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La morte non è la fine: ciò che ho scoperto quella notte - la testimonianza di Cesare
Cosa succederebbe se, nella notte più devastante della tua vita, quando tutto sembra crollare, qualcuno ti mostrasse che la morte non è la fine e che l’unica cosa che conta davvero è scegliere il bene?
Cesare aveva 32 anni quando sua moglie morì all’improvviso lasciandolo solo con un figlio di 4 anni. Fino a poche ore prima si erano salutati con un bacio.
Ma proprio in quella notte di disperazione assoluta, mentre era seduto sul letto insonne, visse un’esperienza che avrebbe cambiato per sempre il suo modo di guardare la vita, il dolore e persino la malattia e la morte.
“Mi sono ritrovato sospeso… ero come un’essenza, un fumo.”
E in quella dimensione, dice, ricevette un messaggio chiarissimo: non importa la religione, non importano le ideologie, non importa avere ragione. “La cosa unica che importa è cercare di fare il bene.”
Da allora Cesare non è diventato un santo. Si arrabbia, soffre, ha affrontato quattro tumori. Ma vive su “un binario diverso”: senza paura della morte, con una serenità che spiazza i medici e con la convinzione che il mondo non si cambia dall’alto — si cambia partendo dal proprio micromondo.
Questa è la storia di un uomo che, nel momento più buio, dice di aver sperimentato una pace assoluta. E che da quella notte non ha più avuto paura di ciò che viene dopo…
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“La cosa unica che importa è cercare di fare il bene”: l’esperienza fuori dal corpo di Cesare e la sua rivoluzione silenziosa
Cesare ha 60 anni, vive a Milano con il figlio di 22 anni ed è – come dice lui stesso – “architetto o ero architetto”. Dieci anni fa ha chiuso la sua ditta nel campo dell’edilizia e oggi vive con ciò che ha messo da parte.
Ma non è un uomo ritirato dalla vita. Al contrario. “Per godermi la vita non intendo far viaggi o chissà cosa, faccio anche quelli, ma mi godo ogni singola giornata come mi va di passarla.” Le sue parole non suonano come un luogo comune: arrivano da un’esperienza che ha segnato in modo irreversibile la sua esistenza.
Quella che racconta è una testimonianza intima, a lungo taciuta, custodita per anni quasi con pudore. “La mia testimonianza è qualcosa di cui non ho mai parlato in maniera aperta”, confessa.
E il motivo è comprensibile: quando provò a condividerla, si sentì guardato con compatimento. “Mi sono sentito compatito come una persona che in quel momento non ci fosse tanto… uno un po’ così che si era sognato qualcosa e si aggrappava a quel sogno per affrontare la situazione.”
La situazione, in effetti, era devastante.
A 32 anni Cesare era sposato con Gabriella. Avevano un figlio di quattro anni, una vita serena, un’azienda appena avviata, progetti, normalità. Poi, in poche ore, tutto cambia.
Un mal di testa persistente, qualche farmaco, l’idea di fare un controllo. E mentre era a lavoro, la telefonata del padre: “Corri a casa perché Gabriella non sta bene.” Ma quando arriva, è già troppo tardi. Un aneurisma fulminante. “Era lì morta sul suo divano. La mattina c’eravamo salutati col solito bacio.”
E poi il vuoto. “Quando succedono certe cose così gravi… rimani scioccato nel senso che non ci credi.” Anche vivendo ogni momento, la mente non accetta. “Sapevo benissimo la situazione qual era, ma era un po’ come quando scherzi a parte… adesso si apre la porta e tutti dicono: ci sei cascato.”
Quella notte Cesare è solo in casa. Il figlio è dalla sorella. Lui è seduto sul letto, con la schiena appoggiata alla testata, lo sguardo fisso sull’armadio di fronte. Non dorme. Non può. Ed è lì che accade qualcosa di inatteso.
“A un certo punto non so neanche come mi sono ritrovato sospeso come se fossi sul soffitto della stanza.” Non c’è uno spazio fisico preciso. Non vede il suo corpo dall’esterno come in un film. Non percepisce mani o piedi. “Non ero io, cioè non vedevo le mie mani, il mio fisico. Ero come un’essenza, io dico un fumo, una nebbia.”
In quella “nebbia” avviene l’incontro. “Ho sentito, ovviamente a livello telepatico… la mia Gabriella.” La voce si incrina ancora oggi, a distanza di quasi trent’anni. “Mi commuovo ancora un po’, scusate.”
Ciò che descrive non è un dialogo nel senso comune del termine. È una trasmissione diretta di sensazioni e parole chiarissime insieme. “Mi ha trasmesso delle sensazioni innanzitutto di pace assoluta.”
L’uomo distrutto dal dolore, un attimo prima, si ritrova in uno stato completamente diverso. “Mi sono ritrovato veramente in un limbo di tranquillità, di pace, di felicità pazzesco.”
Gabriella gli comunica che sta bene. Che gli vuole bene. Che ama il loro bambino. E soprattutto lo rassicura: “Non preoccuparti… ce la farai con tuo figlio, sarai un buon padre.”
Ma c’è un messaggio centrale che resta inciso nella memoria di Cesare.
All’epoca Cesare seguiva con attenzione la religione cattolica. E proprio su questo punto arriva una precisazione sorprendente: “Continua pure a farlo, non c’è problema. Ma sappi che la cosa veramente importante, la cosa unica che importa e basta, non c’è altro, è cercare di fare il bene su qualsiasi cosa.”
Non grandi imprese. Non gesti eroici. Anche il dettaglio più piccolo conta. “Incontri il tuo vicino, gli fai un sorriso, gli dici buongiorno.” Ogni situazione, secondo quel messaggio, contiene una scelta: “Per qualsiasi cosa ogni persona può scegliere il bene o il male, perché è insito dentro di noi.”
Cesare ne è convinto: “Anche la persona più cattiva che vi venga in mente… lo sa quando fa il bene e quando fa il male.” L’importante è scegliere.
Non sa dire quanto sia durata quell’esperienza. “Non so se sia durata un minuto o ore.” Sa solo che a un certo punto ha percepito un ritorno: “Mi sono visto proprio scendere… verso il mio corpo che era lì seduto.” Vede questa “nebbia” rientrare nel corpo fisico. E quando la fusione avviene, si ritrova seduto come prima. Ma diverso.
“Mi sono trovato nello stato fisico in cui sono adesso, con però un bagaglio di pace, tranquillità e felicità totale.”
Cesare insiste su un punto: “Non vuol dire che ho smesso di soffrire.” Il dolore per la perdita di Gabriella è rimasto, come è naturale. Eppure qualcosa è cambiato. “La mia vita non è cambiata… però è su un binario diverso.”
È un’immagine efficace. Il treno è lo stesso, ma corre su un’altra direzione interiore.
Racconta un episodio recente. Un litigio per una precedenza stradale. L’altro automobilista, molto più giovane, aggressivo, pronto alla rissa. Cesare gli risponde: “Picchiami pure, ma fammi un sorriso.” Una frase destabilizzante. “Vita è già così difficile… almeno un sorriso.”
Il ragazzo resta spiazzato. La tensione si scioglie. Cesare arriva perfino a proporre un caffè insieme. “Non vedo perché litigare per una stupidaggine del genere.”
Non è un santo, precisa. “Anch’io avevo dentro la rabbia.” Ma ricorda che ogni momento contiene due possibilità: “Una tende verso il male e l’altra tende verso il bene.”
Quando raccontò per la prima volta l’esperienza ai familiari, fu guardato con scetticismo. “Mi guardavano come per dire poverino… si è sognato questo.” Per anni smise di parlarne. Persino una psicologa fu coinvolta, perché qualcuno temeva avesse bisogno di aiuto.
Ma proprio quella psicologa si rivelò una figura chiave. Conosceva questi fenomeni. Gli suggerì letture, approfondimenti. Cesare scoprì che ciò che aveva vissuto era definito OBE (Out of Body Experience), esperienza fuori dal corpo, distinta ma affine alle NDE (Near Death Experience).
Tra gli autori che lo colpirono c’è il cardiologo olandese Pim van Lommel, noto per i suoi studi sulle esperienze di pre-morte. Cesare gli scrisse una mail, quasi per istinto. Ricevette risposta. Seguirono scambi approfonditi. “Alla fine m’ha detto che alcuni dettagli… facevano sì che lui considerasse reale la mia esperienza di OBE.”
Non cerca di convincere nessuno. “Io non pretendo che la gente mi creda… racconto solo la mia esperienza.” Se qualcuno ipotizza spiegazioni neurologiche – “il cervello va avanti anche 7 minuti dopo la morte fisica” – lui non si oppone. “Dite quello che volete… magari avete ragione. Ma a me non interessa niente. Io sono contento di quello che ho passato.”
Negli anni successivi Cesare ha affrontato quattro tumori, l’ultimo nel 2023. E anche qui emerge la trasformazione interiore. I medici gli chiedono: “Ma lei come fa? È sempre qua col sorriso.” Non nega il dolore, anzi afferma di essere ipersensibile. Ma ha una prospettiva diversa.
“Penso che in qualche parte del mondo c’è qualcuno che non è in una struttura come sono io… e farebbe cambio con me volentieri.” Per questo non si lamenta. “Mi sentirei un po’ un…” lascia in sospeso la parola, ma il senso è chiaro.
Non ha paura del dolore. “Oggi come oggi non ti fanno soffrire più di tanto… c’è la terapia del dolore.” E soprattutto non ha paura della morte. Anzi. “Sono curioso di vedere cosa c’è dopo.”
Qui cita idealmente Tiziano Terzani, che di fronte alla malattia diceva di essere curioso di scoprire cosa c’è oltre. “È un po’ anche così per me.”
Uno dei passaggi più profondi del racconto riguarda l’identità. Quando descrive l’uscita dal corpo, Cesare dice: “Non ero io… e quel corpo era lì.” Alla domanda su cosa significhi, risponde: “Bisognerebbe capire cosa si intende per io.”
Per lui, l’io è “la parte viva”. Il corpo seduto sul letto, dopo la dissociazione, era “come un pupazzo di cartapesta.” L’io era la nebbia cosciente che comunicava con Gabriella.
La stessa sensazione si ripresenta al funerale, quando bacia il corpo della moglie: “Mi sono reso conto che stavo baciando qualcosa che non era lei.” Le sembianze erano le stesse, ma l’essenza – la vita – non era più lì. “La vita è l’essenza della persona.”
Cesare non si riconosce più nelle contrapposizioni ideologiche. “Se mi si desse la possibilità di essere il capo del mondo… farei delle persone felici e altre infelici.”
Nessuno può creare un sistema che vada bene per tutti. Allora qual è la via? “Se voglio veramente cambiare il mondo non posso farlo, posso cambiare il micromondo.” Il vicino di casa, il collega, la persona che ti taglia la strada. Un gesto gentile può innescare una catena. “Se riesci a cambiare loro, probabilmente loro riusciranno a cambiare quelli che stanno vicini a loro… a macchia d’olio.”
È una rivoluzione minuscola e silenziosa. Ma forse proprio per questo potente.
Cesare conclude con umiltà. “Immaginate di vivere un’esperienza che non ha niente a che fare con questo stato fisico e poi doverla tradurre in parole.” Le parole sono inadeguate. Come spiegare qualcosa che “in teoria non esiste” per la nostra mente razionale?
Eppure un messaggio resta, limpido: scegliere il bene, ogni giorno, nelle piccole cose. Non per essere eroi, non per convincere gli altri, ma perché è l’unica cosa che conta.
“La cosa unica che importa è cercare di fare il bene.”
Tutto il resto – dolore, malattia, perdita, persino la morte – cambia prospettiva quando si guarda da quel “binario diverso” su cui Cesare dice di viaggiare da quella notte. Una notte di disperazione che, contro ogni logica, si è trasformata in un’esperienza di pace assoluta.
E forse, come suggerisce lui stesso, non è necessario credere a ogni dettaglio per lasciarsi interrogare dal nucleo di ciò che ha vissuto. Ognuno può pensarla come vuole. Ma la domanda rimane: in ogni scelta quotidiana, quale binario stiamo scegliendo?
anche un “caffè” o una “pizza” possono esser di aiuto
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9 risposte
Ciao Claudio, molto interessante la testimonianza di Cesare e il successivo cambiamento del suo atteggiamento nelle relazioni sociali, mi ha fatto ricordare l’insegnamento così difficile da seguire di porgere l’altra guancia in caso di provocazione! Queste persone che hanno avuto la fortuna di sperimentare questi stati di Obe o Nde hanno ricevuto un grosso aiuto per affrontare il resto della loro vita. Grazie della condivisione
concordo Gabriella, grazie a te del parere
Grazie infinite claudio per questo meraviglioso video, per l opportunità che ci hai dato di seguire in diretta una testimonianza di tutte quelle esperienze obe o nde o altro dj cui ultimamente molto si parla di cui io mi sono molto documentata e a cui credo fermamente….sto seguendo le esperienze di kubler Ross nata nel 1924 e morta nel 1997 medico pure lei psichiatra conoscitrice di argomenti di fisica biologia chimica insomma di una professionista che apparteneva al mondo di chi crede alle cose solo se viste con i propri occhi o toccate con le proprie mani…….eppure i suoi pazienti le danno possibilità di conoscere un altro mondo invisibile e meraviglioso e esseri di luce o angeli custodi ecc che stanno sempre con noi di cui ne percepiamo l esistenza solo se affiniamo la nostra sensibilità ma che vedremo un giorno quando ci sarà permesso di varcare la soglia dell’ aldilà….dico ancora grazie a te Claudio e tramite te un grazie a Cesare per averci fatto dono della sua esperienza di vita.
Una cosa veramente splendida. Senso di pace e tranquillità, niente più paura della morte,ma la mancanza di chi non è più vicino a te è tantissima e difficile da superare.Grande ammirazione per Cesare. Grazie
condivido Deborah
Bellissimo questo video. Bellissima persona Cesare. Ti regala un senso di pace e profondità non facile da provare nel tumulto della vita quotidiana che ci scorre troppo inconsapevolmente tr le dita. Mi piacerebbe potergli scrivere, se accettasse una mail da uno sconosciuto. Grazie, Claudio, per aver proposto questo video prezioso.
glielo chiediamo.. prego è un piacere
Buongiorno Claudio,
grazie tantissimo per aver condiviso questa esperienza di Claudio.
sarebbe possibile parlare con lui ? seguo questi ” ARGOMENTI ” da tempo, anche grazie au
i tuoi video.
Mi farebbe molto bene parlare e confrontarmi con lui e magari , se fosse possibile, anche insieme a te.
Credo in tutto quanto Cesare ha condiviso e la sua ” nuova natura” è un atteggiamento nei confronti della vita e di chi ci sta intorno che appoggio totalmente.
sarebbe molto interessante e istruttivo parlarne insieme, anche per il percorso evolutivo che tento di fare in questa dimensione.
Grazie comunque anche solo per avermi ascoltato, un caro abbraccio, Maria Teresa
ciao Maria Teresa, chiedo a Cesare se posso dargli la sua email, ma mi è semprato molto disponibile.