Meditare da soli dopo Vipassana: come continuare davvero la pratica

come meditare da soli dopo Vipassana, soprattutto dopo un ritiro intenso come quello di 10 giorni?

Perché diciamolo… finché sei lì è tutto più facile. Hai una struttura, orari precisi, silenzio, supporto. Ma quando torni a casa? È proprio lì che inizia la vera pratica..

questo video è stato estrapolato da una sessione del Come Meditare Coaching qui trovi maggiori informazioni su questo servizio di sostegno nel tempo: http://www.comemeditarecoaching.it

clicca qui per andare alla versione video (se disponibile) o continua la lettura

come meditare a casa dopo vipassanaInnanzitutto immagino che questa domanda si riferisca al fatto che magari uno ha fatto un’esperienza di Vipassana, come quella dei 10 giorni, del ritiro di 10 giorni Vipassana, e poi si chiede come fare, come proseguire da soli in casa.

In realtà è molto semplice: si tratta di essere presenti a noi stessi, quindi di autosservarci.

Dal ritiro alla pratica a casa

È vero che durante i 10 giorni c’è un minimo di struttura, che è basata prima sulla focalizzazione, sulla concentrazione, perlopiù sul respiro, e poi piano piano sempre di più ci si focalizza su quello che ci capita in generale, su quello che proviamo, su quello che stiamo vivendo. Quindi una consapevolezza più espansa, più a 360°, non più legata prettamente al respiro.

E quindi come fare una volta tornati a casa? Lascia andare le tecniche. Il mio consiglio è: lascia andare le tecniche. Focalizzati sul respiro. Quello sì, quello è fondamentale.

Presenza e autosservazione: la base

All’inizio di ciascuna meditazione, diciamo che ogni meditazione è, nel suo piccolo, un piccolo ritiro di 10 giorni concentrato in, che ne so, 10–20 minuti di meditazione, un’ora di meditazione, quella che vuoi fare.

All’inizio cerca di focalizzarti, perché ci aiuta a riconcentrarci, a ritrovare le energie che prima erano disperse. Quindi prima cosa: focalizzarsi sul respiro.

Come iniziare e strutturare la meditazione

Quando ci si è focalizzati, la mente, di sua natura, tende a espandere la coscienza e a osservare a 360°. Quello che noterai è, come dicevo prima, spesso, ecco, questo può essere di grande aiuto: basarsi sul discorso del Buddha, detto Satipatthana Sutta, quindi i fondamenti della consapevolezza.

Una chiave, che secondo me è un po’ la cartina di tornasole, che aiuta a entrare di più in uno stato di grande osservazione di se stessi, sono le sensazioni.

Espandere la consapevolezza oltre il respiro

Quindi notare se c’è una sensazione piacevole, che crea attaccamento; se c’è una sensazione spiacevole, che crea avversione, odio, rancore, fastidio; o se c’è, e questa è un po’ più difficile da notare, come dicevo prima, se c’è invece ignoranza, quindi una sensazione neutra che non ci fa… che ci annoia, che semplicemente ci fa distrarre, che ci fa sopire, che non ci attacca, che non ci fa aprire gli occhi a quello che c’è.

La consapevolezza richiede questo: se io sono annoiato, non vedo, semplicemente non sto osservando.

Queste sono le tre cose di cui posso essere più facilmente consapevole, e già questo mi aiuta a uscire dalla consapevolezza del solo respiro a un’esperienza di vita a 360°.

Le 3 sensazioni e la distrazione

Il respiro è, come dire, un filo sottile a cui consiglio di rimanere sempre legati, perché se siamo particolarmente distratti o se abbiamo particolare avversione o attaccamento, e quindi siamo distratti dalla presenza mentale, il respiro ci riancora, cioè ci riporta a ritrovarci.

Quindi è normale distrarsi, è normale disperdersi. Quello che invito a fare, quindi, quando siamo dispersi, è semplicemente ritornare al respiro.

Il respiro come ancora continua

Non è che il respiro lo usiamo solo all’inizio della meditazione e c’è un tempo definito: non c’è un tempo definito. Lasciamoci vivere dall’esperienza. Ma l’esperienza sarà un divagare.

All’inizio avremo sicuramente bisogno di focalizzarci, perché saremo distratti. Dopo una prima focalizzazione, che è soggettiva e diversa nel tempo, per cui se oggi sono centrato va bene, domani sono più distratto e va bene lo stesso, ma sono più distratto, quindi avrò bisogno di focalizzarmi di più.

Quindi sarà più facile che io ritorni al respiro, ci tornerò di più all’inizio. Sicuramente all’inizio è necessario, ma ci torno tutte le volte in cui, durante la meditazione, mi accorgo di essermi disperso.

Vipassana non guidata e pratica in silenzio

La migliore Vipassana non è guidata. Quando io guido una Vipassana, da una parte aiuto a capire come funziona la tecnica, idealmente per farne abbastanza esperienza in modo tale che poi uno la faccia per sé a casa e si leghi a quello che prova, a quello che sente, e quindi non alle mie parole.

Per cui, dal mio punto di vista, la migliore Vipassana è in silenzio. Io tendenzialmente preferisco farla in silenzio e usare un timer che ogni 5 minuti mi dà un piccolo segnale.

Il trucco del timer e il richiamo alla presenza

Quel piccolo segnale mi serve solo per ricordarmi di essere presente, perché se sono distratto rischio di rimanere distratto, e quel piccolo segnale mi aiuta a dire: “Che stavo facendo? Ero distratto”.

Però possiamo usare anche i rumori esterni come richiamo alla presenza. E questo è un altro piccolo trucco.

Spiego questo piccolo trucco e poi lo lasciamo andare, non ci attacchiamo troppo alle cose.

Trasformare i suoni in consapevolezza

Dicevo prima che, per esempio, un’avversione che potremmo avere mentre stiamo meditando è che qualche rumore, qualche suono — già chiamarlo “rumore” e non “suono” c’è già un che di negativo — quindi c’è già successo un processo, c’è già avversione inserita in quel contesto.

Se lo chiamo “rumore”, è un suono spiacevole, evidentemente. Ha catturato la mia attenzione.

Questo suono, ancor prima di essere spiacevole o piacevole, è un suono. E quindi io posso notare che ci ho aggiunto del mio.

Posso notare il suono e posso anche notare che comunque mi ha ridestato da un flusso di pensieri che magari era presente in quel momento.

Gratitudine e ritorno al respiro

Quindi posso essere grato, per assurdo, a un suono, perché mi ha dato l’occasione di rimescolare le carte.

Lo ripeto perché voglio che sia chiaro.

Sto lì, medito, sono presente, poi dopo un po’ magari sono ancora convinto di essere presente e invece mi sono distratto, quindi sto seguendo tutto un flusso di pensieri ininterrotti, magari anche piacevoli, per cui li seguo anche più volentieri.

E poi, a un certo punto, un suono mi desta e magari mi dà pure fastidio, perché a me piaceva inseguire tutti quei pensieri.

E quindi dico: “Ma che fastidio questo suono”.

Mi posso accorgere a quel punto di dire: “Ma che sto facendo?”.

Intanto provo fastidio per questo suono, ok? E quindi sono già consapevole di una cosa: sono tornato a essere consapevole in quel momento.

E poi posso essere consapevole e grato a questa occasione, perché in qualche modo mi ero perso, mi ero perso in un rivolo di pensieri.

Non c’è più bisogno, a quel punto, di andare a reinseguire quei pensieri: lasciamoli pure andare e ritorniamo al respiro

 

Guarda il Video – come meditare da soli a casa dopo la vipassana

 

qui trovi il corso base di meditazione vipassana:
www.comemeditare.it/vipassana

qui trovi il corso avanzato di consapevolezza:
www.comemeditare.it/corsoavanzato

qui trovi il corso “meditazione per indaffarati” 7 minuti al giorno per una vita serena e consapevole
www.meditazioneperindaffarati.it

Sostieni il Blog e fai una donazione

anche un “caffè” o una “pizza” possono esser di aiuto

Fai una piccola donazione

 

torna alla Homepage per istruzioni semplici su come meditare:
https://comemeditare.it/

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *