La sofferenza fa parte della vita, ma ciò che davvero ci ferisce non è il dolore stesso, bensì il modo in cui reagiamo. Questo video svela come la seconda freccia, quella che ci infliggiamo da soli, sia la vera causa della nostra sofferenza e come la consapevolezza possa trasformarla in uno strumento di crescita e serenità.

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La sofferenza inevitabile

la seconda frecciaQuella della doppia freccia è una storiella che raccontava Buddha per far capire a cosa è legata veramente la sofferenza. C’è un dolore, un dolore inevitabile, proprio quello che la vita ci offre. La vita è fatta di alti e bassi ed è inevitabile: noi ci ammaliamo, invecchiamo, moriamo.

Tutte queste cose fanno parte del pacchetto vita. Non possiamo far finta che non esistano. Queste cose esistono, però possiamo evitare di addolorarci per questo, cioè la sofferenza non è nell’episodio in sé, ma nel modo in cui lo affrontiamo.

Come funziona lo stress e la seconda freccia

Chi ha studiato lo stress lo sa benissimo: lo stress deriva dal modo in cui reagiamo a un elemento stressante. Se reagiamo in modo costruttivo, impariamo qualcosa di nuovo e lo stress diventa uno stimolo interessante.

Questo stress positivo si chiama Eustress, ed è estremamente piacevole e stimolante. Al contrario, il Distress, lo stress negativo, ci fa stare male, prolungando il malessere perché rifiutiamo l’esperienza che la vita ci sta offrendo. La seconda freccia è molto più dolorosa della prima: è quella che ci infliggiamo da soli.

La responsabilità della reazione

La vita può essere generosa di frecce dolorose o elementi stressanti, ma il modo in cui reagiamo dipende da noi.

Questo è un buon segnale: gran parte della nostra sofferenza può essere ridotta perché possiamo riappropriarci della nostra responsabilità.

Smettere di dare la colpa al mondo e osservare come reagiamo ci permette di superare più velocemente le difficoltà. Finché la colpa è all’esterno, non possiamo fare nulla; quando ci rendiamo conto che c’è qualcosa che dipende da noi, possiamo intervenire.

La storia delle frecce di Buddha

Buddha spiegava che uno può ricevere una freccia e affliggersi per questo, ma spesso ci infliggiamo una seconda freccia, molto più dolorosa, litigando con il fatto che non volevamo quella prima freccia.

Questo fenomeno è l’auto-sofferenza che possiamo gestire con consapevolezza.

Tecniche di consapevolezza

La prima pratica consiste nel riconoscere il dolore e smettere di lamentarsi. Anche se non è facile, smettere di lamentarsi ogni volta che ci accorgiamo di farlo è una tecnica potente.

Che sia il brutto tempo, le ingiustizie, o qualsiasi altra difficoltà, fermarsi a osservare e non lamentarsi porta immediato miglioramento. La gioia dipende da noi, come ricordava il Dalai Lama: “ci possono togliere tutto, ma non la felicità.”

La meditazione per la seconda freccia

Non esistono pilloline che eliminino immediatamente la sofferenza; la meditazione funziona attraverso la consapevolezza. La Vipassana è la pratica ideale: permette di stare con quello che c’è, attraversando la sofferenza senza fuggire.

Quando riconosciamo la seconda freccia, osservandola con attenzione, smettiamo di alimentarla e permettiamo alla consapevolezza di trasformarla.

L’esempio dei carboni ardenti

Un esempio tipico è stringere carboni ardenti: la sofferenza ci fa sentire vivi, ma osservando la realtà, comprendiamo che possiamo lasciarli cadere. La consapevolezza non elimina forzatamente il dolore, ma lo trasforma: non è fuga, non è repressione, è osservazione attenta che porta sollievo spontaneo.

I pensieri spesso distraggono e alimentano il dolore, rimuginando sul passato o preoccupandosi per il futuro. La consapevolezza riduce i pensieri, li osserva, e li lascia andare senza forzarli. Così la mente resta presente, calma, e la sofferenza perde potere su di noi.

Vivere con ciò che cambia

La realtà è cangiante: tutto cambia in continuazione. La pratica consiste nel non fuggire, non trattenere, non combattere ciò che è. Accettare il cambiamento con consapevolezza ci permette di attraversare ogni difficoltà senza sofferenza aggiunta.

La meditazione di consapevolezza è lo strumento più potente per affrontare la seconda freccia. Non cercare pilloline per eliminare il dolore: sviluppare la consapevolezza trasforma qualsiasi sofferenza.

Il video suggerisce che la felicità e la gioia sono nostre, dipendono da noi, e possiamo accedervi attraverso la consapevolezza e l’osservazione del presente.

Guarda il Video – Doppia Freccia: pratiche contro la sofferenza

 

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