Parliamo di conoscere se stessi e di come, prima che nascesse la psicologia, le religioni in qualche modo assolvevano a questo compito di invitarci a conoscere noi stessi.

Anche la filosofia, in realtà, aveva questa connotazione molto spirituale di conoscere se stessi proprio dal punto di vista psichico.

Ricordo che “psiche” è un termine greco che significa soffio vitale, anima. Quindi è all’interno del corpo quel soffio che è la vita, la psiche.

La domanda che fa partire questo interessante viaggio è questa:

come mai nel cristianesimo non c’è spiritualismo verso se stessi a differenza dell’Oriente, dove la meditazione è radicata da millenni? Oppure l’andare a confessarsi o pregare a Dio sono sorte di meditazioni?

 

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La preghiera come introspezione

Cominciamo col dire che non è del tutto vero quel che dici sulle nostre religioni occidentali. Nel senso, sì, è vero che pregare, per esempio, è una cosa intima.

Noi preghiamo nel nostro intimo; la vera preghiera è quella, non è ripetere a pappagallo delle parole dette da qualcun altro, vuote. E le ripeto, vuote. La preghiera è quella cosa che io faccio all’interno di me stesso.

Tra l’altro, recitare il rosario è molto simile al recitare dei mantra. Abbiamo anche lì un rosario, il rosario degli orientali si chiama Mala.

Ma alla fine quello è: ci sono delle perline e per ogni perlina io recito una preghiera o un mantra che, da un punto di vista vibrazionale, mi connette in un certo modo. Di fatto è una specie di meditazione coi mantra.

La ricerca della verità nei mistici

Ma guardiamo ai mistici, quindi attenzione, io distinguo sempre tra i teorici di una religione e i mistici delle stesse religioni.

conosci te stesso e amaQuesto trasversalmente a tutte le religioni: ci sono quelli che la religione la teorizzano e guardano la virgola, guardano i puntini sulle i, si attaccano alle parole, e quelli che invece cercano la verità che è al di là delle parole. E questi sono i mistici.

Allora, i mistici fanno un lavoro su se stessi, cioè non si accontentano di conoscere i testi, vogliono sperimentare. Ed è lì l’aspetto mistico: vogliono sperimentare l’essenza che quella verità propone.

Cioè è un’esperienza. Io posso credere a delle parole di qualcuno ma la verità io la posso solo conoscere, non posso credere che sia vero.

Perché se credo che sia vero è perché qualcuno me lo dice, e io ci posso credere o non credere.

Ma se io so, non ho più bisogno di credere. Lo so, non ho bisogno di credere che qualcuno mi dica com’è, lo so di mio.

Non ho bisogno di sapere di credere che il limone sia aspro o dolce, lo so. So quanto è vero uno e quanto è vera l’altra espressione.

E come vedi, a parole, se tu non hai l’esperienza del limone e qualcuno ti dice che è aspro e qualcun altro dice “no, no, no, non è aspro, è dolce”, sembra che queste due cose non vadano d’accordo.

Invece, se ne hai esperienza tu sai esattamente che ha ragione l’uno e che ha ragione l’altro.

Invece i teorici dicono “se è aspro non può essere dolce”, è chiaro, no?

Ma se tu hai esperienza del limone, non hai bisogno di credere, lo sai che è dolce, lo sai che è aspro, sai che hanno ragione tutte e due. Ma non è neanche una questione di ragione, è banale che sia così, perché lo sai.

Quindi non credi, non hai bisogno di credere: lo sai e basta.

Il cristianesimo e l’introspezione

Ecco allora, come mai nel cristianesimo non c’è spiritualismo verso se stessi? Non è del tutto vero, come non è del tutto vero che in Oriente non ci sia verso gli altri.

È vero che il buddismo delle origini e anche tutta un’accezione orientale inducono a fare un lavoro su se stessi, questo è vero. Il primo buddismo, quello cosiddetto Theravada, è un buddismo molto orientato a conoscere se stessi, è molto introspettivo e molto psicologico, tant’è che nel buddismo c’è tanta psicologia.

Però il buddismo successivo, analogamente al messaggio di Gesù, è un buddismo molto orientato agli altri. Infatti si chiama Mahayana, che significa grande veicolo, si autodefiniscono grande veicolo.

E cambia la prospettiva: la prospettiva in realtà è la stessa. Io conosco me stesso, conosco il mondo in cui sono immerso, capisco come funziona e agisco per il bene, il cuore si apre.

Quando io mi risveglio alla realtà ultima delle cose, il cuore si apre e amo.

Questo è il percorso, partendo dalla conoscenza di se stessi, partendo da quello che c’è, quindi cosa c’è? Spesso sofferenza. Ma Buddha stesso, come Gesù, pur inducendo a fare un lavoro su se stessi ci parlava anche di amore, di compassione.

La compassione cos’è? È la gentilezza amorevole rivolta verso la sofferenza degli altri. Quindi questa strada apre direttamente il cuore. E Gesù, come il buddismo Mahayana, si sofferma di più su questo aspetto.

Il “non sacrificio”

Poi c’è chi dice che ti devi sacrificare per gli altri, ecco lì forse è un po’ più insito nella tradizione cristiana cattolica.

Ma non credo che Gesù l’avrebbe approvata. Cioè, per carità, il sacrificio fatto da menti molto elevate e da cuori molto aperti non è più neanche un sacrificio. Non c’è un sopprimere l’ego perché semplicemente non c’è più un Ego.

Ma parliamo di persone molto poco egoiche, molto propense ad aiutare gli altri, che c’è un po’ in tutte le tradizioni ed è spesso la via dei mistici. Cioè, chi fa un lavoro su se stesso comincia dall’avere un ego e se non ha un Ego non può fare un lavoro su se stesso.

Quindi prima si deve costruire un Ego, perché se non c’è un soggetto in grado di trascenderlo, poi si fa un lavoro su se stessi e ci si rende conto che quest’Ego è un po’ pesante.

Eh, per cui se qualcuno prende in giro la mia squadra del cuore, io mi sento offeso, ma chi se ne frega. Io non sono quella squadra, è solo la squadra per cui tifo. O se prende in giro la mia nazione, se ce l’ha con tutti i pelati, ma io sono altro anche.

Se uno mi graffia la macchina, ci posso anche rimanere male. Ma vabbè, la mia macchina non essendo nuova, però non ci vado in giro lo stesso.

L’attaccamento e la sofferenza

Non sono la scuadra, la macchina, la nazione non sono “miei” io sono altro, e così non mi attacco le cose, non c’è più attaccamento. E quando mi accorgo che tutto questo attaccamento è fonte di sofferenza, comincio a lavorare per alleggerirmi e quindi mi alleggerisco sempre di più dell’ego.

E quando mi alleggerisco sempre più dell’ego, mi accorgo della sofferenza mia. Quindi, ecco perché è anche utile fare un lavoro su se stessi, no?

Perché comincio dalla mia sofferenza, prendo atto della mia sofferenza e, come dice Gesù, chi non ha peccato scagli la prima pietra.

Ma per capire che hai peccato hai bisogno di conoscerti. Hai bisogno di capire la tua sofferenza, hai bisogno di e per comprendere gli altri invece di fare il giudice degli altri e giudicare noi stessi, possiamo accogliere le nostre difficoltà.

Accogliendo le nostre, quando gli altri hanno difficoltà analoghe e le riconosciamo, non stiamo lì a puntare il dito.

Sappiamo che chi ha peccato, non ha peccato a caso, cioè quella sofferenza l’ha indotto a fare quell’errore.

Ma sappiamo quante volte abbiamo sbagliato anche noi, magari errori più lievi sperabilmente.

Però magari degli errori li abbiamo fatti anche noi in preda al bisogno, in preda al senso di urgenza, in preda al senso di mancanza di divisione.

Mano a mano che invece io apro il cuore, non mi sento più diviso, mi sento in unione con l’universo. Sentendomi in unione con l’universo non c’è più quest’ego così importante.

E che cosa vedo? Gli altri, la sofferenza degli altri. E cosa faccio? Mi rimbocco le maniche per aiutare gli altri.

Ecco, questo è quello che Gesù e la nostra religione dovrebbero indurci a fare.

Ma il percorso è lo stesso, eh, è lo stesso. Non c’è tutta questa differenza. C’è chi insiste di più su aprire direttamente il cuore, aiutare direttamente gli altri e c’è chi dice fai un lavoro su se stesso.

Secondo me sono due strade parallele che andrebbero come due binari dello stesso treno. Eh, perché corra bene il treno ha bisogno di appoggiarsi su tutti e due gli aspetti. Quindi io, mentre sviluppo consapevolezza, apro il cuore e mentre apro il cuore sviluppo consapevolezza.

Religione e unità

la via dei misticiEcco, quindi che le religioni poi ognuno ha un approccio un pochino diverso. Comunque alla fine ci portano alla stessa cosa.

Religione viene da relegare, cioè mettere insieme. Quando noi ci sentiamo divisi, siamo frammentati e siamo sofferenti.

Relegare è come l’università che va verso l’Uno, è rimettere insieme per ritrovare l’unità. L’unità con cosa? Con la vita, con tutti gli esseri, con la Verità Ultima delle cose. Siamo un tutt’uno.

Finché siamo separati, c’è sofferenza. Mano a mano che ci rendiamo conto di essere un tutt’uno, c’è bellezza, c’è meraviglia, c’è stupore, c’è mistica, c’è apertura del cuore.

Un esempio che faccio spesso è notare la differenza tra quando siamo arrabbiati o ci sentiamo preoccupati perché non sappiamo come arrivare a fine mese, arrabbiati perché ci hanno graffiato la macchina.

Dicevo, sto facendo dei lavori sotto, dentro casa, ho gli operai, ho paura di litigare con loro, sono stressato. Tutto questo mi fa chiudere il cuore, mi fa sentire bisognoso e in preda a questo bisogno c’è più urgenza e posso esse più propenso ed esposto a fare del male agli altri, a rubare, ad assassinare perché devo soddisfare i miei bisogni egoici.

Ma quando sono assorto in un bellissimo tramonto, quest’Ego si alleggerisce, non c’è quasi più. C’è il tramonto. Ma a quel punto non ci sono più io, c’è il tramonto e io sono parte di quel tramonto e mi perdo in quel tramonto ed è bellissimo, il cuore si apre.

Ecco, questa è l’esperienza, questo è il percorso.

Conosci te stesso e apri il cuore.

Spero di aver reso l’idea. Quindi la differenza non è secondo me tanto tra il cristianesimo e altre religioni, ma nell’approccio.

Un approccio talvolta più teorico. Noi siamo stati indottrinati, quindi conosciamo di più l’indottrinamento cristiano, che è un po’ più dottrinale effettivamente, di uno più esperienziale, come il buddismo che ti fa mettere a meditare.

Però insomma, già mettersi lì ad aiutare gli altri è un fare , anche quello è un agire.

è un agire verso il bene e verso il perdono degli altri. Amare il prossimo tuo come te stesso. Sono tutte cose bellissime che sono assolutamente presenti nel misticismo anche.

La chiave secondo me non è la teoria, è più nell’andare oltre le teorie cercare più l’esperienza. Quindi i mistici.

Guarda il Video – Conosci te Stesso e Ama gli Altri

 

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4 risposte

  1. Molto chiaro, sono d’accordo, conoscere la nostra parte interiore è scoprire tutto un mondo che a noi occidentali non ci hanno insegnato, per me è fondamentale per capire e vivere meglio con sé stessi

    1. ciao Claudia, in effetti ce lo hanno insegnato in modo diverso, più razionale e meno empirico, ma non direi che in assoluto non ce lo insegnano, in fondo amare non è una cosa facile da insegnare

  2. Mi piace, sono d accordo , una semplificazione chiara a tutti,accettare se stessi, gli altri , l universo e trovare in ogni cosa un senso…

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