una domanda apparentemente semplice ma sottile

La prima a cui voglio rispondere è apparentemente una domanda semplice, talmente semplice da apparire banale, ma banale non ..

la domanda. È questa: come fare una buona meditazione?

Eh, dico, sembra banale come domanda, ma in realtà farla buona, farla buona, richiede un livello di sofisticazione un po’ particolare. Intanto, attenzione alla parola buona, perché può creare delle aspettative dannose. Vediamo di entrare nei dettagli…

questo video è stato estrapolato da una sessione del Come Meditare Coaching qui trovi maggiori informazioni su questo servizio di sostegno nel tempo: http://www.comemeditarecoaching.it

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Aspettative da sfatare e posture fisiche

Intanto, il livello vero a cui rispondere: mi rendo conto che molti che vorrebbero sapere come fare una buona meditazione si aspettano magari una postura particolare o quant’altro, ma no, i veri consigli non sono di natura fisica.

Uno banale sul fisico è cercare una postura il più possibile retta, quindi seduti a gambe incrociate su una sedia come vuoi, ma cercare di avere la colonna vertebrale diritta ma non rigida è di grande aiuto. Ma non è questo il vero consiglio; questo lo ripeto spesso, ma non è neanche fondamentale. Si può benissimo meditare da sdraiati, per esempio. È vero che da sdraiati comunque la spina dorsale tende a essere diritta, ma insomma la posizione non è fondamentale.

Due aspetti fondamentali: la mente

Ci sono due aspetti che sono attitudini della mente, quindi riguardano il mindset, il cosiddetto “come settiamo la nostra mente”, che possono fare veramente la differenza.

Primo consiglio: abbandonare ogni aspettativa

come fare una buona meditazioneLa prima, ci abbiamo girato intorno, è l’aspettativa. Abbandoniamo ogni aspettativa.

Quando noi ci mettiamo a meditare, ci aspettiamo la calma, ci aspettiamo magari un vissuto bello che abbiamo avuto in un episodio precedente, ci aspettiamo un sacco di cose.

Tutte queste aspettative vanno bene, magari come stimolo per metterci a meditare, ma nel momento esatto in cui ci sediamo a meditare, la cosa migliore da fare è abbandonare ogni aspettativa.

E quindi già questo ci predispone a uno stare con quello che c’è, cioè: se non c’è nient’altro, se non c’è più nessuna aspettativa, non c’è più nessuna attesa, non c’è più il futuro e il passato in questo.

Perché quando abbandoniamo ogni aspettativa, ci apriamo al presente veramente; quindi abbandoniamo ogni aspettativa e apriamoci a quello che c’è. Quello che c’è non corrisponde mai a un’aspettativa, o se ci corrisponde, è una coincidenza.

Meditiamo per stare con quello che c’è, abbandonando ogni aspettativa. Significa accettare anche che, magari, se avessimo deciso di meditare per calmarci, ciò che osserviamo non è calma. Poi, magari, abbandonandoci a quello che c’è, abbandonando ogni aspettativa, la calma è più facile che sorga, no? Ma non è detto che sorga.

Se io ho ansia e cerco di cacciare via l’ansia, l’ansia non va via, perché continuo ad accumulare ansia. Mi abbandono a quello che c’è. Anche se quello che comincio a osservare è ansia, ecco che la colgo con calma, e piano piano questa calma si può far strada.

Dico “si può far strada” proprio perché non vorrei, neanche con questo mio video, con questa mia osservazione, creare una nuova aspettativa. Stiamo con quello che c’è, abbandoniamo ogni aspettativa e stiamo con quello che c’è.

Secondo consiglio: coltivare curiosità

Il secondo consiglio è sempre di natura attitudinale della mente ed è per coltivare ulteriormente lo stare con quello che c’è: sviluppare curiosità. Curiosità proprio per quello che c’è.

curiosità_per_quello_che_ceUn consiglio che ogni tanto do, che per me è stato prezioso, è: quando mi siedo in meditazione, immagino di sedermi come in una sala cinematografica. Non vado a vedere un film di cui già conosco la trama, no? Sarebbe noioso. Eh, o anche se conoscessi la trama, se ci vado è perché sono curioso di sapere come viene sviluppata, no? Come quei polizieschi dove sai già chi è l’assassino, ma non sai come viene scoperto. E qui mi viene in mente l’ispettore Colombo.

Comunque sia, c’è curiosità: io non so per filo e per segno tutto lo sviluppo del film e quindi mi apro con curiosità all’evento cinematografico. Quando mi siedo in meditazione sviluppo curiosità e mi chiedo: “Chissà cosa ci sarà oggi? Cosa scoprirò nell’aprirmi all’adesso, nel modo in cui sto vivendo questo momento?”

Talvolta emergono delle cose sottili, latenti, che magari c’erano anche prima, ma a cui però non prestavo molta attenzione: un piccolo disagio fisico, un piccolo disagio mentale, una sottigliezza che era lì, era comunque lì, ma semplicemente ero distratto e non la vedevo. Aprirsi a quello che c’è significa aprirsi veramente e meditare con profondità, ma anche con leggerezza.

Riepilogo dei consigli

Ricapitolando: se abbandono ogni aspettativa e mi apro a quello che c’è, coadiuvato dall’elemento di curiosità rispetto a quello che c’è, ecco che la mia indagine, il mio modo di essere presente nel qui e ora, sarà molto più efficace. Questi sono i miei consigli personali per come fare una buona meditazione.

Guarda il Video – come fare una buona meditazione

 

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