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Vite già viste? Come l’anima prepara le esperienze future
Dalle ipnosi regressive ai testi tibetani: ciò che sappiamo, ciò che possiamo intuire
Una domanda che torna spesso, quasi come un sussurro antico che attraversa le generazioni, è questa:
“Ma com’è possibile che le anime scelgano la vita che verrà? E la mia famiglia, le persone accanto a me oggi, è possibile che le abbia scelte insieme, prima di incarnarci?”
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Chi la pone immagina, legittimamente, qualcosa di simile a una multisala cosmica: un luogo sospeso prima della nascita, in cui le anime osservano su un grande schermo ciò che potrebbero vivere. Forse, dice qualcuno, guardiamo una sorta di trailer, alcune scene chiave, un’anteprima di ciò che sarà… per poi decidere quale esperienza incarnare.
In realtà, delle “fonti” esistono. E sono due:
una antica, quella che proviene dai testi tibetani;
una moderna, nata dal lavoro di alcuni ipnotisti, il più celebre dei quali è Michael Newton, che ha dedicato la vita a far emergere – tramite ipnosi regressiva – i ricordi della vita tra le vite.
Sorprendentemente, queste due fonti – lontane secoli e culture – convergono.
E ciò che ne emerge è qualcosa di più profondo, più articolato e, forse, più reale di quanto pensiamo.
Chi conosce Newton sa bene che il suo lavoro è stato pionieristico. A differenza di altri ipnotisti, lui non si è fermato alla semplice regressione a vite precedenti. Ha spinto oltre: voleva capire cosa accade nel tempo tra una vita e l’altra. Quello spazio sospeso dove non siamo più esseri umani, ma anima pura, coscienza senza corpo.
E ciò che ha scoperto, nel corso di migliaia di sessioni, è stato scioccante perfino per lui.
Tantissime persone, sotto ipnosi profonda, hanno descritto scene simili, strutture simili, dinamiche simili. Nonostante provenissero da culture, contesti e credenze completamente diverse.
Tra le varie cose emerse c’è appunto anche la scelta della vita successiva.
Non proprio un’imposizione, non un destino cieco.
Piuttosto una selezione guidata, consapevole, condivisa. Condivisa sia con e guide che con i membri della propria famiglia di anime.
Secondo le testimonianze raccolte da Newton, a ogni anima vengono proposte, come su un grande schermo, 2 o 3 possibilità di incarnazione, talvolta anche di più. Non vite intere, non una sequenza totale degli eventi, ma delle scene chiave, dei punti nodali.
Si vedono:
momenti critici,
incontri fondamentali,
crocevia decisivi,
sfide da superare,
talenti da sviluppare.
È come osservare degli spezzoni selezionati, dei frame essenziali, che mostrano la direzione di quella vita. Ovvero vediamo delle situazioni che daranno forma alla crescita dell’anima.
E non si è soli.
Accanto ci sono le guide spirituali, entità più evolute, sagge, che consigliano, suggeriscono, orientano. Non obbligano, ma spiegano quale esperienza sarebbe più utile per evolvere.
Le scelte non nascono a caso. Nascono da ciò che l’anima ha vissuto prima, e da ciò che desidera comprendere, integrare o superare.
Qui si fa una distinzione interessante:
esistono vite “comode”, più morbide, più semplici;
ed esistono vite “accelerate”, molto più intense, in cui si brucia più karma, si imparano più lezioni, si cresce più rapidamente.
Le anime più mature potrebbero ad esempio scegliere queste ultime.
Non per punizione, non per “soffrire”, ma per avanzare più in fretta.
Un altro punto su cui tutte le testimonianze concordano è l’esistenza delle famiglie animiche.
Gruppi di anime che si reincarnano insieme più e più volte, assumendo ruoli differenti:
genitori,
figli,
amici,
partner,
ma anche “antagonisti”, se serve all’evoluzione.
È quindi possibile che la famiglia che hai oggi – o parte di essa – l’abbia scelta con te prima di nascere. Non sempre tutti, non sempre negli stessi ruoli, ma spesso sì.
La cosa interessante è che i ruoli cambiano:
chi oggi è tuo figlio potrebbe essere stato tuo padre in un’altra vita;
chi oggi ti ostacola potrebbe essere stato ostacolato da te altrove;
chi oggi è il tuo carnefice potrebbe essere stato una tua vittima.
L’obiettivo non è “ripetere”, ma arricchire il mosaico dell’esperienza.
Newton racconta anche un’altra dinamica sorprendente: talvolta un’anima sceglie una vita non per sé, ma per agevolare il percorso di un’altra anima della sua famiglia animica.
Qualcosa come dire:
“Per me questa vita è secondaria, ma tu hai bisogno di vivere questa esperienza. Io ci sono. Io scendo con te col ruolo che meglio serve a farti fare questa esperienza.”
Non sacrificio, ma cooperazione evolutiva.
Uno dei dettagli più affascinanti descritti nelle ipnosi è quello dei grandi schermi – un’immagine ricorrente, simbolica ma potentissima.
Gli ipnotizzati raccontano che, prima della nascita, assistono a:
episodi chiave,
rapporti cruciali,
prove da affrontare,
snodi del destino.
Non è un film fisso.
È più come un trailer di possibilità.
Una mappa di probabilità.
Secondo queste testimonianze, ogni vita contiene dei nodi, dei punti di svolta che influenzeranno le direzioni successive. Potresti incontrare:
quella persona giusta al momento giusto,
l’occasione che cambia tutto,
l’ostacolo che ti piega ma ti sveglia,
l’esperienza che ti mette di fronte al tuo vero sé.
Questi nodi sono forti attrattori: le coincidenze, le sincronicità, le “strane voglie” di fare qualcosa proprio quel giorno… tutto tende a far sì che tu ci arrivi.
Poi, come viverli, come reagire, cosa scegliere… quello dipende da te.
Questa è la parte fondamentale:
il futuro non è scritto in modo indelebile.
Esistono più possibili finali, più diramazioni, più linee temporali.
Gli snodi sono programmati, ma il percorso tra uno e l’altro resta libero.
Altrimenti non sarebbe un’esperienza autentica.
Molto prima di Newton, i testi tibetani – in particolare il Bardo Thödol, noto come “Libro tibetano dei morti” – descrivevano qualcosa di molto simile: la fase tra la morte e la rinascita.
Secondo questa tradizione, dopo la morte l’essere attraversa diversi stati (bardo) e arriva alla soglia della rinascita. E lì, vede e “sceglie” la vita che verrà.
Per i tibetani, la scelta della nuova vita non è sempre pienamente volontaria. Dipende dal grado di consapevolezza dell’individuo.
Più la mente è “compulsiva”, attaccata, confusa, più la rinascita è spinta da impulsi inconsci.
Più la mente è lucida, libera, realizzata, più la scelta è consapevole.
In altre parole:
la libertà di scegliere dipende dal livello evolutivo dell’essere.
Solo chi è veramente libero può scegliere davvero.
Per i tibetani, chi si reincarna è colui che non ha ancora sciolto tutte le sue identificazioni. Non è un fallimento: è semplicemente il naturale proseguimento del viaggio.
Eppure, anche qui troviamo:
famiglie di anime,
incontri predestinati,
nodi di vita preconfigurati,
possibilità multiple,
scene viste prima di incarnarsi.
Le due visioni – quella tibetana e quella di Newton – si sfiorano, si abbracciano e si confermano a vicenda.
A guardarle bene, le differenze sono minori di quanto sembra:
| Tema | Michael Newton | Tibetani |
|---|---|---|
| Visione di future vite | Scene chiave su “schermi” | Visioni nella fase del Bardo |
| Libertà di scelta | Alto grado di libertà, orientato dalle guide | Libertà variabile: più sei consapevole, più scegli |
| Ruolo delle altre anime | Famiglie animiche, scelte condivise | Incontri karmici ricorrenti |
| Obiettivo | Evoluzione dell’anima | Liberazione dal ciclo delle rinascite |
| Possibilità | 2-3 vite proposte | Diverse opportunità “viste” nel Bardo in una forma di prevegenza |
La sintesi è sorprendente:
la vita è scelta, ma non è rigida. È un percorso delineato, ma non scritto. È un copione con margini di improvvisazione.
La risposta più onesta, alla luce delle fonti, è:
In parte sì.
In parte no.
Sì, abbiamo:
visto degli episodi chiave
riconosciuto le anime che ci accompagneranno
percepito il senso di ciò che vivremo
scelto la direzione generale e le sfide principali
accettato le prove importanti
Ma non, non abbiamo visto:
come reagiremo
se sceglieremo la via più difficile o più morbida
se ci fermeremo a metà o andremo fino in fondo
se useremo la sofferenza per crescere o per chiuderci
quale finale avremo
Quello dipende da noi.
Una delle metafore più chiarificante è questa:
Una singola incarnazione, rispetto alla durata totale di un’anima, è come un giorno di scuola.
Ci si stanca, si ride, si impara, si sbaglia, si cresce.
E al suono della campanella si ritorna a casa, si rielabora, si sceglie un’altra giornata da vivere.
Se tutto ciò è vero – e molte testimonianze sembrano puntare in quella direzione – allora la domanda non è più:
“Perché mi è capitata questa vita?”
ma piuttosto:
“Perché l’ho scelta?”
“Che cosa posso imparare?”
“Chi ho scelto di accompagnare?”
“Qual è la scena sfida che devo superare oggi?”
Quando guardiamo la nostra esistenza con questo sguardo più ampio, tutto cambia:
il dolore acquista un senso;
gli incontri assumono un significato;
i conflitti diventano opportunità;
la solitudine si attenua;
la morte perde il suo aspetto più minaccioso.
Diventa tutto… più grande.
Più luminoso.
Più profondamente nostro.
Perché, se è vero ciò che dicono i tibetani e ciò che descrivono le persone sotto ipnosi, allora questa vita – con tutti i suoi limiti e le sue meraviglie – l’abbiamo scelta.
Insieme a chi oggi cammina con noi.
E ogni giorno, consapevoli o no, stiamo ancora scegliendo.
anche un “caffè” o una “pizza” possono esser di aiuto
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2 risposte
Grazie, argomenti molto interessanti, da approfondire,grazie
è un piacere: se vuoi approfondire sei nel posto giusto