Sgradevolezza in Meditazione: che fare?

Un abbonato al Come Meditare Coaching domanda:

Caro Claudio, in questo periodo mi capita durante la mediazione formale (ovvero da seduti), di provare dei sentimenti molto forti e sgradevoli di avversione. Li ho osservati con fatica, perché la voglia era di cacciarli e di ignorarli, o di smontarli reagendo in modo reattivo, immagino razionalmente comunque reattivo. Ho osservato le sensazioni fisiche: nausee, brividi, che suscitavano: chiedo se può essere una medicina per questa brutta tendenza della mente.

questo video è stato estrapolato da una sessione del Come Meditare Coaching qui trovi maggiori informazioni su questo servizio di sostegno nel tempo: http://www.comemeditarecoaching.it

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Riconoscere le sensazioni sgradevoli

meditazione come viaInnanzitutto congratulazioni! Ti faccio notare che, quando abbiamo dei veri sentimenti o sensazioni sgradevoli, la nostra mente è talmente abituata a scacciarli via che non li vuole guardare.

Non li vediamo neanche: ce li viviamo, li mettiamo nel sottofondo, lavorano nel nostro inconscio perché non vanno via. Lavorano nel nostro inconscio, ma consciamente facciamo finta di niente, non li vogliamo vedere.

E tu, riuscendo a vederli, appunto mettendo questa parte cognitiva al servizio delle sensazioni, li stai guardando. Non è cosa da poco. Non è piacevole, e chiaro che guardarsi allo specchio non è sempre piacevole, però, come diceva Padre Pio: Chi non medita è come colui che non si specchia mai, beh prima o poi dovrà guardarsi allo specchio. Insomma, bisogna un po’ aggiustarsi, e non puoi aggiustarti se non scopri chi sei, come funzioni. Poi, la soluzione, in realtà, viene da sé.

Il valore della consapevolezza e della fatica

Quando ti accorgi che c’è qualcosa che ti fa del male, poi la lasci andare. Però prima devi accorgerti che c’è qualcosa che non va: la devi guardare per quella che è.

1. La prima cosa: ti accorgi che ci sono. Quindi, il primo complimento: ti accorgi che c’erano sensazioni sgradevoli. Hai osservato, con fatica, le sensazioni.

2. Hai notato anche la fatica: prima le hai osservate, poi hai notato quanto fosse faticoso osservarle, perché la voglia era di cacciarle.

3. Non solo le hai notate, ma hai osservato anche le cause della fatica: la voglia era di cacciarle, di ignorarle. Esattamente, sono tutte cose di cui sei consapevole. Non è da dare per scontato, perché non lo sono affatto.

Gestire la reattività e aprire l’armadio degli scheletri

4sgradevolezza in meditazione. Hai notato anche la tendenza alla reattività. Questo è bellissimo, sono tutte cose importanti. È proprio questo spazio di consapevolezza che cerchiamo prima della reattività. Quando siamo consapevoli, possiamo agire non più reattivamente, ma proattivamente.

Sappiamo cosa stiamo facendo. Se ci permettiamo di stare con il disagio, ci autorizziamo ad aprire l’armadio dove abbiamo messo tutti i nostri scheletri. Alla luce, questi scheletri spariscono: non hanno più consistenza e fanno meno paura.

Affrontare la paura e il disagio

Come i bambini che hanno paura degli scheletri nell’armadio o di ciò che c’è sotto al letto: quando andiamo a vedere, smettiamo di avere paura. Il più delle volte non andiamo a vedere, facciamo finta di niente, stiamo col disagio, mettiamo la testa sotto il cuscino o sotto le coperte. Invece, qui possiamo andare a vedere.

Quando andiamo a vedere, l’armadio si svuota: luce e riordino di coscienze e dell’inconscio. Altrimenti sarà l’inconscio a guidare la tua vita e tu lo chiamerai destino.

Libertà e consapevolezza dei fili che ci legano

Notando che hai voglia di cacciarli, ignorarli e smontarli reattivamente, stai osservando i fili che ti legano a qualcosa che ti muove. E quindi sei libera: puoi fare qualcosa di diverso. Questa è libertà, una grandissima libertà. Quando siamo consapevoli di ciò che c’è, possiamo accettare le sensazioni sgradevoli, trovare pace e gioire delle piccole conquiste.

Accettare la sofferenza e vivere serenamente

I grandi dolori spesso derivano dal fatto che siamo reattivi con le cose sgradevoli. La sofferenza e i difetti fanno parte della vita. Ho visto mia mamma morire serena: sapeva che aveva una malattia, ma riusciva a fare ciò che poteva e gioire di quello. Questo significa vivere serenamente fino all’ultimo dei nostri giorni, a prescindere dalle circostanze.

Alchimia della sofferenza: trasformare il piombo in oro

Dal punto di vista alchemico, la sofferenza è il piombo, le emozioni negative. Noi trasformiamo queste emozioni in oro tramite il fuoco della consapevolezza. Non è allontanandosi dalla sofferenza che questa si trasforma: è la consapevolezza che permette la trasmutazione.

Le emozioni superiori e le dimore sublime

L’altro binario consiste nel coltivare le emozioni superiori: amorevolezza, gentilezza, gioia, altruismo, compassione, cuore aperto. Queste capacità permettono di accogliere tutti i fenomeni. Buddha parlava delle quattro dimore sublime come fondamentali per raggiungere il risveglio di primo livello.

Puoi fare la metta finché c’è sofferenza: osserva, comprendi e lascia andare.

La compassione è potente per le ansie e le preoccupazioni. La metta non va usata per cacciare ciò che non ci piace, ma per aprirsi all’amore e alla gioia. Questo approccio ti permette di coltivare consapevolezza e serenità, vivendo pienamente anche nelle difficoltà.

Guarda il Video – sentimenti sgradevoli in meditazione: cosa fare

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