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Perché un’anima sceglie una vita difficile?

La prospettiva che può cambiare per sempre il modo in cui guardi la tua storia

C’è una domanda che torna spesso, quasi come un’eco universale che abita il cuore umano:
“Ma com’è possibile che un’anima scelga una vita difficile? Perché mai dovrei scegliere una storia piena di sfide, dolore, perdite, prove quasi insopportabili?” per non parlare delle enormi ingiustizie spesso sui più deboli..

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È una domanda che nasce dalla terra, dal corpo, dall’istinto naturale di proteggerci, sopravvivere, evitare ciò che fa male. E infatti, da esseri incarnati, la risposta più spontanea sarebbe: “Io una vita del genere non l’avrei mai scelta!”

Giusto!
Tu, come individuo incarnato, non l’avresti scelta.

Ma il punto è che non è l’io incarnato a scegliere.

E qui entra in gioco l’immagine che trovo più funzionale e semplice che possiamo utilizzare per capire questo mistero: l’esempio del film.

La vita come un film scelto dall’anima

Immagina per un momento di essere in un cinema multisala. Hai davanti a te una libreria infinita di film. Puoi scegliere qualsiasi genere: commedia, dramma, thriller, avventura, storia romantica, epopea eroica.

Ora chiediti:
Che film sceglieresti davvero?

Uno in cui non succede niente?
Dove per due ore guardi un protagonista che vive una vita piatta, senza sfide, senza conflitti, senza crescite?

Probabilmente no. Sarebbe di una noia mortale.
Non impareresti nulla, non proveresti nulla, non ti emozioneresti mai.

Quando guardi un film, vuoi vedere un percorso. Vuoi immedesimarti in un protagonista che cresce, che cade e si rialza, che soffre, lotta, ama, affronta ostacoli e alla fine li supera.
Vuoi vivere con lui quella trasformazione.

Ecco il punto chiave:

Quando la tua anima sceglie la vita, non pensa come il protagonista al quale non piacerrebbe dovere affrontare tutto ciò… ma come lo spettatore che sceglie il film.

E quello spettatore sei tu, ma tu-anima.
Tu, prima di incarnarti.
Tu, senza paura.
Tu, eterno.

L’anima non teme ciò che per il corpo è insopportabile

L’io incarnato – come Claudio che racconta la sua vita sulla sedia a rotelle – direbbe:
“Non avrei mai scelto questo.”

E ha ragione.
Claudio-persona non l’avrebbe fatto.

Ma Claudio-anima sì.

Perché l’anima non ha un corpo da proteggere, non sente il dolore fisico, non può morire. Sa che la vita terrena è un’esperienza breve, un’illusione intensa e preziosa che dura un istante rispetto all’eternità.

Per un’anima, settant’anni (ma anche cent’anni) di difficoltà equivalgono a molto meno di due ore di un film avvincente.

E in quelle due ore, tutto ciò che accade ha uno scopo:
espandere la consapevolezza, crescere, capire elementi dell’esperienza che senza il dolore non potremmo mai comprendere.

L’ottovolante dell’incarnazione

Da incarnati cerchiamo una vita comoda.
Una casa calda, un reddito sicuro, salute, stabilità.

Eppure… cosa facciamo spesso nel tempo libero?
Paghiamo un biglietto per salire sulle montagne russe.
Paghiamo per provare paura.
Per provare adrenalina.
Per sentirci vivi.

Stesso meccanismo dei film: vogliamo emozioni, sfide, qualcosa da ricordare.

E se questo succede già mentre siamo incarnati, immagina come può ragionare un’anima che non ha paura del dolore, né della morte, né della perdita, né del rischio.

Per lei, ciò che per noi è tragedia, per lei è esperienza.
Noi temiamo la sofferenza, l’anima ne vede la funzione.
Noi vorremmo scappare dagli ostacoli, l’anima vede negli ostacoli le porte dell’evoluzione.

Scelte obbligate e lezioni da imparare

A volte non è nemmeno una “scelta libera”.
È una scelta quasi obbligata.

Non nel senso umano del termine, ma nel senso evolutivo.
Come quando ti rendi conto che per imparare una determinata competenza, devi affrontare proprio quell’esperienza.

Molti esperti di regressioni lo hanno visto centinaia di volte:
chi è stato carnefice in una vita diventa vittima in un’altra, e viceversa.
Non per punizione, ma per equilibrio di apprendimento.

Hai perseguitato qualcuno per il colore della pelle?
In un’altra vita forse sarai tu ad avere quell’identità, per comprendere l’altra metà dell’esperienza.

Hai disprezzato chi viveva una certa condizione?
Potresti incarnarti proprio lì, per vivere dall’interno ciò che avevi giudicato dall’esterno.

Hai abusato del potere?
In un’altra vita potresti essere vulnerabile, per comprendere la fragilità.

Non è punizione, è integrazione.
Per conoscere davvero un tema dell’esistenza, devi viverne tutte le facce.

Una vita, molte vite, o semplicemente questa?

Puoi credere nella reincarnazione o no.
Non conta.

Ciò che conta è questo:
La vita che stai vivendo è quella che la tua anima aveva bisogno di vivere.

Che sia l’unica, o una di mille, è comunque significativa.
È stata scelta sulla base di ciò che dovevi imparare, conquistare, trascendere, guarire.

Se oggi stai affrontando dolore, lutti, difficoltà economiche, tragedie familiari, condizioni fisiche complesse…
non è perché sei sfortunato, punito o dimenticato.

È perché dentro quelle esperienze c’è una trasformazione necessaria.

Non una trasformazione della personalità, ma dell’essere.

Il dolore come insegnante straordinario

Nessuno lo vuole.
Nessuno lo augura.
Eppure il dolore, le difficoltà in generale, insegnano ciò che la comodità non potrà mai insegnare.

È come il mito dell’Eden: mentre eravamo “Uno”, innocenti e inconsapevoli, non esisteva sofferenza, né il concetto di un sé separato.
Il dolore nasce dalla separazione, sì.
Ma è proprio attraverso quella separazione che impariamo:

  • cosa significa amare davvero

  • cosa significa perdere

  • cosa significa rinascere

  • cosa significa ricongiungersi

  • cosa significa chiedere aiuto

  • cosa significa aiutare

  • cosa significa essere fragili

  • cosa significa essere forti

La conoscenza umana nasce dalla frattura.
E proprio da quella frattura si genera la conoscenza.

Perché proprio io? Perché così tanto?

Questa è la domanda che sorge quando la vita ci schiaccia.
Quando ci muore un figlio.
Quando perdiamo tutto.
Quando ci ammaliamo gravemente.
Quando la vita sembra colpire soltanto noi.

Eppure… se guardi intorno, ti accorgi che la sofferenza è ovunque.
Ci sono persone che vivono in zone di guerra.
Bambini che non arrivano all’adolescenza.
Popoli perseguitati.
Individui che portano croci che ci sembrano immense.

E allora sorge una comprensione difficile da accettare ma liberatoria:

Ognuno riceve la vita che può affrontare.
Ognuno riceve la vita che serve alla sua anima.
Ognuno riceve la vita che può trasformarlo.

La tua vita non è la più pesante.
Non è la più leggera.
È semplicemente la tua.
Quella utile in questo momento per la tua evoluzione.

Come cambiare prospettiva: guardare la vita dall’alto

Finché siamo dentro il vortice dell’incarnazione, tutto ci sembra ingiusto.
È normale e sotto certi profili è proprio così: ingiusto.

Siamo come chi, mentre è sull’ottovolante, grida:
“Ma chi me lo ha fatto fare?!”

Eppure, quando scendi, riguardi l’esperienza con un sorriso.
Era folle, era spaventosa… ma l’hai scelta tu.

La stessa cosa accade con la vita:
Non possiamo capirne il senso finché siamo dentro alla scena più difficile del film.

Ma se proviamo – anche solo per un attimo – a guardarla dalla prospettiva dell’anima:

  • tutto assume logica

  • tutto assume proporzione

  • tutto assume un senso evolutivo

  • tutto diventa esperienza

  • tutto diventa apprendimento

E allora non ci si chiede più “Perché a me?”,
ma “Cosa posso imparare da tutto questo?”

Se la vita ha un senso, è che ci sta insegnando qualcosa

Le lezioni dell’anima non sono mai teoriche o concettuali.
Sono esperienze vissute, sentite, attraversate con la pelle.

Forse stai imparando:

  • il coraggio

  • la compassione

  • la resilienza

  • la capacità di amare oltre la paura

  • la capacità di lasciare andare

  • la fede

  • la libertà

  • la responsabilità

  • la verità

  • il perdono

E ognuna di queste lezioni vale più di mille vite comode.

La vita non è un errore, ma una scelta

Non c’è punizione nella tua vita.
Non c’è ingiustizia cosmica anche se a volte ci appare proprio così.
Non c’è casualità crudele.

C’è una scelta profonda, a volte coraggiosa, a volte dolorosa, a volte una scelta quasi obbligata, ma sempre evolutiva.

La tua anima non vuole farti soffrire.
Vuole farti diventare.

Vuole farti espandere, comprendere, ricordare chi sei, riconquistare pezzi di consapevolezza che solo attraverso l’esperienza terrena puoi conoscere davvero.

E forse oggi, proprio oggi, mentre leggi queste parole, se ci riesci (serve un po’ di immaginazione) puoi fare un passo nuovo:
non guardare più la tua vita dalla prospettiva del protagonista stremato, ma da quella dell’anima che l’ha scelta.

Da lì tutto cambia.
Da lì tutto si illumina.

Guarda il Video – Perchè l’anima sceglierebbe una vita sofferente

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11 risposte

  1. Ciao Claudio,
    mi stavo chiedendo: Hitler ha davvero scelto consapevolmente di diventare il mostro che conosciamo? Se non fosse farina del suo sacco, chi o cosa avrebbe deciso per lui, condannando milioni di persone a sofferenze inaudite? C’è qualcosa che non mi quadra in questo meccanismo.
    ciao
    Dario

    1. ciao Dario ognuno fa il suo, è importante che ciscuno si adoperi per fare del suo meglio per stare al mondo cercando di elevare il suo stato esercitando quello che appare come “libero arbitrio”. Ciò che tu domandi infatti sfocia proprio nell’argomento del libero arbitrio per molti non esiste veramente, certo fintanto che viviamo nell’inconsapevolezza. Per questo insisto molto con la meditazione per sviluppare presenza e consapevolezza. Una volta sviluppata la consapevolezza esiste il libero arbitrio? Beh a queste riflessioni rispondo in questo articolo:
      https://comemeditare.it/benessere-mentale/sapevi-che/esiste-il-libero-arbitrio/

      aggiungo solo che siamo tutti parte di un sistema, se Hitler ha fatto quel che ha fatto ci ha messo del suo ma la società del suo tempo lo ha permesso e ne è stato complice.
      Se lasci il portafoglio su un tavolo in un luogo pubblico e qualcuno lo ruba tu sei complice del furto perchè ci hai messo del tuo. Chi ha indotto il ladro a rubare? Le circostanze, magari “da piccolo..”, magari era povero, magari cleptomane, ma anche tu ci hai messo del tuo: se fossi stato consapevole e presente a te stesso non avresti lasciato il portafoglio.. è un esempio ovviamente vale per tutti anche per me, serve solo per capire il meccanismo

  2. La mia vita è stata una sfida fin dall’infanzia, a tutt’oggi è così ma ormai tante cose e tante sofferenze sono passate…mi rendo conto che ho imparato tanto e chissà ancora quanto ci sarà da imparare, però guardando indietro mi rendo conto che ho sempre avuto un aiuto emotivo ed affettivo da parte di qualcuno che sembrava essere INVIATO per aiutarmi…ho paura della solitudine che arriverà più avanti nella vecchiaia ma confido che, se succederà come è stato fino a questo momento , magari ci sarà qualcuno che sarà li per me ? grazie.

  3. Ciao Claudio al momento io sto vivendo delle sfide è da un po’ che le vivo e provengono dalla mia famiglia d’,origine…..per fortuna sono allenata ma mi rendo conto quanto malessere esiste dentro l’essere umano che invece di risolverlo cercando di capire cosa non sta funzionando dentro di se’ migliorandosi con la riflessione e la conversione dei propri comportamenti invece pensa ad esternare il.malessere aggredendo e facendo del male al prossimo e pazienza…….come dici tu è bene accettare le sfide in questa vita in modo da non annoiarci mai visto che sicuramente non ho scelto io questa famiglia d’origine ma come dici tu qualcun altro mi ha piazzato con essa……c’è di buono che vivo con la mia bella famiglia quellain parte costruita da me che mi dà tante belle soddisfazioni ma pure sfide……grazie Claudio e a presto

    1. ciao Giusy, non è affatto detto che la tua anima non abbia scelto questa famiglia, anzi! Al limite poteva essere magari la scelta più plausibile, quasi una scelta obbligata, ma comunque è altamente possibile che vi siate scelti.

  4. Ciao Claudio, ma quindi se la mia anima ha scelto di incarnarsi nella famiglia mia attuale , significa , senza allargare di più il cerchio, che anche gli altri componenti della famiglia a loro volta sapevano già come anime a cosa andavano incontro un po’ come scegliere di vedere un film di cui se ne conosce la trama. E’ così ?

    1. ti preparo un articolo, ci vorrà un po’, ma sì è come dici tu. Una trama variabile ed aperta, ma con dei bivi. Lo sappiamo da ipnosi alla vita tra le vite dai tibetani

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