Dedicato a chi vuole indagare il mondo dell' Al di Là

i defunti possono aiutarci a risolvere i nostri problemi?

Contatto invisibile: i cari defunti e le insidie delle anime vaganti

I defunti possono aiutarci a risolvere i nostri problemi? Questa è una domanda che scuote l’anima e la risposta, potrebbe sorprenderti, è più di una..

Ti sarà capitato di stringere i pugni nel buio e sperare in un segno, in una spinta invisibile.

Ma prima di cercare risposte, dobbiamo fare chiarezza. Di quali defunti stiamo parlando? Dei tuoi cari, o di anime qualsiasi, magari evocate a caso in una seduta spiritica? C’è una differenza enorme, profonda come l’abisso..

clicca qui per andare al video o continua la lettura introduttiva

Quando pensi all’aldilà, la mente va subito ai tuoi affetti, a tuo padre, a tua madre, a quel legame che la morte non ha potuto spezzare. E sì, loro potrebbero darti una mano. Ma serve attenzione.

Muoversi nell’invisibile richiede la stessa prudenza che usi nel mondo fisico, se non di più.

Se ti trovi in un momento di totale vulnerabilità quaggiù nell’al di qua, e chiedi aiuto a uno sconosciuto per strada, potresti incontrare una persona generosa, ma anche qualcuno che si approfitta della tua debolezza per farti ancora più male.

Nell’aldilà funziona esattamente allo stesso modo. Non dare per scontato che ogni spirito sia un essere di luce.

Non tutte le anime sono elevate o evolute per il solo fatto di aver attraversato il velo della morte. Molte vagano ancora nei loro attaccamenti, nelle loro confusioni terrene.

Ecco perché è saggio interagire solo con le energie che conosci, con la memoria protettiva dei tuoi cari.

Se un tuo legame di sangue o d’anima si trova in una buona condizione oltre il confine, chiedere il suo sostegno è legittimo. Io stesso lo faccio, parlo con mio padre, parlo con mia madre. È un dialogo intimo, un’ancora interiore.

Però, c’è un limite sottile: credo che non sia meglio non esagerare, non dobbiamo trasformarli nei nostri maggiordomi cosmici.

Anzi, invito a ribaltare completamente la prospettiva. È vero che le anime possono sostenerci, ma è utile valutare un’altra prospettiva: siamo noi i primi a poter fare qualcosa di utile per loro.

La dimensione materiale e la legge del Karma

Per comprendere questo scambio, dobbiamo osservare come sono strutturati i mondi. Loro si trovano in dimensioni sottili, fatte di puro pensiero, intenzione ed energia fluida.

Noi, invece, siamo immersi nella densità della materia. Siamo circondati da oggetti, corpi, gravità. Abbiamo il potere della materia e siamo fatti di carne e delle ossa.

E proprio perché siamo immersi nella materia, noi possediamo una chiave che a loro manca: la capacità di compiere un’azione materiale.

Le azioni si manifestano nello spazio, si sviluppano nel tempo e modificano la materia. Senza questa dimensione fisica, tutto rimane a livello mentale, un puro flusso di pensieri.

Nell’aldilà non si compiono azioni nel senso fisico del termine. In sanscrito, la parola che definisce l’azione è Karma.

Il Karma è l’atto che lascia un’impronta, la causa che genera un effetto tangibile. Questa forza si genera e si spende solo qui, nel laboratorio della materia.

Di là esiste una vibrazione diversa, un’energia mentale pura.

Questo significa che i tuoi cari non possono scendere a spostare fisicamente gli ostacoli sul tuo cammino, ma possono agire sulla tua mente.

Possono inviarti pensieri benevoli, intuizioni improvvise, o sbloccare quelle energie stagnanti che ti appesantiscono le giornate e ti impediscono di vedere chiaro e agire bene.

Loro ti offrono la visione sottile, ma il passo nel fango devi farlo tu.

E mentre tu agisci qui, le tue azioni virtuose, la tua compassione, la tua centratura possono alleggerire e ripulire il Karma delle anime dei tuoi cari defunti. C’è una reciprocità assoluta, un ponte di vasi comunicanti tra carne e spirito.

Il circuito della benevolenza e il mito della lotteria

I tibetani indicano un periodo specifico in cui questo aiuto è vitale: i 49 giorni successivi alla morte, la transizione nel Bardo.

Non dobbiamo prendere questo numero in modo rigido o letterale, il tempo dall’altra parte si dilata e si deforma, ma la logica profonda del Karma ci dice che quel passaggio iniziale è un momento di massima fluidità e fragilità.

In quei giorni, ma anche molto tempo dopo, mandare pensieri di pace e amore a un’anima cara è come accendere un faro nella nebbia.

Anzi compiere azioni benefiche, fare donazioni (che c’è di più materiale del denaro?) e dedicare i meriti ad un defunto è Karma, Karma che puoi dedicare a chi non è in grado di farne.

Quando tu ti sintonizzi sulla pura benevolenza, la loro coscienza si aggancia alla tua vibrazione, si solleva e ti restituisce quell’energia moltiplicata. Diventa un circuito d’amore che si autoalimenta.

Dimentica le richieste egoistiche e pesanti. Chiedere ossessivamente di vincere alla lotteria o pretendere che risolvano i tuoi debiti stringe il nodo dell’attaccamento materiale, e finisce per appesantire sia te che loro.

Qualcuno dice che i miracoli materiali avvengono, ma il vero potere risiede nell’energia pulita.

Tu mandi amore disinteressato, e ricevi una forza d’animo così limpida che ti permette di stravolgere le dinamiche della tua vita materiale, di cambiare le carte in tavola con le tue stesse mani.

C’è una cooperazione perfetta: loro leniscono le tue ferite mentali, e tu calmi il loro cammino di liberazione.

Lo spaesamento dell’anima e l’amplificazione del Bardo

Lo stato di un’anima cambia radicalmente a seconda del tempo trascorso dal distacco. Un conto è un essere che ha appena lasciato il corpo, un conto è un’anima che ha già integrato il trapasso.

Chi è appena morto si trova spesso in uno stato di profondo spaesamento. Immagina di svegliarti improvvisamente in un sogno lucido dove non ricordi come sei arrivato.

Nell’aldilà la realtà è prodotta interamente dalla mente.

Se una persona muore immersa nel rancore, nella paura, nell’attaccamento materiale o nel senso di colpa, proietterà immediatamente intorno a sé quel paesaggio interiore negativo.

E la legge di quel mondo è spietata nella sua amplificazione: ogni stato mentale viene percepito come sette volte più intenso rispetto alla terra.

Se sei nel panico, quel panico crea un inferno personale da cui è difficile svegliarsi.

Ecco perché sostenere chi sta morendo, o chi è appena passato oltre, è un dovere spirituale immenso.

Le tue preghiere, la tua meditazione silenziosa, i tuoi pensieri di luce avvolgono l’anima spaesata, le ricordano la sua natura spirituale e le impediscono di perdersi nei propri spettri mentali.

Quando invece l’anima si è ambientata e ha compreso la sua nuova dimora, la situazione cambia.

Il tempo per loro scorre in modi che non possiamo comprendere, e hanno i loro compiti evolutivi da svolgere, i loro mondi da esplorare.

Non dobbiamo richiamarli continuamente per ogni minima frustrazione quotidiana. Non spezzare la loro pace per capriccio. Lasciali evolvere.

Ma quando la vita si fa davvero dura, un contatto spontaneo, pulito, stabilito a cuore aperto, è sempre possibile e legittimo.

Non serve alcuna tecnica magica, serve solo l’intenzione pura della tua coscienza.

Questa condivisione non vuole essere un dogma. Non ti chiedo di credermi ciecamente, ma spero che queste parole aiutino a riflettere sulla sacralità dei nostri legami invisibili.

Guarda il Video – i defunti possono aiutarci a risolvere i nostri problemi?

iscriviti gratis alla mailing list per ricevere materiale e informazioni sul mondo dell’aldilà

Sostieni il Blog e fai una donazione

anche un “caffè” o una “pizza” possono esser di aiuto

Fai una piccola donazione

 

torna alla Homepage per istruzioni semplici su come meditare:
https://comemeditare.it/

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Altro sull'argomento:

© ComeMeditare.it · All Rights Reserved