fermamente nella reincarnazione, come i buddhisti e gli induisti, non desidera rinascere. Al contrario, l’obiettivo è proprio uscire dal ciclo delle rinascite. Ma andiamo per gradi.

Samsara: il ciclo da cui si vuole uscire

reincarnazione-no-grazieNel buddhismo e nell’induismo la reincarnazione non è un premio. Si chiama samsara, ed è letteralmente il ciclo della sofferenza. Non importa se rinasci in un paradiso temporaneo o in un inferno spirituale, da lì poi si torna comunque a incarnarsi di nuovo. Sempre. Fino a quando?

Fino a quando non ti risvegli. Fino a quando non esci dal ciclo.

Ecco perché, se anche tu senti dentro quella stanchezza profonda, quella voglia di “basta, non ne posso più”, sei in buona compagnia. È lo stesso sentimento che anima chi cerca la liberazione. Non è il desiderio di morire, ma di liberarsi dal continuo dover imparare attraverso la sofferenza.

Chi decide che rinasciamo?

A questo punto sorge la domanda cruciale: Ma chi è che decide per me? Perché dovrei tornare se non voglio?

La risposta non è scontata, ma nemmeno così astratta come sembra. Nessuno ti forza. Allo stesso tempo, non sei neppure completamente libero, almeno non nel senso in cui siamo abituati a pensare.

È una “scelta” o meglio un autocondizionamento dell’Anima prima che divenisse Claudio non di Claudio…

Non sei tu Claudio (o Marco, o Laura) che decide di tornare. È la tua coscienza più profonda, quella che non si identifica col corpo, ma con un bisogno evolutivo.

Chi non ha più nulla da imparare, non torna (se non vuole e comunque non ne ha bisogno). Chi invece — come la maggior parte di noi — ha ancora ferite da curare, lezioni da assimilare, tende a reincarnarsi. Non per masochismo, ma per incompletezza.

La vita come giorno di scuola

Immagina una cosa semplice: un giorno di scuola.

Ogni intera vita da incarnati è come una unica giornata di apprendimento per l’anima. Se sei molto evoluto, magari ti bastano poche lezioni. Se invece, come capita a tanti, hai bisogno di ripetere, ecco che torni. Non perché sei cattivo o sbagliato, ma perché c’è il bisogno capire meglio.

È solo cambiando punto di vista che tutto diventa più chiaro. Se ti vedi solo come un corpo, allora la reincarnazione appare come un peso. Ma se ti riconosci come anima, allora ogni vita è una possibilità preziosa di crescita.

E poi diciamolo: chi sceglierebbe di guardare un film in cui tutto va sempre bene, senza colpi di scena, senza difficoltà, senza antagonisti, sfide o conflitti? Sarebbe una noia mortale. È proprio la sfida, il conflitto, che dà senso al racconto.

La vita tra le vite: cosa succede prima di reincarnarci

Lo psicologo Michael Newton, attraverso l’ipnosi regressiva, ha raccolto centinaia di testimonianze di persone portate in uno stato di coscienza profonda, fino a ricordare cosa accade tra una vita e l’altra.

Quello che emerge è sorprendente: non ci viene imposta una vita, ci vengono proposte delle possibilità. Le nostre guide spirituali, secondo molti racconti, ci mostrano dei “copioni”, delle esperienze che potrebbero esserci utili dandoci una rose di possibilità tra cui scegliere per la prossima vita.

E siamo noi a scegliere. A volte optiamo per una vita più semplice, per riposare. Altre volte scegliamo una vita più difficile, perché abbiamo fretta di imparare. Un po’ come chi decide di fare un master intensivo invece di un corso base.

Karma: azione, reazione e automatismi

Qui entra in gioco un concetto spesso frainteso: il karma. Molti lo confondono con una specie di giustizia cosmica, tipo “se fai il male, ti torna indietro”. Ma non è esattamente così.

In sanscrito, karma significa semplicemente azione. E ogni azione genera una conseguenza. Ma non è una punizione. È una dinamica meccanica, quasi scientifica.

Ad esempio: se tu dai uno schiaffo a qualcuno, è probabile che questo te lo restituisca. Così come se lo danno a te e tu lo restituisci in quel momento tu non stai scegliendo, stai solo reagendo in automatico. Non è libertà, è condizionamento riflesso: come se qualcuno toccasse un nervo scoperto, un pulsante che fa reagire come quel bambolotto con il pulsante sulla schiena.

Ciò che non impariamo lo ripetiamo e ce ne accorgiamo osservando gli schemi mentali che ripetiamo: nella scelta dei partner, nelle paure ricorrenti, nei conflitti che si ripresentano. Finché non impari la lezione, quella situazione tornerà.

Gli schemi che ci portano a rinascere

Ti è mai capitato di vivere relazioni simili tra loro, anche se cambiano i volti? O situazioni lavorative che sembrano un “déjà-vu”? È come se certi copioni si ripetessero. Perché?

Perché sono schemi karmici non ancora risolti. In psicologia la chiamano “coazione a ripetere”.

Non stiamo rinascendo perché siamo stati “cattivi”, ma perché non abbiamo ancora compreso qualcosa. E finché restiamo reattivi, e non attivi, la ruota continua a girare.

Anche De André lo aveva capito quando scriveva: “Tu con quegli occhi di un altro colore che mi dici le stesse parole d’amore”. Stessa scena, attori diversi. Questo è karma in azione.

Il grande salto quantico: siamo anime, non corpi

Ora fermati un attimo. Prova a cambiare prospettiva in modo radicale. E se tu non fossi solo la persona che pensi di essere? E se quello che chiami “io” fosse solo una piccola parte di qualcosa di molto più vasto?

Non sei Claudio, Maria o Paolo. Quello è solo il nome del personaggio, ma l’attore è l’anima. E l’anima non ha paura di vivere una nuova esperienza, perché sa che ogni vita è solo un “giorno” nel grande calendario dell’eternità.

Cambiare questa visione è un vero primo salto quantico. Passi dal pensarti come una vittima della vita al riconoscerti come una coscienza che ha scelto di imparare attraverso questo corpo in questa esistenza.

Esiste davvero la reincarnazione? O è solo una metafora?

Adesso spingiamoci ancora più in là e facciamo un ulteriore salto quantico.. E se ti dicessi che la reincarnazione, in senso assoluto, non esiste davvero?

Non perché sia una bugia, ma perché è solo una parte della verità in cui siamo immersi come uomini su questa terra. La mente ragiona nel tempo e nello spazio. In assenza di tempo ha senso parlare di una o più vite “precedenti”?

Se davvero esistiamo oltre il tempo, in una dimensione ancora più assoluta di quella animica, cosa rimane?

Rimane una coscienza collettiva, un campo in cui tutte le vite esistono contemporaneamente, come se fossero file su un computer sempre accessibili. Questo campo alcuni lo chiamano Akasha, o “memoria universale”.

In questo senso, la reincarnazione non è un viaggio lineare nel tempo, ma un modo per spiegare come si manifesta l’evoluzione della coscienza, attraverso infiniti punti di vista che comunque hanno a che fare con te. Non sei sempre tu che rinasci, ma una parte dell’energia che ti compone, che vibra in risonanza con un’altra esperienza.

Vivere bene adesso: il vero antidoto al karma

E allora, che senso ha tutto questo?

Il senso è che non devi preoccuparti di rinascere o meno. Preoccupati piuttosto di vivere bene ora. Perché più sei presente, centrato, consapevole, più sei in grado di scegliere esperienze migliori, ora e dopo.

La meditazione è uno strumento potente per questo. Ti aiuta a riconnetterti all’anima, a disidentificarti dai drammi della mente, e a rompere gli schemi karmici.

Ogni gesto consapevole è un atto di libertà. Ogni volta che rispondi invece di reagire, stai cambiando il tuo destino.

Conclusione e invito

Allora, chi decide se rinascere o no?

In un certo senso nessuno. In un altro, tutti noi. Perché il “tu” che si reincarna non è quello che soffre, ma quello che cresce. E le vite che ci aspettano non sono punizioni, ma occasioni da vivere, capire e amare.

Cambiando lo sguardo, cambia tutto.

Guarda il Video – reincarnazione? NO grazie!

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