Meditazione e musica
scopriamo come meditazione e musica possono interagire
L’uso della musica.. È vero che normalmente sconsiglio l’uso della musica durante la meditazione, ma questo non è vero in senso assoluto. Ci sono dei casi in cui la musica può essere di grande aiuto alla meditazione. Quali sono questi casi e perché tendo comunque a sconsigliarla?
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Intanto non mostrifichiamo nulla, non mostrifichiamo la musica. La musica può essere di grande aiuto a preparare un clima giusto. Però, ecco, preparare un clima giusto.
Io so che ci sono molti maestri, anche molto importanti, che hanno tutto il mio rispetto, che consigliano di preparare, non so, un altarino, accendere un incenso, trovare un luogo nella casa dedicato solamente alla meditazione.
Anche io tendo a scegliere dei luoghi che prediligo, che tendono a calmarmi la mente. Tendo, per esempio, a non usare il luogo di lavoro, proprio la scrivania, come luogo di meditazione. Poi magari, nell’ambito della stessa stanza, mi ricavo un angoletto per la meditazione.
Questo è vero. Ed è vero che creare un clima può essere coadiuvante. Però tendo anche a invitare a non creare dei presupposti che poi presuppongono un attaccamento. Cioè, noi meditiamo per essere liberi e scevri da ogni attaccamento. Non solo, ma meditiamo per essere consapevoli di quello che c’è nel qui e ora.
Stare con ciò che c’è nel qui e ora
Su questo torno, perché stare con quello che c’è nel qui e ora può essere anche stare con i suoni dell’ambiente e vedere come reagiamo a questi suoni, come ci facciamo agganciare da questi suoni. Cioè, è importante, nello sviluppo della consapevolezza, stare con quello che c’è.
Mi è capitato, e io ho avuto la fortuna di vendere moltissimo il corso di meditazione Vipassana. Nell’ambito di questo corso ci sono due meditazioni guidate. Mi è stato osservato, raramente devo dire, però più di una volta..
Calcola che ho ricevuto tantissime centinaia, se non migliaia, di recensioni, e tutte, devo dire, stra-positive. Qualcheduna, un paio devo dire, per darti un’idea della proporzione, mi diceva: «Sì, però mancava la musica nella meditazione».
Ma l’ho fatto apposta. Cioè, l’assenza della musica ha un motivo. C’è un motivo. Ed è proprio quello di invitare il più possibile a fare Vipassana.
Che cos’è la Vipassana
Vipassana: visione profonda, visione penetrativa. È un modo per stare profondamente dentro noi stessi e quindi anche nel modo in cui stiamo nel mondo e nel modo in cui ci relazioniamo.
Adesso è vero che, se c’è molto caos fuori, questo può essere molto distraente e talvolta può limitare l’esperienza meditativa. Però è nel silenzio che emergono i fastidi, è nel silenzio che emergono i nostri meccanismi. È nel silenzio che emergono anche i suoni esterni e come ci fanno agganciare.
Certo, richiede un minimo di allenamento. Richiede un minimo di silenzio interiore che, se c’è anche silenzio esteriore, le prime volte può essere di aiuto. E quindi poi capire come siamo nel mondo, raffinare la nostra attenzione, vedere anche con i rumori, per esempio, con i suoni in generale.
Quando un suono diventa un rumore
Già la parola “rumori” è una raffinatezza, è un modo di vedere come noi abbiamo reagito a quel suono. È diventato un rumore. Perché è diventato un rumore? Perché c’è stato un fastidio. Quindi è una reazione negativa nostra a un suono esterno che, di per sé, dovrebbe essere neutro.
Un suono è neutro. Il fatto che diventi un rumore è soggettivo. Poi è chiaro che ci sono dei suoni talmente chiassosi per cui è soggettivo per molti. Però, per esempio, il rumore di una Harley-Davidson che fa un baccano estremo. C’è chi ha una Harley-Davidson e svuota apposta la propria marmitta affinché faccia quel suono bello forte, perché per lui è un suono.
Capisci com’è soggettivo? Anche se per molti quello è caos, è chiasso. Per la maggioranza è chiasso, per chi ha una Harley-Davidson è un suono.
Vedi come è tutto soggettivo e come ci facciamo agganciare da quel suono, da quel rumore? Ecco, questo può essere importante a un certo livello di consapevolezza.
Quando la musica può essere utile
Questo non ci impedisce comunque, per non farci agganciare dai suoni, di mettere una musica. Una musica, ovviamente, rilassante, tranquillizzante. Io stesso in alcune mie meditazioni l’ho messa. In quali l’ho messa? Per esempio in una meditazione guidata camminata, in cui magari l’ambiente potrebbe essere distraente e quindi il sottofondo può essere di aiuto a non farsi agganciare troppo dalle cose esterne.
Quindi, ok, ottimo.
Dov’è che la uso ancora? Quando faccio delle ipnosi, perché i suoni esterni potrebbero essere distraenti per l’ipnotizzato. Vorrei che si concentrasse sulla mia voce. Per aiutarmi a evitare che il brusio di sottofondo possa distrarre, metto questa musica che fa un po’ da suono bianco, una base non distraente.
Può essere una musica anche un po’ ipnotizzante di per sé e quindi favorire questo stato di trance.
Meditazione e trance non sono la stessa cosa
Però, ecco, favorire questo stato di trance. Noi non vogliamo andare in trance durante la meditazione. È vero che è molto piacevole dal punto di vista dell’esperienza personale. Ci può dare anche l’illusione di aver meditato bene.
Ma che cosa vuol dire meditare bene? Stare in pace in uno stato di trance, come ci piacerebbe pensare che sia la meditazione?
In realtà no. Se è una meditazione di consapevolezza, va bene anche essere consapevoli che, per esempio, c’è una mosca adesso che potrebbe darmi fastidio e per cui ogni tanto la caccio. Però posso vivere in pace con questa mosca, lasciarla fare e vedere come sto io relativamente a questa esperienza.
Questa è consapevolezza.
La lezione della mosca
A proposito di mosca, mi viene in mente una volta che ero in un ritiro di meditazione Vipassana, peraltro, dove si fa in silenzio, e avevo tanta voglia di parlare a un monaco che aveva una mosca sul viso mentre stava mangiando e non la cacciava via.
Ma era chiaro che, uno, volevo parlare io perché volevo interrompere il silenzio. Due, il monaco era consapevole della presenza di quella mosca. Semplicemente faceva le sue cose e lasciava che la mosca facesse le cose sue.
Perché evidentemente, certo, se gli andava in bocca magari l’avrebbe cacciata. Se gli andava nell’occhio o nel naso l’avrebbe cacciata. Ma non gli stava dando particolarmente fastidio.
È impossibile che quel monaco non fosse consapevole della presenza di quella mosca. Quindi il bisogno mio di cacciarla o di dirgli qualcosa era un mio bisogno.
Meno male ho taciuto.
Però capisci come ci facciamo prendere da queste tentazioni? Come pensiamo che i fattori esterni siano problematici, quando invece è utile capire come noi reagiamo a questi?
Perché sconsiglio la musica, ma non sempre
Quindi, ok, la musica di sottofondo va benissimo. Allo stesso tempo, se riesci a stare in silenzio, e anche se il silenzio non sarà mai tale perché ci sarà sempre qualche elemento a bussare alla nostra porta, vedere come reagiamo a questo dipende da noi.
Capire noi come funzioniamo nel mondo è motivo di profondità dentro noi stessi. Vipassana: visione profonda.
Ecco quindi perché tendo a sconsigliare l’uso della musica in meditazione, ma anche perché poi la uso qualche volta e non mi sento di sconsigliarla in senso assoluto.
È chiaro che, in certe circostanze, può essere anche piacevole e ce la possiamo godere. Però, ecco, se voglio fare veramente una visione profonda, sto con quello che c’è.
C’è la mosca? Sto con la mosca.
C’è un suono? Sto col suono.
Spero che l’esempio della mosca sia di aiuto per capire come anche il suono venga a bussare alla nostra porta, alla porta della nostra attenzione, proprio come farebbe la mosca.
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