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Cosa ci accade morendo?

Il processo della morte tra coscienza, esperienze di premorte e tradizione tibetana

Cosa succede quando moriamo? Ovvero com’è l’esperienza che viviamo nel momento del trapasso?

lo capiamo assieme (capendo anche come lo possiamo sapere) in questo articolo

clicca qui per andare al video o continua la lettura introduttiva

Il primo punto fondamentale, spesso ignorato, è che la morte non è un evento improvviso, non è un interruttore che si spegne. La morte è un processo, un insieme di fasi progressive che coinvolgono il corpo, la mente, l’energia e la coscienza.

Comprendere questo cambia radicalmente il nostro modo di guardare alla morte.
Non più come un muro nero e improvviso, ma come un passaggio, un distacco graduale, accompagnato da esperienze interiori spesso descritte come profonde, liberatorie e persino meravigliose.

La paura della morte e l’equivoco fondamentale

Gran parte della paura che associamo alla morte nasce da una confusione:
confondiamo il dolore del morire con l’esperienza della morte stessa.

Il video lo chiarisce subito:

  • gli istanti precedenti alla morte possono essere difficili, soprattutto se il corpo ha sofferto;

  • il momento esatto della morte, il distacco dal corpo, viene invece descritto da quasi tutte le fonti come piacevole, liberatorio, pacifico.

Questa distinzione è cruciale.
Il dolore appartiene al corpo che si spegne, non alla coscienza che si libera.

Ed è proprio su questo punto che convergono testimonianze provenienti da ambiti molto diversi tra loro, ma incredibilmente coerenti.

Le Esperienze di Premorte (NDE): una finestra sull’istante del distacco

cosa-succede-morendoLe NDE – Near Death Experiences, o esperienze di premorte, rappresentano una delle fonti più affascinanti e studiate sul tema.

Persone talvolta dichiarate clinicamente morte – cuore fermo, attività cerebrale assente o quasi – che poi sono tornate in vita, raccontano esperienze straordinariamente simili, indipendentemente dalla cultura, dalla religione o dall’età.

Tra gli elementi più ricorrenti troviamo:

  • la sensazione di uscire dal corpo

  • la percezione di osservarlo dall’alto, senza dolore

  • uno stato di pace profonda, serenità, assenza di paura

  • la visione di un tunnel o di uno spazio buio

  • l’apparizione di una luce intensa, amorevole, accogliente

  • la sensazione di essere accolti, accettati, amati incondizionatamente

Un dettaglio fondamentale:
molti raccontano che il corpo, visto dall’esterno, appare come qualcosa di estraneo, quasi un vestito dismesso. Il dolore è finito. Rimane solo una presenza consapevole, lucida e calma.

L’ipnosi alle vite precedenti: un’altra conferma sorprendente

Un’altra fonte citata nel video è il lavoro di ipnotisti che accompagnano le persone in regressioni alle vite precedenti.
Al di là del dibattito sulla natura di queste esperienze, ciò che colpisce è la coerenza dei racconti nel momento in cui gli ipnotizati raccontano della loro morte.

Anche qui emergono elementi ricorrenti:

  • la sensazione di leggerezza

  • il distacco dal corpo senza sofferenza

  • la percezione di fluttuare sopra il corpo

  • il richiamo irresistibile verso una luce

Spesso il soggetto racconta dettagli che l’ipnotista non può prevedere, e che coincidono in modo impressionante con le NDE.

Non si tratta di una prova scientifica definitiva, ma di un indizio potente:
quando fonti così diverse raccontano la stessa esperienza, qualcosa merita attenzione.

Il Libro Tibetano dei Morti: una mappa millenaria del morire

Tra le fonti più affascinanti e dettagliate troviamo il Bardo Thödol, noto in Occidente come Libro tibetano dei morti.

È importante chiarire un punto:
il testo è estremamente simbolico e spesso incomprensibile senza una chiave di lettura. Non è un libro da leggere, personalmente lo sconsiglio. Tuttavia, se interpretato correttamente, offre una descrizione sorprendentemente precisa delle fasi della morte.

I tibetani parlano di Bardo, una parola che indica uno stato di transizione. La vita stessa è un Bardo, così come il sogno, la meditazione e, naturalmente, la morte.

In particolare, distinguono:

  1. Il Bardo doloroso della morte – la fase che precede la morte fisica

  2. Il Bardo luminoso della Dharmata – l’esperienza della luce, della grazia, della presenza divina

  3. Altre fasi successive, che qui non approfondiamo

Oggi ci concentriamo soprattutto sulla prima fase, quella del distacco dal corpo.

La dissoluzione esterna: l’abbandono del corpo fisico

Secondo la tradizione tibetana, il corpo si dissolve seguendo il ciclo dei quattro elementi: terra, acqua, fuoco e aria.
Ogni fase presenta segni esterni, osservabili da chi assiste il morente, e segni interni, vissuti solo dal morente.

1. La dissoluzione della terra nell’acqua

È la prima fase.

Segni esterni:

  • perdita di forza

  • difficoltà a reggersi in piedi

  • oggetti che cadono dalle mani

  • senso di pesantezza o schiacciamento

  • richiesta di essere sollevati

Segni interni:

  • visioni di miraggi tremolanti

  • paesaggi, prati, immagini luminose

  • apparizione di parenti defunti o figure protettive

Questa fase è spesso confermata da infermieri e volontari che assistono i morenti: molte persone, poco prima di morire, parlano con qualcuno che gli altri non vedono.

2. La dissoluzione dell’acqua nel fuoco

Segni esterni:

  • aumento dei liquidi corporei

  • muco, saliva, lacrimazione

  • possibile incontinenza

  • difficoltà nel parlare

  • successiva secchezza della bocca

  • sete intensa

  • mente annebbiata, nervosismo

Segni interni:

  • sensazione di essere immersi in una nebbia fittissima

  • difficoltà di movimento

  • perdita dei riferimenti

  • possibile disagio o smarrimento

È una fase delicata, in cui il morente può apparire agitato o confuso, ma interiormente sta vivendo una trasformazione profonda.

3. La dissoluzione del fuoco nell’aria

Segni esterni:

  • iniziale aumento del calore

  • poi raffreddamento progressivo

  • incapacità di scaldarsi

  • mente oscillante tra lucidità e confusione

  • difficoltà a riconoscere i presenti

Segni interni:

  • visione di mille luci intermittenti

  • fiamme che non bruciano

  • sensazione di leggerezza e libertà

Questa è la fase che molti associano erroneamente all’inferno.
In realtà, questo fuoco non è doloroso, anzi è spesso descritto come uno spettacolo affascinante.

4. La dissoluzione dell’aria nella coscienza

È l’ultima fase prima della morte clinica.

Segni esterni:

  • respirazione sempre più difficoltosa

  • rantoli

  • ultima esalazione

Segni interni:

  • la colonna di luce e fuoco avvolge tutto

  • senso di espansione

  • distacco definitivo dal corpo

Qui avviene la morte fisica che coincide con quella clinica.

Il buio del tunnel e l’abbandono degli schemi mentali

Ma secondo i tibetani – e secondo molte NDE – non è tutto finito.

Dopo la morte clinica, la coscienza attraversa una fase di buio totale, spesso descritta come tunnel.
Questo buio non è una punizione, ma una fase di purificazione.

È il momento in cui vengono abbandonati:

  • gli schemi mentali

  • le emozioni più basse

  • l’attaccamento

  • l’avversione

  • l’ignoranza

In termini moderni, potremmo dire che non basta lasciare l’hardware (il corpo), bisogna disinstallare anche il software.

La luce: il ritorno alla grazia

Alla fine del tunnel appare la luce.

Una luce che non acceca, ma accoglie.
Una luce che non giudica, ma ama.
Una luce in cui ci si sente a casa.

Questa esperienza è descritta come:

  • pace assoluta

  • senso di appartenenza

  • amore incondizionato

  • accettazione totale di sé

Cristiani, buddhisti, atei, agnostici: tutti usano parole simili.

Ed è forse questo il messaggio più potente:
qualcosa di profondamente umano – o forse universale – emerge nel momento della morte.

Perché parlare di morte ci aiuta a vivere meglio

Parlare di morte non è morboso.
È liberatorio.

Comprendere che la morte potrebbe non essere una fine, ma una transizione, riduce la paura, aumenta la consapevolezza e ci invita a vivere con più presenza e gioia, senza dare la vita per scontato.

Forse il vero insegnamento non è cosa succede dopo, ma come viviamo adesso, sapendo che nulla va davvero perduto e al contempo che la vita è un dono, una occasione da valorizzzare, non da “lasciarsi vivere”.

Guarda il Video – che succede a chi muore: come è il vissuto del morente

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