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Cosa c'è dopo la Morte: i 13 passaggi nelle NDE
Cosa c’è dopo la morte? È una domanda che accompagna l’essere umano da sempre. Nel corso degli ultimi decenni, migliaia di persone che sono state dichiarate clinicamente morte o che hanno vissuto situazioni di estrema vicinanza alla morte hanno raccontato esperienze sorprendentemente simili tra loro. Queste esperienze sono note come NDE o ND (Near Death Experiences), cioè esperienze di premorte.
Ciò che colpisce non è solo la loro intensità emotiva, ma soprattutto la ricorrenza di alcuni elementi comuni, indipendentemente dalla cultura, dalla religione o dalle convinzioni personali di chi le vive. Inoltre, molti di questi aspetti coincidono anche con ciò che emerge durante le regressioni alle vite precedenti sotto ipnosi, quando le persone raccontano il momento della propria morte in un’altra esistenza. Ecco quindi cosa ci aspetta nei momenti in cui moriamo..
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Ebbene per scoprire cosa succede morendo possiamo dividere queste esperienze in 13 passaggi comuni.
Non tutte le esperienze di premorte includono ogni singolo passaggio, né sempre nello stesso ordine. Tuttavia, nel loro insieme, questi 13 passaggi ricorrono nella maggioranza delle NDE e delineano un quadro sorprendentemente coerente di ciò che potrebbe accadere quando lasciamo il corpo fisico.
Vediamoli uno per uno.
1. L’abbandono del corpoIl primo passaggio è quasi sempre l’uscita dal corpo fisico. Chi vive un’esperienza di premorte racconta di separarsi dal proprio corpo senza alcun dolore. Al contrario, se prima c’era sofferenza fisica intensa, questa scompare completamente.
La coscienza si percepisce come “fluttuante”, spesso al di sopra del corpo. Molti riferiscono di vedere se stessi dall’alto, distesi su un letto d’ospedale o sul luogo dell’incidente. Ancora più sorprendente è la capacità di cogliere dettagli precisi: conversazioni tra medici, oggetti che cadono, gesti apparentemente insignificanti, poi verificati come reali.
Subito dopo l’abbandono del corpo emerge una sensazione travolgente di pace assoluta. È un amore profondo, incondizionato, mai provato in vita con tale intensità.
Contrariamente a ciò che spesso si teme, morire non viene percepito come spiacevole. Semmai, il dolore appartiene agli istanti precedenti. Una volta “dall’altra parte”, tutto si trasforma in quiete e serenità.
3. Il tunnelUno degli elementi più noti delle NDE è il tunnel. Non tutti lo sperimentano, ma è estremamente frequente. Ci si sente come risucchiati verso una luce fortissima. Il tunnel può essere scuro o luminoso, ma la luce in fondo è sempre presente e irresistibilmente attraente.
La sensazione non è di paura, ma di affidamento, come se qualcosa di più grande stesse guidando il passaggio.
Alla fine del tunnel si entra in una luce intensissima, che non acceca ma avvolge. Questa luce non è percepita come un semplice fenomeno fisico, bensì come una presenza viva, cosciente, colma di amore.
Chi la incontra si sente accolto senza giudizio, amato per ciò che è. È un’esperienza di appartenenza totale, come se finalmente si fosse “tornati a casa”.
Un altro elemento comune è la difficoltà nel raccontare ciò che si è vissuto. Le parole sembrano insufficienti. I colori sono più intensi di qualsiasi colore terrestre, le emozioni troppo profonde per essere tradotte nel linguaggio umano.
Molti raccontano di sentirsi frustrati nel tentativo di spiegare qualcosa che va oltre i concetti ordinari di spazio, tempo e percezione.
In moltissime NDE compaiono parenti o persone care già defunte, che accolgono chi arriva con amore e gioia. Non servono parole: la comunicazione è immediata, telepatica, profonda.
Questo incontro rafforza la sensazione di continuità della coscienza e di sopravvivenza oltre la morte fisica.
Oltre ai cari, molte persone incontrano una figura spirituale: un angelo, una guida, una presenza luminosa. La forma varia in base alla cultura e alle credenze personali: ad esempio potrebbe apparire Gesù per un cristiano, Buddha per un buddista, oppure semplicemente una presenza di luce e questo avviene anche per chi non ha riferimenti religiosi.
Il tratto comune è l’amore incondizionato, la comprensione totale e l’assenza di giudizio.
Uno dei passaggi più intensi è la revisione della vita, spesso definita “il film della vita”. In un solo istante si rivive l’intera esistenza, nei minimi dettagli.
Si sperimentano le proprie azioni non solo dal proprio punto di vista, ma anche da quello degli altri. Il bene fatto genera gioia profonda; il male provoca dolore, vissuto sia come chi lo ha causato sia come chi lo ha subito.
A un certo punto si arriva a un confine, un limite oltre il quale non si può andare. Una guida comunica che è necessario tornare indietro: ci sono ancora cose da fare, persone da accudire, esperienze da completare.
Anche se non sempre accettato con entusiasmo, questo ritorno viene compreso come necessario.
Quasi nessuno desidera tornare. La realtà sperimentata è descritta come più reale di quella terrena, infinitamente più amorevole. Tornare significa rientrare nel dolore fisico e nei limiti del corpo.
Eppure, il ritorno avviene.
Dopo l’esperienza, molti esitano a raccontarla. C’è il timore di essere giudicati, derisi o considerati folli. Per questo motivo, le NDE sono probabilmente molto più diffuse di quanto immaginiamo.
Chi ha vissuto una NDE non teme più la morte, perché sa cosa c’è dall’altra parte. Tuttavia, non sviluppa nemmeno il desiderio di morire: la vita viene vista come preziosa, significativa, degna di essere vissuta fino in fondo.
L’ultimo passaggio è forse il più trasformativo. Cambiano le priorità: il successo, il denaro, la carriera perdono importanza. Al centro diventano l’amore, le relazioni, il fare del bene, la presenza consapevole.
Chi ha vissuto una NDE torna profondamente cambiato, con una nuova visione della vita.
Questi tredici passaggi offrono una mappa sorprendentemente coerente basata su migliaia di testimonianze dirette. Che li si interpreti in chiave spirituale, psicologica o neuroscientifica, una cosa è certa: queste esperienze trasformano radicalmente chi le vive.
Forse il loro messaggio più profondo non riguarda tanto la morte, quanto il modo in cui scegliamo di vivere.
anche un “caffè” o una “pizza” possono esser di aiuto
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