Un abbonato al Come Meditare Coaching domanda:
Perché la mente ha paura del silenzio.
E questa è è una cosa molto molto interessante. Perché si ha paura del silenzio? Eppure nel silenzio accadono i miracoli…
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Contenuti
- I potenziali pericoli della mente
- La mente prolifica e il silenzio
- Il bisogno di distrazione
- L’immaginazione dei pericoli
- La meditazione e la scimmia mentale
- La mente e i problemi ipotetici
- L’agitazione mentale
- La piccola magia della consapevolezza
- La mente nel presente
- Realtà e immaginazione
- Il limite dell’immaginazione preventiva
- Conclusione: silenzio e realtà
- Guarda il Video – Perché la mente ha paura del silenzio
Nella meditazione cerchiamo il silenzio proprio per fare emergere qualcosa che altrimenti viene sopito. La mente tende -ed entriamo nel vivo della risposta- la mente tende per sua natura a prevenire i pericoli.
I potenziali pericoli della mente
Quindi, quando c’è silenzio o quando c’è un vuoto, sale il bisogno di riempire dei potenziali pericoli. Attenzione, dei potenziali pericoli, non dei pericoli reali. Il pericolo reale è quello che hai davanti a te.
Il pericolo potenziale non è realistico, può forse essere anche realistico, ma non lo è non c’è davanti a noi.
È come dire: se mi succede una cosa voglio essere preparato e quindi la nostra mente per sua natura, un po’ per la protezione proprio della specie tende a fare questo lavoro.
La mente prolifica e il silenzio
Il nostro problema da esseri umani è che abbiamo una mente molto prolifica, una mente ordinaria, una mente ordinara che tende proprio per sua natura ad essere compulsiva e preoccuparsi;
attenzione non lo stato naturale della mente che è tutt’altra cosa, lo stato naturale della mente sarebbe proprio silenzioso, ma noi abbiamo una mente molto prolifica, quella a cui siamo abituati ed è normale in questo senso proprio perché è quella consueta, è ahimè una mente molto occupata a prevenire problemi, a occuparsi di tante cose.
È difficile per questo tipo di mente stare nel silenzio proprio perché per sua natura tende a riempire i silenzi.
Il bisogno di distrazione
Conosco moltissime persone, ricordo che ormai tanti anni fa succedeva anche a me, che la prima cosa che fanno quando arrivano in casa è riempire il silenzio accendendo una TV. una TV che magari non la si ascolta neanche, ma è la prima cosa che andiamo a fare.
Cerchiamo di sentire, di avere qualcosa che nel caso ci distrae, quindi impedisce a questa mente prolifica di creare situazioni ansiogene perché diciamolo, se io devo prevenire un problema, questo problema lo devo immaginare.
L’immaginazione dei pericoli
Se io devo prevenire che un autobus mi si schianta contro, io devo immaginare questo autobus mi si schianta contro normalmente. Quindi la mente che cosa fa? Comincia a pensare e se alvoro succede questo?
E se a un certo punto quella persona mi dice quella cosa? E se e se tutte cose possibili, ma non dette.
diceva Mark Twain, “Ho passato una vita a preoccuparmi di tante cose che poi alla fine non si sono realizzate.”
Ecco, la nostra mente tende a fare proprio questo. Ripeto, è un meccanismo da una parte anche funzionale perché prevenire potenziali problemi ha una sua funzione, ma è tutto un potenziale problema nel silenzio del della mente.
La meditazione e la scimmia mentale
Il meditante che cosa fa? Il meditante comincia a discernere, comincia ad abituarsi a stare nel silenzio, comincia a riconoscere come questa mente è come se fosse una scimmia impazzita che salta di ramo in ramo e quindi trova una quiete dietro il chiacchiericcio della mente.
Riesce ad acchetare in parte questa mente. Poi, lo sappiamo, in meditazione i pensieri comunque sorgono lo stesso, si accavallano comunque, ma abbiamo la possibilità intanto ogni tanto di trovare un pochino di spazi di silenzio, anche se attimi di silenzio, e abituarci a questo silenzio e a vedere che in realtà questo silenzio può portare tantissimi benefici.
La mente e i problemi ipotetici
Torniamo alla risoluzione dei problemi. Dicevo che questa mente che chiacchiera tanto ci allena a cercare soluzioni di problemi che ancora non si sono creati.
Qualora si creassero ci può veramente essere di aiuto il fatto che abbiamo lasciato la mente vagare in questo modo a cercare soluzioni ai problemi. Sì e no.
Il più delle volte no. Perché no? Perché queste soluzioni non sono soluzioni vere e proprie, sono soluzione di cose ipotetiche che magari quando si dovessero manifestare si manifestano in tutt’altro modo rispetto a quelle che abbiamo immaginato e quindi non abbiamo la soluzione per quella modalità là.
L’agitazione mentale
Non solo, ma soprattutto ci hanno agitato. E quell’agitazione non ci fa avere una mente lucida nel momento in cui questo problema, qualora mai si verificasse, eh qualora mai si verificasse e quindi non abbiamo la mente lucida per affrontarlo perché ci siamo preoccupati, preoccupati di una cosa e quindi quando si verifica non riusciamo più a occuparcene con una tranquillità mentale, con una mente lucida, proprio perché offuscata da tante preoccupazioni.
Meditare ci aiuta tantissimo a occuparci di quello che c’è veramente e non di quello che potrebbe esserci e anche a lasciare che questa mente che tende a fare questa scimmia ogni tanto divaghi, cioè cominciamo a non identificarci più con questa mente ordinaria da scimmia impazzita, ma cominciamo a vederne i meccanismi, a prenderci cura di questa scimmia, quasi anche volergli bene.
La piccola magia della consapevolezza
Perché è una parte di noi, è una parte anche funzionale, come abbiamo detto, ma facendo così succede una piccola magia: riusciamo sempre più, non dico che ci riesce dall’oggi al domani, è difficilissimo anche per me dopo decenni di meditazione, però riusciamo ogni tanto a far silenziare questa mente, a tranquillizzarci ed avere una lucidità mentale, una base quantomeno;
ecco, se non una mente saldamente nel qui e ora, saldamente tranquilla nel qui e ora, assai tranquilla da saper distinguere quando non lo siamo, quando la mente vaga inutilmente e a riportarci il più possibile nell’adesso.
La mente nel presente
è una mente così più serena, più silenziosa, più in grado di affrontare veramente i problemi, quindi, come dicevo prima, di poterci occupare di un eventuale problema nel momento, attenzione, nel momento in cui si sta verificando, non se mi passa un autobus, ma quando c’è l’autobus sapere cosa fare, avere la mente lucida per scansarsi.
Realtà e immaginazione
Ok? Se.. quando non se.. quando “quella persona mi dice quella cosa”, saprò cosa dire semplicemente perché sono abbastanza centrato da capire quali sono le mie risorse in quel momento, cosa sta succedendo veramente in quel momento, non perché l’ho fantasticato e a trovare la soluzione più idonea per quel momento.
Il limite dell’immaginazione preventiva
C’è anche il rischio, se ho fantasticato prima, di dirgli una fantasia rispetto a qualcosa che in realtà si presenta in modo leggermente diverso, eh, perché se quella persona mi dice una cosa diversa, simile a quello che ho immaginato, ma comunque diversa, dovrò rispondere in base a quello che veramente mi ha detto e non in base a quello che eh avevo immaginato, no?
Conclusione: silenzio e realtà
Quindi immaginare prima il più delle volte, non dico sempre, ma il più delle volte non serve. Serve invece avere quanto più possibile una mente lucida per affrontare i problemi nel momento in cui questi si dovessero verificare.
Ecco quindi eh la risposta perché la mente ha paura del silenzio. La mente ordinaria ha paura del silenzio perché non ci sa stare. Ma lo stato naturale della nostra mente in realtà è uno stato pacifico che possiamo ritrovare anche grazie alla meditazione e così occuparci veramente delle cose così come sono.
Il resto è fantasia. Eh, preoccuparci significa anticipare un problema che non c’è e quindi fantasticare su questo problema. È fantasia.
Occuparci di quello che è è realtà perché è quello che c’è. Talvolta la differenza che è sottile per come viene percepita tra quello che è fantasia e quello che è reale.
Molte volte, soprattutto una persona ansiosa tende a confondere quello che potrebbe esserci con quello che c’è veramente. Questa confusione crea l’ansia. Stare con quello che c’è ci aiuta a ritrovare la quiete.
Guarda il Video – Perché la mente ha paura del silenzio
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