Un abbonato al Come Meditare Coaching domanda:

Che cos’è davvero il corpo di dolore e come liberarsene

Hai presente quella sensazione di pesantezza che ti ti piomba addosso all’improvviso, magari senza un motivo apparente, facendoti sentire un disagio costante? Eckhart Tolle la chiama corpo di dolore. È una forma di sofferenza radicata in schemi mentali antichi, un accumulo di vecchi traumi ed emozioni represse che se ne stanno lì, in agguato nella penombra della nostra mente, pronti a riattivarsi alla minima scintilla… Ma come liberarsene?

questo video è stato estrapolato da una sessione del Come Meditare Coaching qui trovi maggiori informazioni su questo servizio di sostegno nel tempo: http://www.comemeditarecoaching.it

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La trappola del rifiuto e la via della consapevolezza

Anche cercando la pace meditando, talvolta basta una piccola contrarietà quotidiana per risvegliare questo ospite indesiderato, facendolo diventare imponente e padrone della scena.

oltre_il_corpo_di_doloreL’errore più grande che facciamo è cercare di respingerlo. Più combatti qualcosa che non ti piace, più alimenti l’intolleranza. È un circolo vizioso: la sofferenza si nutre della tua stessa insofferenza, creando una reazione a catena esponenziale.

L’unica via d’uscita autentica è la consapevolezza. Non si tratta di fare a botte con i propri demoni, ma di imparare a stare presenti a se stessi.Non si tratta di meditare per cacciarlo, ma di osservarlo.

Accogliere ciò che c’è, anche quando fa male, osservandolo con il fuoco alchemico trasformativo della meditazione consapevole. È così che il dolore si trasforma, si assottiglia e perde la sua presa su di te, lasciando spazio a una nuova e profondissima serenità.

Dai copioni infantili alle vecchie vite: le radici profonde

Ma vogliamo spingerci un po’ più in là, aggiungendo un’angolatura nuova a questo concetto che tanto affascina chi esplora i sentieri dell’anima.

Prima di tutto, diamogli un nome. Etichettare il corpo di dolore ha una funzione simile a quella di chi riconosce una dipendenza come una malattia: toglie quel senso di colpa paralizzante che non fa altro che peggiorare le cose.

Sapere che c’è qualcosa con cui fare i conti ci permette di affrontarlo con gli strumenti giusti. Molti approcci psicologici, dalla PNL all’analisi transazionale, parlano di “copioni di vita”: schemi mentali e abitudini reattive che ci portiamo dietro sin dalla primissima infanzia, se non addirittura dal periodo prenatale.

Li abbiamo imparati, sono diventati parte della nostra personalità e ci spingono a ripetere sempre gli stessi errori, partner dopo partner, situazione dopo situazione.

Qui entra in gioco una prospettiva ancora più vasta: E se questi copioni non nascessero nemmeno in questa vita? Se fossero precostituiti e viaggiassero con noi di vita in vita? Così come tendi a replicare con il partner adulto lo stesso schema affettivo che avevi con i genitori, allo stesso modo potresti portarti dietro tracce karmiche radicate in esistenze precedenti.

Ma attenzione: che tu ci creda o no, poco importa. La verità è che sei qui adesso, nel qui e ora. Gli schemi vanno sciolti adesso, in questa vita, usando la consapevolezza come acceleratore. O impari osservandoti con la meditazione, o sarà la vita stessa a darti quegli schiaffoni necessari a svegliarti.

Oltre le entità invisibili: il vero potere è dentro di te

C’è poi un’altra teoria diffusa, ma sulla quale è bene fare attenzione: l’idea che esistano entità spirituali invisibili che si nutrono delle nostre energie negative. C’è chi crede che queste presenze alimentino le nostre paure, la nostra rabbia e la nostra tristezza per ciucciare linfa vitale, facendoci sprofondare ancora di più nel buio.

Personalmente, non amo delegare il nostro potere all’esterno. Se inizi a temere queste entità, finisci per dare loro forza.

La realtà è molto più semplice e terrena: quando sei sereno, centrato e in pace, nessun elemento esterno (visibile o invisibile) può trovare un appiglio in te.

Non ha nutrimento. La tua pace è il miglior repellente esistente. La paura di queste presenze è già di per sé il modo migliore per attirarla. Smetti di temerle e impara a coltivare la tua luce interiore.

La mente come una locanda: impara a lasciare andare

La vera chiave di volta sta nel comprendere come gestire i momenti no. La tristezza, la rabbia, la paura e persino la gioia sono ospiti ciclici del grande albergo che chiamiamo mente.

C’è un bellissimo insegnamento legato alla metafora della locanda sufi: la nostra mente è proprio come una locanda in cui arrivano visitatori di ogni tipo. Alcuni sono graditi, altri sgradevoli come il dolore o l’angoscia. Il saggio locandiere non sbarra la porta e non fa a botte con gli ospiti indesiderati: lascia che entrino, che consumino il loro tempo e, inevitabilmente, che se ne vadano.

Il corpo di dolore non è un mostro esterno venuto da chissà dove: è la locanda stessa quando ci identifichiamo troppo con i nostri visitatori bui.

Smetti di credere di essere il tuo dolore. Lascia che le esperienze scorrano, accoglile senza attaccarti a nulla e senza respingere niente. Pratica l’arte del “lascia che sia” seguita dal “lascia andare”.

Quando smetti di fare resistenza, il corpo di dolore si scioglie come neve al sole.

Diventa locanda, non corpo di dolore. Osserva tutto con infinita pazienza e gratitudine, sapendo che ogni tempesta prima o poi passa, lasciando spazio a un cielo limpido e stellato.

Guarda il Video – Oltre il Corpo di Dolore con la Meditazione

 

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