I Cinque Ostacoli alla Meditazione: Come Smascherarli e Ritrovare la Presenza
Un abbonato al Come Meditare Coaching domanda:
Quali sono i principali ostacoli per la meditazione?
Il Buddha ne ha individuati proprio cinque. Cinque ostacoli che possiamo riscontrare nella nostra pratica e che rappresentano vere e proprie sfide quotidiane.
Non te li elencherò tutti e cinque insieme, ma li vedremo uno per volta per comprenderli bene. Al di là dell’etichetta, infatti, il nome ci servirà per riconoscerli ed osservarli mentre siamo in meditazione.
Tanto è vero che è una pratica essa stessa: anche il Buddha diceva che possiamo meditare ed esercitarci con questi cinque ostacoli. Ma ci torneremo tra poco: vediamoli intanto uno alla volta e cerchiamo di capirli.
questo video è stato estrapolato da una sessione del Come Meditare Coaching qui trovi maggiori informazioni su questo servizio di sostegno nel tempo: http://www.comemeditarecoaching.it
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1. L’Avversione
Il primo ostacolo è l’avversione. L’avversione è riconducibile all’esperienza del “non mi piace”. Arriva un pensiero, per esempio, e non mi piace; arriva un odore e non mi piace; arriva un suono o un rumore e non mi piace. Qualsiasi cosa che corrisponda a un “non mi piace” produce in noi un senso di fastidio.
Nei confronti di questa esperienza fastidiosa noi proviamo, appunto, avversione. Questa avversione è il seme dell’odio, il seme del rancore, e per questo tendiamo a voler scartare l’esperienza. Tentiamo di rifiutarla a beneficio di quello che invece ci piace (e che tratteremo tra un attimo), ma così facendo non stiamo con quello che c’è. Noi dovremmo invece imparare a stare con ciò che c’è, ovvero con il fastidio.
Dovremmo imparare a capire come stiamo nel mondo mentre conviviamo con un disagio. Questo è il senso profondo della pratica. L’avversione è uno degli ostacoli alla meditazione ed è quello che riconosciamo più facilmente, proprio perché è spiacevole.
2. La Brama
Il secondo ostacolo alla meditazione è l’opposto: corrisponde all’esperienza del “mi piace” e produce brama o attaccamento. È leggermente meno riconoscibile, proprio perché quando una cosa ci piace tendiamo a perderci in essa.
Un profumo, un odorino appetitoso: la mente vola subito al momento in cui ci alzeremo dal cuscino per andare a mangiare. Anzi, questo odore ci mette persino fretta, e rischiamo di smettere di meditare pur di andare a soddisfare questa brama.
Quindi, come vedi da questo esempio, rischiamo potenzialmente di abbandonare la pratica per seguire ciò che ci attrae. È una nostra tendenza naturale quella di cercare di eliminare ciò che non ci piace per attaccarci a ciò che ci piace.
Ma ancora una volta non stiamo con quello che c’è: non stiamo davvero meditando.
Il terzo ostacolo (che chiude il gruppo dei Tre Veleni, anche se poi gli ostacoli complessivi sono cinque) è più difficile e subdolo da riconoscere: equivale all’ignavia o, come la chiama il Buddha, all’ignoranza (o illusione).
Corrisponde alla sensazione del “mi è indifferente”: non mi piace, non mi dispiace, mi lascia neutro.
È più difficile da riconoscere perché è meno evidente. Una cosa che non ci piace è molto palese; una cosa che ci piace può essere riconosciuta, anche se è facile perdersi al suo interno. L’ignavia, invece, ci lascia del tutto indifferenti.
Mettiamo la testa sotto la sabbia, ci estraniamo dalla meditazione e possiamo persino pensare di star meditando bene perché ci siamo astratti, ma ancora una volta non stiamo con quello che c’è.
Rimaniamo nel nostro mondo, con la testa sotto la sabbia, senza essere immersi nell’esperienza reale che stiamo vivendo.
4. L’Agitazione
Passiamo ora al quarto ostacolo: l’agitazione.
Possiamo fare l’esperienza di una mente o di un corpo molto agitati. Quando c’è forte agitazione diventa molto difficile rimanere in meditazione: si tende a dire “non ci riesco” e si smette.
Ancora una volta, l’invito è a vivere l’esperienza, ad avere pazienza e a rimanere con questo ostacolo. L’agitazione vorrebbe farci smettere, ma la chiave è restare, avere pazienza e riconoscerla.
5. Il Dubbio
Manca l’ultimo ostacolo, che è forse il più subdolo e frequente di quanto immaginiamo. È estremamente dannoso perché, più di tutti gli altri, porta ad abbandonare la pratica: il dubbio.
“Sto meditando bene? Ma che lo faccio a fare? Io non ci riesco… Ma cosa dice quello? Mi farà bene? Perché tutti ci riescono e io no?”.
Tutte queste sono idee preconcette che appartengono al mondo della mente: ci fanno dubitare di ciò che stiamo facendo e ci spingono a smettere. Mentre stiamo meditando per rimanere nell’esperienza del presente, la mente comincia a dubitare di tutto. Questo è il quinto ostacolo alla meditazione.
Come Affrontare i Cinque Ostacoli con la Consapevolezza
Ricapitolando: avversione, brama, ignavia/ignoranza, agitazione e dubbio. Cosa possiamo fare di fronte a essi?
Il Buddha stesso, nel Satipatthana Sutta — il fondamentale discorso sui pilastri della consapevolezza —, spiega che possiamo meditare su quattro aspetti fondamentali:
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Il corpo
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Le sensazioni
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La mente
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I fenomeni mentali (Dhamma)
puoi scaricare grati il discorso (sutra) in pdf qui: https://comemeditare.it/sutra-gratis/
Proprio riguardo ai fenomeni, il Buddha ci insegna che possiamo meditare persino su questi cinque ostacoli. La chiave sta nel riconoscere se uno di essi sia presente o meno dentro di noi in quel preciso momento.
Se l’ostacolo è presente, possiamo notarlo, smascherarlo, dargli un nome ed etichettarlo: “Ti riconosco, c’è una mente agitata”. Non smetto di meditare solo perché la mente è agitata: l’ho riconosciuta, l’ho smascherata e quindi proseguo la meditazione.
“Ti ho smascherato, dubbio. Sei presente in me in questo momento”. Non provo avversione nei confronti del dubbio, altrimenti sposterei l’ostacolo dal dubbio all’avversione! Come vedi, gli ostacoli possono anche interscambiarsi tra loro.
Ancora una volta la chiave è la consapevolezza. Cosa facciamo, quindi? Semplicemente riconosciamo se in noi, in questo momento, l’ostacolo sia presente oppure no.
Se stabiliamo che è presente, non smettiamo di meditare, ma portiamo la consapevolezza proprio sulla presenza di quell’ostacolo, sapendo che in questo momento si trova in noi. In questo modo riaccendiamo il seme della consapevolezza rispetto a ciò che c’è nel qui e ora, partendo proprio dall’ostacolo stesso.
Se prima l’ostacolo era un impedimento non consapevole che ci spingeva ad abbandonare la meditazione — che fosse il dubbio (“Cosa ci sto a fare?”), la brama (“Che buon odore, vado a mangiare!”) o l’agitazione (“Ho la mente agitata, non riesco, smetto”) —, adesso cambia tutto.
Tutti questi ostacoli possono farci smettere o disturbare la nostra esperienza meditativa; invece, riportando la consapevolezza al centro della pratica, iniziamo a osservare la dinamica che stiamo vivendo in questo momento, fosse anche un ostacolo.
Così otteniamo due grandi benefici:
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Come primo effetto, non smettiamo di meditare.
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Come secondo effetto, comprendiamo come funzioniamo in presenza di quell’ostacolo.
Ecco il grande potere della consapevolezza: rientra dalla finestra proprio mentre la stavamo cacciando a pedate dalla porta principale, senza neanche rendercene conto!
Grazie alla consapevolezza torniamo a essere protagonisti della nostra vita, anche in presenza di uno o più di questi cinque ostacoli.
È davvero potente conoscere i cinque ostacoli: sapendo che esistono, possiamo riconoscerli in meditazione senza lasciarci trarre in inganno, usandoli anzi come strumento per tornare alla presenza.
Guarda il Video – i 5 ostacoli alla meditazione
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Grazie, molto utile questo video: per quanto mi riguarda fa chiarezza sul significato, direi lo scopo della meditazione e su come praticarla.
grazie del feedback Sergio, sono felice di essere stato utile