Meditazione in ospedale: la mia esperienza personale rispetto l’ansia

La domanda è questa: in che modo la meditazione ti è stata di aiuto nei momenti difficili? Hai mai avuto ansia? E quindi si riferisce ai momenti in cui ero ricoverato in ospedale.

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L’ansia e la paura dell’ignoto

come-la-meditazione-mi-ha-aiutato-VS-ansiaBeh, l’ansia è sempre in agguato. L’ansia sorge quando noi anticipiamo il futuro, spesso. Questa ansia è una forma di paura. Noi abbiamo paura dell’ignoto; il futuro è ignoto semplicemente.

Spesso l’ansia ci frega perché, rispetto alla paura classica, ha una sfumatura leggermente diversa: spesso è associata a qualcosa che sta per succedere, oppure a qualcosa che magari abbiamo vissuto nel passato e che sentiamo nel presente che si sta per ripresentare.

Talvolta, visto che nel presente sentiamo che si sta per riproporre, tendiamo a pensare che il problema sia già qui, ma non lo è, o meglio, lo è solo in parte.

Esperienze personali in ospedale

Adesso entriamo nello specifico con esempi miei personali: questo è tipico dell’ansia e quindi è facile che sorga.

Sono stato ricoverato in ospedale quasi un anno fa. Ho subito tre interventi: prima uno, poi non ha funzionato e mi è stato detto che ne dovevo fare un altro. Non camminavo più, mentre appena prima del primo intervento camminavo; ma peccato che, dopo qualche giorno, non camminavo neanche più. Ho fatto un secondo intervento.

Dopo il secondo intervento, mi è stato detto che dovevo farne un terzo perché c’era stata una complicazione d’urgenza. Quindi tre interventi nel giro di due mesi.

Affrontare l’incertezza e l’ansia

Ho avuto un lungo periodo di degenza perché, all’inizio, non sapevano se sarei tornato a camminare o no. Ecco, già questo, essere in ospedale, figurati la situazione.

È normale che la mente si ponga domande:

“E se non dovessi camminare? Come farò? Come farò a vedere mio figlio? Come farò a guidare la macchina? Come farò ad andare al piano di sopra? Come farò ad andare in bagno?”

Il punto è che, in quel momento, io ero in ospedale, col catetere, servito e riverito dal personale medico, e non avevo certezza sul fatto che non avrei potuto tornare a camminare.

A che mi serve questo pensiero se non a creare ansia, che non mi aiuta nella guarigione, non mi aiuta a trovare soluzioni, semplicemente perché il problema non è ancora chiaro?

Il potere del respiro

Per questo il respiro, personalmente, mi è stato di enorme aiuto. La meditazione, tornare semplicemente attraverso il respiro nel qui e ora, perché noi respiriamo nel qui e ora, mentre la mente vaga sul futuro.

“Come farò? Come farò?” È tutto riguardo il futuro. Adesso sto in ospedale, sto qui; cerchiamo di concentrarci sul respiro. Persino il dolore cala, perché se mi focalizzo sul respiro, il mio focus non è più il dolore, ma il respiro. Il respiro mi è stato di grande aiuto.

Trovare il centro di gravità permanente

Un secondo passo è stato il simbolo del “centro di gravità permanente”: negli anni ’70, mio padre aveva nella scrivania una penna con un peso al centro che oscillava, ma poi tornava dritta. Questo per me simboleggia il centro di gravità permanente: possiamo essere perturbati da mille pensieri, dall’ansia, ma possiamo ritrovarlo facilmente e ricentrarci.

La vita ha alti e bassi per sua definizione: è normale invecchiare, ammalarsi, avere problemi e morire. Non possiamo farci nulla. Non accettare questo significa combattere la vita stessa. Accettare queste cose e avere serenità ci permette di attraversare le difficoltà con maggiore facilità.

La preghiera della serenità

C’era un bel detto, ricondotto a San Francesco e usato nei 12 passi degli Alcolisti Anonimi:

“Concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare,
il coraggio di cambiare quelle che posso
e la saggezza per riconoscerne la differenza.”

La meditazione dà un grande supporto per fare proprio questo tipo di lavoro: accettare le cose così come sono, capire quali aspetti possiamo migliorare e lavorare su quelli, quindi essere sempre proattivi.

L’importanza dei mantra

Un’altra cosa che mi è stata di grande aiuto sono stati i mantra. In ospedale, con compagni di stanza, praticare solo sul respiro era più difficile, quindi i mantra mi aiutavano a focalizzarmi nel qui e ora. Alcuni mantra erano sulla compassione: spostare il focus su chi soffre alleggerisce le proprie sofferenze e aiuta anche gli altri.

Ho fatto un corso sulle quattro qualità: gentilezza, compassione, gioia ed equilibrio. Tutti questi strumenti sono stati di grande supporto.

Occupare il tempo con attività significative

Un effetto collaterale dell’essere praticante di meditazione è la possibilità di avere interessi, costruire cose e occupare il tempo libero in modo positivo, anche in ospedale. La differenza con altri pazienti è notevole: per chi non pratica, il silenzio è fonte di ansia; per il meditante, è di grande supporto.

La meditazione aiuta a vincere l’ansia, a superarla e a essere di aiuto agli altri. Essere di supporto allevia la propria sofferenza: la compassione ha questo grande potere.

La meditazione Tong Len: ricevere e dare

Un’ultima tecnica: la meditazione Tong Len, tibetana, che significa “ricevere e dare”. Assorbi la sofferenza degli altri e la trasformi in luce e amore da restituire. È potente, ma consigliata solo a praticanti avanzati.

Ricapitolando: gli strumenti concreti per superare l’ansia

Ricapitolando: respiro, serenità di base, accettazione, mantra, esercizi di compassione, meditazioni sulle quattro qualità e strumenti pratici sono stati di estremo aiuto. Ho creato anche un corso specifico sull’ansia: rimane un riferimento potente per capire le dinamiche subdole che l’insidiano.

lo trovi qui:

www.comemeditare.it/ansia

Guarda il Video – cosa mi è successo e superare ansia

 

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