.. e ancora: comprenderemo il disturbo ossessivo-compulsivo
Capiremo che cos’è il DOC, il disturbo ossessivo-compulsivo, e come funzionano i comportamenti compulsivi. Siamo un po’ tutti compulsivi, questo lo anticipo, Lo possiamo constatare: entriamo in loop mentali e i pensieri sorgono compulsivamente.
Capiremo perché e come la meditazione aiuta a riconoscere e prevenire gli atteggiamenti compulsivi e vedremo dei consigli e delle indicazioni per chi tende a cadere facilmente in pensieri ossessivi e comportamenti compulsivi. Poi faremo soprattutto anche delle meditazioni.
Esempio pratico: gli attacchi di panico
Ok, cerchiamo di capire un attimo come, per esempio, la meditazione, questo strumento, può essere di aiuto. Faccio un esempio di come un mio amico, grazie alla meditazione, ha risolto gli attacchi di panico.
L’attacco di panico e i suoi segreti è parte integrante di questo corso; vedremo che è una forma di ansia ed è pesantissimo, devastante. Cioè, hai una sensazione talmente forte che hai la percezione netta che il mondo ti sta crollando addosso, che stai morendo da un momento all’altro, che è la fine del mondo. Veramente una cosa devastante.
Questo mio amico soffriva di attacchi d’ansia quotidianamente, talvolta anche più di uno al giorno. Come ha fatto a risolvere? Beh, con la meditazione.
Piano piano, questi attacchi di panico hanno cominciato a verificarsi in modo molto meno frequente. Non è che ha smesso dall’oggi al domani, no: ci è voluto un po’ di tempo, piano piano, quasi senza accorgersene.
Prima ce li aveva quotidianamente, poi un po’ più rari, due o tre volte alla settimana, poi una volta alla settimana, poi un paio di volte al mese, poi una volta ogni due mesi. Alla fine, per anni, si è completamente dimenticato degli attacchi di panico. Li considerava appartenenti al passato.
Tuttavia, mi ha raccontato, qualche anno dopo, di averne avuto ancora qualche sporadico episodio. Quindi, in qualche modo, è rimasta questa tendenza ad avere ansie così gravi, ma era molto più tranquillo.
Intanto, mi ha confessato che in quel periodo non meditava più: era parecchio tempo che non meditava, si dava a situazioni un po’ estreme, andava a letto tardi, beveva molto alcol. Insomma, faceva una vita di eccessi che sicuramente non lo hanno aiutato.
Quando ha avuto l’attacco di panico, sapendo benissimo che poteva contare sulla meditazione e che comunque aveva ceduto su alcune cose, non si è più neanche preoccupato.
Questo è uno dei problemi dell’ansia, e soprattutto degli attacchi di panico: finiamo per avere ansia e paura, perché l’ansia è una forma di paura.
Abbiamo paura di avere paura, abbiamo ansia di avere ansia, e questo accresce l’ansia invece di farla diminuire. Sapere che hai uno strumento che agisce ti dà già sollievo: solo il sapere che esiste, avendolo sperimentato e applicato in passato, ti rende tranquillo dentro di te.
La meditazione senza aspettative
Ecco come la meditazione, senza creare falsi miti o false aspettative, può essere di grande aiuto. Ma questo non vuol dire che, se inizi a meditare una volta e non vedi subito risultati, non funziona. Quando meditiamo, spesso sembra che non succeda nulla: i pensieri ci sono, più o meno, e ci sono anche delle migrazioni piacevolissime.
Non bisogna attaccarsi al risultato immediato. Se continui a praticare, troverai calma: questa calma ti rimane ed è un ottimo investimento.
La meditazione, al di là del risultato contingente nella singola sessione, a lungo andare porta risultati concreti nella vita di ciascuno.
Ho spiegato come il mio amico ha risolto nella pratica quotidiana. Se abbandona la pratica, o eccede nella vita quotidiana, sa che è soggetto a ricadute. Ma la meditazione gli dà quella base di tranquillità: sa che i problemi appartengono al passato e non al presente.
La parabola delle due tigri
Questa è una parabola, perché anche Buddha usava delle storie per facilitare la comprensione di certi meccanismi. Io, quando ho studiato counseling, avevo già anni di pratica meditativa alle spalle e conoscevo alcuni strumenti buddisti, tra cui la storia delle due tigri, che ho letto nel libro che mi hanno dato sullo stress.
La storia funziona così:
c’è un uomo che cammina per la strada e si accorge che una tigre lo sta inseguendo. Corre e, quando si gira, vede che la tigre continua a inseguirlo.
Arriva a un burrone: dietro di lui la tigre si avvicina, sotto c’è un’altra tigre pronta a riceverlo qualora si calasse giù.
Lui si cala e si regge su un ramoscello fragile, a metà tra le due tigri, pronto a cadere da un momento all’altro.
Ci sono due topolini, uno nero e uno bianco, che cominciano a rosicchiare il ramo.
Ma lui guarda più in là e vede una bellissima pianta di fragole. Si sporge, ne prende una e la mette in bocca: aveva un sapore meraviglioso.
Questa storia ci dice che, per quanto la vita ci metta sotto pressione — invecchieremo, moriremo, ci ammaleremo — in ogni istante possiamo essere presenti a noi stessi e goderci la vita. Anche in situazioni estreme, c’è sempre qualcosa di bello da cogliere.
La vita è qui e ora
Il libro di testo sullo stress sottolinea questo aspetto: gli eventi della vita sono neutri, la risposta è soggettiva. Questa è una buona notizia, perché se dipende da noi, possiamo intervenire.
Con la meditazione, radichiamo l’attenzione al qui e ora, al momento presente, alla “fragola adesso”. Se non lo facciamo, siamo soggetti ai meccanismi compulsivi e ai pensieri ossessivi: anticipiamo problemi futuri e ci perdiamo ciò che la vita ci offre nel presente.
L’unico modo per goderci l’oggi è creare un legame forte con il momento presente. Mangiare la fragola e vederla adesso, altrimenti non la vediamo. La vita offre ancora tanto, e nel qui e ora c’è sempre molto da raccogliere.
Conclusione e invito alla meditazione
Quindi, direi di cominciare a fare una bella meditazione..