
Dedicato a chi vuole indagare il mondo dell' Al di Là
Dove si trova l'Aldilà?
“Dove si trova l’al di là?”
Quando chiediamo dove, stiamo già immaginando un luogo fisico: una direzione, una distanza, magari persino un numero di anni luce che separa il nostro pianeta da quell’ipotetica “altra dimensione”.
Ed è proprio questo che rende la domanda, in un certo senso, affascinante e forviante allo stesso tempo. Affascinante perché nasce dal desiderio di capire. Forviante perché rivela quanto sia difficile, per una mente incarnata in un corpo fisico, pensare qualcosa che non occupi uno spazio fisico. Ma vediamo di fare chiarezza..
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Noi viviamo dentro coordinate precise: sopra e sotto, vicino e lontano, qui e altrove. È naturale, quindi, che l’al di là venga immaginato come un posto: in alto, oltre le stelle, magari attraversando galassie intere. Del resto, molte esperienze di premorte sembrano suggerirlo: la sensazione di essere risucchiati verso l’alto, la visione della Terra che si rimpicciolisce, il passaggio attraverso tunnel di luce e spazi cosmici.
Ma cosa succede se quella percezione di “viaggio” non fosse legata a uno spazio reale, bensì a un cambiamento radicale dello stato di coscienza?
Quando il corpo fisico viene meno, viene meno anche la necessità di occupare uno spazio. Il corpo è ciò che ci ancora alla dimensione materiale, ciò che definisce un “qui” e un “là”. Senza corpo, la coscienza non ha più bisogno di coordinate spaziali.
Questo significa che l’al di là non è un luogo fisico, ma uno spazio della mente. E lo spazio della mente funziona secondo regole completamente diverse da quelle della materia.
Non esiste distanza, non esiste movimento nel senso classico del termine. Esiste piuttosto uno stato interiore che determina l’esperienza.
In questo senso, concetti come paradiso e inferno smettono di essere luoghi definitivi e diventano condizioni temporanee. Non sono posti in cui si viene mandati, ma esperienze che si attraversano in base alla propria vibrazione, al proprio stato emotivo e mentale.
Quando le vibrazioni sono basse – paura, rabbia, attaccamento, confusione – l’esperienza è densa, pesante, simile a ciò che tradizionalmente chiamiamo “inferno”. Quando le vibrazioni sono alte – amore, accettazione, pace – l’esperienza diventa leggera, espansiva, luminosa: qualcosa che potremmo chiamare “paradiso”.
È importante sottolineare che questi stati non sono eterni. Non sono condanne né premi definitivi. Sono condizioni fluide, mutevoli, proprio perché dipendono dalla coscienza che li vive.
Certo, anche nello spazio mentale esistono “ambienti”. E questi ambienti mentali influenzano la coscienza, esattamente come accade nella vita fisica. Un luogo mentale carico di angoscia tende a mantenere basse le vibrazioni; uno spazio armonioso tende invece a sostenerle.
Ma il punto centrale rimane uno: non è il luogo a creare lo stato interiore, è lo stato interiore a generare e richiamare il luogo.
E se tutto questo sembra troppo astratto, troppo teorico, basta guardare a qualcosa che conosciamo tutti molto bene: il sogno.
Ogni notte viviamo esperienze che ci avvicinano moltissimo a ciò che potremmo chiamare “aldilà”. Quando sogniamo, il nostro corpo fisico giace immobile nel letto, con gli occhi chiusi. Eppure noi vediamo, sentiamo, ci muoviamo, proviamo emozioni intense.
Con quale corpo viviamo il sogno?
Con quali occhi vediamo?
Viviamo l’esperienza onirica attraverso quello che potremmo definire un “corpo da sogno”, un corpo non fisico, un corpo astrale. Ma in realtà è la coscienza stessa a fare esperienza, svincolata dalla materia.
Nel sogno, lo spazio non funziona come nella veglia. Basta pensare a un luogo per essere immediatamente lì. Non serve un mezzo di trasporto, non serve tempo. Se immaginiamo un bar in un paese del Marocco, in un attimo siamo seduti a quel tavolino, circondati da dettagli che la mente costruisce in modo sorprendentemente vivido.
Questi sono i veri “luoghi” dell’al di là: costruzioni mentali, influenzate sì dalla vita che abbiamo vissuto, proprio come i sogni sono influenzati dalla giornata appena trascorsa, ma anche da memorie molto più profonde, antiche, radicate.
Questo modello spiega anche perché, a volte, le esperienze dell’al di là sembrano sovrapporsi al mondo fisico. Se una coscienza sente un legame forte con una persona ancora incarnata, può “raggiungerla”, starle vicino, percepire la sua presenza.
Non perché si muova nello spazio, ma perché l’intenzione e l’attenzione funzionano come una direzione.
Allo stesso modo, una coscienza molto legata alla vita terrena, incapace di accettare il distacco, può rimanere ancorata a vibrazioni dense, molto vicine alla Terra. In questi casi, l’esperienza dell’al di là diventa una sorta di prolungamento della vita fisica, un tentativo di continuare ciò che è stato vagando per un tempo indeterminato sulla terra senza tuttavia avere un corpo fisico.
Non c’è giudizio in questo, né punizione. C’è solo un processo di adattamento. Fino al momento in cui quella coscienza non si libera degli attaccamenti, non comprende che esistono esperienze più adatte alla sua nuova condizione di disincarnata.
Proprio per questo, molte tradizioni spirituali – come quella tibetana – danno enorme importanza al lavoro con i sogni. Imparare a essere consapevoli durante il sogno, sperimentare il sogno lucido, significa allenare la coscienza a muoversi in uno spazio non fisico.
Il sogno lucido non è solo un’esperienza affascinante e divertente, ma anche una vera e propria palestra per l’al di là. Richiede pratica, pazienza, una curva di apprendimento, ma offre in cambio una maggiore familiarità con stati di coscienza che un giorno potrebbero diventare la nostra realtà principale.
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In questo senso, il sogno non è un’illusione: è un’anticipazione.
Alla fine, la risposta alla domanda “dove si trova l’al di là?” è semplice: non è lontano da nessuna parte, perché non è un luogo.
È uno spazio interiore, uno stato della coscienza, un’esperienza che nasce dalla mente quando non è più vincolata al corpo. Cercarlo tra le stelle è comprensibile, ma inutile. L’al di là è già qui, ogni volta che sogniamo, immaginiamo, la sentiamo profondamente.
E forse, comprendere questo, ci aiuta non solo a guardare con meno paura alla morte, ma anche a vivere con maggiore consapevolezza la vita.
anche un “caffè” o una “pizza” possono esser di aiuto
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5 risposte
Possiamo pensare l’altra dimensione come il.film nossolar ? Quanto c’è di vero in quel film e quanto di fantasia non attinente a quello che tu dici in merito al nostro spazio mentale
nossolar descrive molto bene il vissuto di un anima specifica nell’aldilà e coincide in gran parte con ciò che ad esempio viene descritto nelle ipnosi tra una vita ed un altra.
Sono comunque esperienze individuali e questa riguarda lo spazio mentale del protagonista di quella esperienza, che ha avuto prima un vissuto in una dimensione di sofferenza e poi, abbandonandosi ed affidandosi, ha potuto accedere ad una dimensione molto più serena.
Proverò appena ho tempo di fare un video di risposta più specifica alla tua domanda
Mi piacerebbe, se possibile, che ci dicessi qualcosa su cosa si fa una volta nell’Aldilà. Ho letto che ci vengono assegnati (o si scelgono?) dei compiti. Insomma che c’è tanto da fare. Ma non ho capito bene cosa e perché…
Grazie.
ciao trovi la risposta alla tua domanda qui:
https://comemeditare.it/vita-oltre/cosa-si-fa-nellaldila/
non so se ne faccio un altro video, vediamo, in fondo qui trovi già quello che avrei da dire
grazie 🙏