Meditare di più è sempre meglio? La verità dell MXI che pochi insegnanti raccontano
Viviamo in una cultura che ci ha abituati a credere che “di più è meglio”. Più allenamento significa più muscoli, più ore di studio significano voti migliori, più lavoro dovrebbe tradursi in maggior successo. È naturale, quindi, che questo modo di pensare venga applicato anche alla meditazione.
Molte persone si avvicinano a questa pratica con la convinzione che meditare un’ora al mattino e un’ora alla sera sia necessariamente superiore a una pratica di pochi minuti. Ma è davvero così?
La risposta, sorprendentemente, è molto più sfumata.. E potrebbe ampliare le vedute e fornire una chiave di lettura diversa rispetto a cos’è veramente la meditazione..
questo video è stato estrapolato da una sessione del Come Meditare Coaching qui trovi maggiori informazioni su questo servizio di sostegno nel tempo: http://www.comemeditarecoaching.it
clicca qui per andare alla versione video (se disponibile) o continua la lettura
Contenuti
- L’errore più comune: trasformare la meditazione in una prestazione
- Perché sette minuti possono bastare
- Il vero significato di “essere indaffarati”
- La costanza vince sulla durata
- Il vero scopo della meditazione non è stare seduti
- Recuperare momenti di vita
- Quando meditare troppo può diventare un problema
- Il silenzio amplifica tutto
- Il retto sforzo
- La presenza continua
- La meditazione è la palestra, la vita è la partita
- Più che meditare tanto, impara a vivere consapevolmente
- Guarda il Video – poco vs tanta meditazione: Meditazione Per Indaffarati
L’errore più comune: trasformare la meditazione in una prestazione
Uno degli ostacoli più grandi nel percorso meditativo è quello di vivere la meditazione come una sfida personale, una gara contro il tempo o una prova di disciplina.
Ci imponiamo sessioni sempre più lunghe pensando che questo ci renderà automaticamente più consapevoli, più sereni e più evoluti ed in parte è anche così. Tuttavia la meditazione non funziona come un allenamento in palestra.
Se facciamo cento flessioni, il muscolo cresce. Se corriamo più chilometri, miglioriamo la resistenza. Sono conseguenze automatiche. La meditazione, invece, segue dinamiche completamente diverse.
La qualità dell’attenzione vale infinitamente più della quantità del tempo trascorso seduti con gli occhi chiusi.
Può essere molto più trasformativo vivere sette minuti di autentica presenza che trascorrere quaranta minuti combattendo contro i propri pensieri, aspettando con impazienza che il timer suoni.
Perché sette minuti possono bastare
Molti restano sorpresi quando sentono parlare della “meditazione per indaffarati”, nella quale vengono proposti appena sette minuti di pratica.
La prima obiezione è quasi sempre la stessa: “Sette minuti sono troppo pochi.”
In realtà il punto non è il numero. Il punto è creare una pratica sostenibile. Molte persone iniziano entusiaste con programmi ambiziosi: trenta minuti al giorno, un’ora al mattino, un’altra alla sera. Per qualche settimana funziona. Poi arrivano gli impegni. La stanchezza. Le giornate difficili. E lentamente la meditazione diventa un peso.
Quando una pratica pesa, il rischio è sempre lo stesso: smettere completamente. Meglio sette minuti ogni giorno che sessanta minuti una volta ogni tanto. La costanza costruisce abitudini.
Le abitudini costruiscono trasformazioni profonde.
Il vero significato di “essere indaffarati”
Quando si parla di meditazione per indaffarati si pensa immediatamente a chi lavora dodici ore al giorno.
Ma non è questo il punto. Esistono persone con pochissimi impegni esterni che vivono comunque in uno stato di continua agitazione mentale. La mente corre. Pensa. Anticipa problemi. Ripensa al passato. Immagina scenari futuri. È sempre occupata.
Essere indaffarati, quindi, è prima di tutto uno stato mentale. Ed è proprio quella mente continuamente affollata ad avere bisogno di imparare la presenza.
La costanza vince sulla durata
Uno degli insegnamenti più importanti della meditazione è che la trasformazione avviene grazie alla ripetizione quotidiana.
Ogni volta che ci sediamo anche solo per pochi minuti, stiamo allenando una capacità fondamentale: tornare al momento presente.
È questo ritorno continuo che modifica lentamente il nostro modo di vivere. Non importa tanto se la pratica dura dieci, venti o quaranta minuti. Conta il fatto che la presenza diventi parte della nostra quotidianità.
Come una goccia che cade ogni giorno sulla roccia. Non sembra fare nulla. Eppure, con il tempo, cambia completamente il paesaggio.
Il vero scopo della meditazione non è stare seduti
Qui emerge un concetto fondamentale che spesso viene dimenticato. La meditazione formale è soltanto un allenamento. Non è il traguardo. Lo scopo non è diventare bravissimi a stare seduti immobili.
Lo scopo è imparare a essere presenti mentre viviamo. Quando camminiamo. Quando mangiamo. Quando ascoltiamo qualcuno. Quando guidiamo. Quando lavoriamo. Quando abbracciamo una persona cara.
Se tutta la nostra presenza rimane confinata ai minuti della pratica quotidiana da seduti, qualcosa si è perso lungo il cammino.
Recuperare momenti di vita
Gran parte delle nostre giornate scorre in automatico. Mangiamo senza accorgerci del sapore. Camminiamo pensando già al lugo dove siamo diretti. Ascoltiamo qualcuno preparando mentalmente la risposta, senza ascoltarlo veramente del tutto. Viviamo altrove.
La meditazione vuole interrompere questo automatismo. Ogni istante di presenza è un momento di vita recuperato. Ogni volta che ci ricordiamo di tornare al respiro, ai passi, ai suoni, al gusto del cibo, stiamo tornando veramente a vivere.
Per questo motivo imparare a mangiare consapevolmente può avere un impatto enorme. Così come camminare prestando attenzione ai movimenti del corpo. O semplicemente osservare il respiro mentre aspettiamo il semaforo verde.
La vita accade lì. Non soltanto sul cuscino della meditazione.
Quando meditare troppo può diventare un problema
Dire questo non significa affermare che meditare molte ore sia sbagliato. Esistono persone che praticano quotidianamente per lunghi periodi con enorme beneficio.
Esistono inoltre i ritiri intensivi, come quelli della tradizione Vipassana, nei quali si medita per molte ore al giorno, mantenendo il silenzio per giorni interi: trsformando l’intere giornate in una enorme meditazione.
Queste esperienze possono essere profondamente trasformative. Ma richiedono preparazione. Equilibrio.
E soprattutto un’intenzione molto chiara. Durante questi ritiri emergono spesso emozioni intense, fastidi, impazienza, resistenze. È normale.
La mente, privata delle sue continue distrazioni, comincia finalmente a mostrare tutto ciò che normalmente teniamo nascosto sotto il rumore della quotidianità.
Il silenzio amplifica tutto
Chi ha vissuto un ritiro meditativo racconta spesso un’esperienza particolare. Dopo alcuni giorni di silenzio profondo, e dopo avere attraversato un periodo di grossa insofferenza, nasce una grande pace. Ci si sente centrati. Presenti. Aperti.
Poi si torna alla vita normale. Basta un clacson nel traffico. Una persona che ci taglia la strada. Una discussione banale. E il fastidio sembra enormemente amplificato. Perché accade?
Perché il silenzio aumenta la sensibilità. Quando impariamo ad ascoltare profondamente, ascoltiamo anche il rumore (anche se dovremmo chiamarli “suoni”). Quando impariamo a percepire la pace, percepiamo con maggiore intensità anche ciò che la interrompe.
È una fase naturale del percorso.
Il retto sforzo
Nel Buddhismo esiste un principio chiamato “retto sforzo”. Non significa impegnarsi al massimo. Significa impegnarsi nella misura giusta. Troppo poco sforzo porta alla pigrizia. Troppo sforzo conduce alla tensione.
La via della meditazione è una via di equilibrio.
Anche questo spiega perché, soprattutto per chi è agli inizi, sia preferibile una pratica breve ma sostenibile piuttosto che un programma eccessivamente ambizioso.
La presenza continua
Con il tempo accade qualcosa di interessante. La presenza non rimane confinata ai minuti della meditazione. Inizia spontaneamente a comparire durante il giorno. Ci sorprendiamo a respirare consapevolmente. Ad ascoltare davvero qualcuno. Ad accorgerci delle emozioni prima che prendano il controllo.
È qui che la meditazione inizia davvero a dare i suoi frutti. Non quando siamo seduti. Ma quando viviamo.
La meditazione è la palestra, la vita è la partita
Faccio volentieri una metafora che trovo esemplificativa.
La meditazione è come l’allenamento di un atleta. Durante gli allenamenti sviluppa tecnica, equilibrio e resistenza. Ma la partita vera si gioca sul campo.
Allo stesso modo, i minuti trascorsi in meditazione servono ad allenare una capacità che dovrà accompagnarci durante tutta la giornata.
Quando affrontiamo una discussione. Quando riceviamo una cattiva notizia. Quando proviamo paura. Quando siamo felici. Quando siamo semplicemente vivi.
È lì che la presenza mostra il suo valore.
Più che meditare tanto, impara a vivere consapevolmente
Alla fine, la domanda non dovrebbe essere: “Quanti minuti medito ogni giorno?”
La domanda più importante è un’altra: “Quanto della mia giornata vivo realmente presente?”
Se una breve pratica quotidiana riesce a renderti più attento mentre mangi, mentre ascolti una persona, mentre cammini verso il lavoro o osservi un tramonto, allora sta già svolgendo perfettamente il suo compito.
La meditazione non è una collezione di minuti. È un modo diverso di abitare la propria esistenza. Per questo motivo, forse, il vero obiettivo non è meditare sempre di più. È ricordarsi, sempre più spesso, di essere presenti.
Perché ogni istante vissuto con consapevolezza è un istante realmente vissuto.
ecco cosa insegno nel percorso della “meditazione per indaffarati” clicca qui per saperne di più:
www.meditazioneperindaffarati.it
Guarda il Video – poco vs tanta meditazione: Meditazione Per Indaffarati
qui trovi il corso base di meditazione vipassana:
www.comemeditare.it/vipassana
qui trovi il corso avanzato di consapevolezza:
www.comemeditare.it/corsoavanzato
qui trovi il corso “meditazione per indaffarati” 7 minuti al giorno per una vita serena e consapevole
www.meditazioneperindaffarati.it
qui trovi il corso “i Segreti dei Mantra”
dalla Meditazione Trascendentale a Ho’oponopono, dai mantra occidentali ai mantra in sanscrito:
www.comemeditare.it/mantra
Sostieni il Blog e fai una donazione
anche un “caffè” o una “pizza” possono esser di aiuto
torna alla Homepage per istruzioni semplici su come meditare:
https://comemeditare.it/


