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L’aldilà è davvero come nel film Nosso lar?

Com’è davvero l’aldilà? Tra stati mentali, famiglie animiche e nuove dimensioni

Com’è davvero l’aldilà? È possibile che la vita dopo la morte somigli a quella descritta nel film Nosso lar? Esistono davvero luoghi di guarigione, comunità spirituali, famiglie animiche e dimensioni dove si studia e si cresce?

Nosso lar è un bel film basato su una canalizzazione la cosa interessante è che tante testimonianze, dalle esperienze di premorte alle ipnosi sulle vite tra le vite, sembrano raccontare scenari sorprendentemente simili.

Ma allora… cosa succede davvero dopo la morte?

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L’aldilà come dimensione della coscienza

nossolar_aldilaQuando si parla di aldilà, spesso lo immaginiamo come un luogo fisico. Un posto preciso. Un paradiso con confini chiari.

Molte esperienze spirituali e testimonianze suggeriscono qualcosa di diverso. Non tanto un luogo fisico, quanto uno stato della mente o della coscienza.

Questo cambia tutto.

Perché se l’aldilà è uno stato mentale, allora l’esperienza che viviamo dopo la morte dipende molto dal nostro stato interiore.

Dipende da come abbiamo vissuto.
Da come pensiamo.
Da come ci relazioniamo con noi stessi.

E qui nasce una domanda spontanea..

Se la mente continua dopo la morte… che tipo di mente portiamo con noi?

Il film Nosso lar e la visione dell’aldilà

Il film Nosso lar ha colpito molte persone perché propone una visione molto dettagliata della vita dopo la morte.

Una sorta di città spirituale, con edifici, luoghi di cura, centri di studio e comunità di anime.

Un posto dove:

  • ci si riprende dalle difficoltà della vita appena conclusa

  • si studia

  • si riflette sull’esperienza appena vissuta

  • ci si prepara alla vita successiva

Ma nel film c’è anche un’altra dimensione.

Una zona più oscura.
Una dimensione dove le anime restano intrappolate nella sofferenza, nei rimorsi, nei propri stati mentali negativi.

quindi..

L’aldilà non è uguale per tutti e non è per sempre bella o brutta: può cambiare.

Gli stati mentali continuano dopo la morte

Una delle idee più interessanti che emerge da tante testimonianze spirituali è questa:

La morte non cancella automaticamente il nostro modo di pensare.

Se durante la vita siamo pieni di ansia, rabbia o confusione, questi stati interiori possono continuare anche dopo.

Non perché esista una punizione.
Ma perché la mente continua il suo movimento naturale.

È un po’ come quando sogni.

Nel sogno tutto appare reale, ma in realtà stai vivendo un mondo creato dalla tua mente.

Molti racconti sull’aldilà suggeriscono qualcosa di simile.

Uno spazio dove gli stati interiori diventano esperienza.

E allora nasce una domanda inevitabile.

Come si esce dagli stati mentali negativi?

Il paradosso della negatività

Quando viviamo uno stato emotivo difficile, spesso reagiamo cercando di combatterlo.

Vogliamo liberarcene.
Vogliamo eliminarlo.
Vogliamo vincere.

Ma questo atteggiamento crea un paradosso.

Perché quando combatti uno stato mentale negativo… stai aggiungendo altra tensione. Ciò che provi è “negatività verso la negatività”.

È un po’ come fare braccio di ferro con la mente.

E più combatti, più rimani intrappolato.

Molte tradizioni spirituali — compreso il buddhismo — parlano proprio di questo.

Non si supera la sofferenza combattendola.
Si supera cambiando relazione con essa.

Aprendosi.

Lasciando andare.

L’importanza dell’apertura del cuore

Quando una persona smette di combattere i propri stati interiori e inizia ad aprirsi, qualcosa cambia.

È come se si aprisse una porta.

Una porta che prima non vedevamo.

In molte esperienze di premorte succede proprio questo.

Alcune Persone (per fortuna una minoranza nelle NDE) che si sono trovati in stati di grande oscurità interiore raccontano di aver vissuto un cambiamento improvviso.

A volte attraverso una preghiera.
A volte attraverso un gesto di resa.
A volte semplicemente attraverso una richiesta di aiuto.

Ed è proprio lì che qualcosa si trasforma.

Come se la coscienza trovasse una nuova direzione.

L’esperienza raccontata da Eben Alexander

Un esempio molto famoso è quello del neurologo Eben Alexander, autore di un libro sulle esperienze di premorte.

Durante il suo stato di coma racconta di aver vissuto una condizione molto particolare.

Si sentiva come intrappolato.

Come un verme sotto terra.

Una sensazione di oscurità e confusione, con la percezione che esistesse qualcosa oltre… ma senza riuscire a vederlo.

Poi accade qualcosa.

Una luce.
Una musica lontana.

Una piccola apertura.

Seguendo quella luce, la sua esperienza cambia completamente.

Si ritrova in un ambiente luminoso, pieno di bellezza, natura e vita.

Come se fosse entrato in una dimensione completamente diversa.

Le famiglie animiche

Molte testimonianze sull’aldilà parlano anche di un altro aspetto molto affascinante.

Le famiglie animiche.

Gruppi di anime che si incontrano vita dopo vita.
Anime che condividono percorsi evolutivi.

Secondo alcune esperienze di ipnosi regressiva, dopo la morte si può ritrovare un gruppo di coscienze che ci accoglie.

Con amore.
Con gioia.

Come se ci conoscessero da sempre.

Un po’ come tornare a casa.

Quante delle persone che incontriamo nella vita potrebbero appartenere alla nostra famiglia animica?

Le vite tra le vite

Un campo di ricerca molto particolare è quello delle ipnosi sulle vite tra le vite.

Alcuni terapeuti hanno iniziato a esplorare questa dimensione attraverso l’ipnosi profonda.

Uno dei più conosciuti è Michael Newton, autore di libri molto famosi sull’argomento.

Durante queste sessioni, alcune persone raccontano esperienze molto dettagliate.

Parlano di:

  • luoghi di studio spirituale

  • incontri con guide

  • revisione della vita appena conclusa

  • preparazione alla nuova incarnazione

Queste testimonianze, pur provenendo da persone diverse, presentano spesso elementi sorprendentemente simili.

Ed è proprio questo che le rende così affascinanti.

Il momento della morte è importante?

Molte tradizioni spirituali sostengono che il momento della morte abbia una grande importanza.

Lo stato mentale in quell’istante può influenzare l’esperienza immediatamente successiva.

Se una persona lascia la vita con serenità, amore e presenza, è più facile entrare in stati di coscienza armoniosi.

Se invece si è dominati da paura o confusione, l’esperienza può risultare più caotica.

Il buddhismo parla spesso di questo passaggio.

Di come la consapevolezza nel momento della morte possa aprire nuove possibilità.

Per questo tante pratiche spirituali invitano a coltivare pace interiore già durante la vita. Pensa all’importanza del perdono nella tradizione cattolica..

L’aldilà non è solitudine

Una delle paure più profonde dell’essere umano è la solitudine.

Molti temono che la morte significhi isolamento.

Ma le tante esperienze raccontano qualcosa di diverso.

Nell’aldilà sembra esserci una grande interconnessione.

Anime che si incontrano.
Comunità.
Luoghi di condivisione.

Certo, esistono anche momenti di introspezione.

Spazi dove l’anima si ritira per riflettere, recuperare energie, comprendere meglio la propria esperienza.

Ma questo non significa isolamento.

È più simile a un momento di pausa.

Come quando nella vita senti il bisogno di stare un po’ da solo per ritrovarti.

Una realtà più intensa

Un altro elemento interessante delle esperienze spirituali riguarda l’intensità.

Molte persone raccontano che le percezioni nell’aldilà sembrano molto più intense.

Le emozioni.
Le connessioni.
La percezione dell’amore.

Tutto appare amplificato.

Come se la coscienza funzionasse con una sensibilità maggiore rispetto alla vita fisica.

Questo rende sia le esperienze positive che quelle difficili molto più profonde.

Ed è anche per questo che il lavoro interiore durante la vita può avere un grande valore.

Perché lavorare su se stessi cambia tutto

Se la coscienza continua oltre la morte, allora il lavoro interiore diventa fondamentale.

Meditazione.
Consapevolezza.
Crescita personale.

Non sono solo strumenti per stare meglio nella vita quotidiana.

Possono diventare una preparazione per qualcosa di più grande.

Non significa cercare la perfezione.

La vita è fatta di alti e bassi.

Ma sviluppare apertura, gentilezza e consapevolezza può aiutare a non restare intrappolati negli stati mentali più difficili.

Ed è proprio questo uno dei messaggi più importanti.

L’aldilà come continuazione del viaggio

Alla fine forse l’aldilà non è la fine di qualcosa.

Ma è una continuazione del viaggio della coscienza.

Un passaggio.

Un momento di integrazione.

Un luogo dove rivedere ciò che è stato vissuto e prepararsi a nuove esperienze.

Ancora una volta la domanda che dovremmo porci non è solo cosa succede dopo la morte.

Ma questa.

Come stiamo vivendo adesso?

Perché il modo in cui viviamo oggi potrebbe influenzare molto più di quanto immaginiamo ciò che incontreremo domani.

Guarda il Video – L’aldilà è davvero come nel film Nosso lar?

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2 risposte

  1. Ho una terribile angoscia che dopo la morte non ci dia piu nulla anche se credo in Dio nella sua esistenza e nel aver dato vita al mondo e alla natura e alle sue creature .. aiutatemi a non avere paura

    1. cara Cinzia ho due notizie per te una buona ed una cattiva.

      La cattiva è che non posso convincerti dell’esistenza dell’aldila a parole, certo io ne sono certo, ma ci sono arrivato indagando esplorando mettendo in dubbio non perchè ho creduto alle parole di qualcuno e se anche ti dicessi “credimi” potresti credermi per un po’ ma poi le paure tornerebbero mettendo di nuovo tutto in dubbio.

      Non solo ma non mi interesa proprio essere creduto per “fede” preferisco che si indaghi, io posso solo dare dei campi di indagine per quanto riguarda l’aldilà offrendo ragionamenti e verifiche logiche e -auspicabilmente- verificabili.
      puoi approfondire in questo articolo che ti consiglio caldamente: https://comemeditare.it/vita-oltre/prove-scientifiche-dellaldila-per-smettere-di-avere-paura/

      La buona notizia è che sei nel posto giusto e che -senza fretta e col tempo- meditando puoi superare molte paure: già perché per smettere di avere paura dell’aldilà (e le paure durante il trapasso in effetti possono essere dannose) devi allenarti ad averne molte meno nell’aldiquà. Se mediti costantemente senza fretta di ottenere subito risultati (la fretta è amica dell’ansia e delle paure) vivrai una vita molto più appagante e sarai pronta e serena per il momento del trapasso.

      Mi sento di consigliarti anche il corso sull”ansia che trovi qui: https://comemeditare.it/ansia

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