Recitare un mantra durante l’avversione ha senso?
Recitare un mantra durante l’avversione ha senso, ovvero se io sto provando avversione, recito un mantra, mi è di aiuto?
E la risposta è sia sì che no. I mantra hanno un potere, un doppio potere: un potere di tranquillizzare la mente. Già il solo fatto di focalizzare la mia attenzione su un oggetto come un mantra già mi aiuta a tranquillizzarmi. E già questo sembra rispondere sì alla domanda, e in parte è vero, ma c’è dell’altro..
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Contenuti
- Recitare un mantra durante l’avversione ha senso?
- Il punto centrale: consapevolezza innanzitutto
- La pratica di consapevolezza: vipassana
- Il mantra come soluzione
- Il ruolo della compassione nei mantra
- Om Mani Padme Hum e la compassione
- Guarda il Video – Avversione mentale: il ruolo potente dei mantra (e il loro limite)
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Un’altra cosa particolare che fanno i mantra è che ciascun mantra dice qualcosa. Quello che dice il mantra, quindi il senso del mantra, ha ancora un altro potere.
A chi mi ha posto questa domanda ho già dato una prima risposta dicendo: dipende. E anticipo il resto di quello che sto per dire: mai a scapito della consapevolezza.
Ma potrebbe avere senso recitare un mantra sia perché ci calma, sia perché la “magia” del mantra potrebbe fare qualcosa, soprattutto se questo mantra è, per esempio, un mantra di compassione.
Il punto centrale: consapevolezza innanzitutto
Abbiamo capito che comunque recitare un mantra, già il solo fatto di portare la nostra attenzione su un mantra, ci può calmare. Il problema però va analizzato un pochino meglio.
Quando c’è avversione, quello che succede normalmente — e non ne siamo consapevoli il più delle volte — è che l’avversione, il fastidio, questo senso di “non mi piace quello che sto vivendo”, e anche il fatto che non ci piace il fatto di non farci piacere qualcosa, porta al desiderio di cacciare via tutto questo.
Quindi quello che di fatto stiamo facendo è nutrire l’avversione nei confronti dell’avversione. Ma cosa stiamo nutrendo se non altra avversione?
Questo è quello che potrebbe accadere se io mi affretto a recitare un mantra con l’animo pieno di avversione, con il desiderio di cacciare via questa avversione. Ecco, questo è un pericolo da scongiurare.
Non possiamo introdurre un mantra se prima non siamo consapevoli di come stiamo realmente, di cosa stiamo facendo.
Per questo dico che non è funzionale a scapito della consapevolezza. La fretta, in generale, vale per qualsiasi tipo di meditazione, inclusa quella con i mantra: non ci è mai di aiuto.
La meditazione, per sua natura, ci calma e ci fa affrontare la situazione con maggiore consapevolezza.
La pratica di consapevolezza: vipassana
La meditazione che trovo più utile in generale, senza levare nulla ai mantra, è shamata-vipassana: quindi osservare il respiro e sviluppare consapevolezza per quello che c’è.
Perché quando sviluppo consapevolezza per quello che c’è, ad esempio l’avversione, mi prendo cura di questa avversione e, soprattutto, prendendomene cura non nutro più l’avversione: nutro colui che se ne prende cura.
Sembra una differenza sottile, ma è sostanziale.
Il mantra come soluzione
Mi è successo comunque, non con l’avversione ma con altri tipi di fastidio, di farmi aiutare dai mantra, perché comunque il mantra di per sé può essere di aiuto. Può essere di aiuto perché è un po’ più veloce, è un po’ più “magico”, diciamo così.
Non lo consiglio a tutti, perché il pericolo è quello di appoggiarci troppo al mantra a discapito della consapevolezza.
Quindi non mi sento né di consigliarlo né di sconsigliarlo. Però attenzione: mai a scapito della consapevolezza.
Una volta che io sono consapevole che c’è avversione, la riconosco, gli voglio bene e ho bisogno di centrarmi in modo più funzionale, allora introdurre un mantra mi può essere di aiuto per concentrarmi di più, perché il mantra, essendo un oggetto su cui portare la nostra attenzione, aiuta a rimanere focalizzati.
Il ruolo della compassione nei mantra
Se poi il mantra che vado a usare è un mantra particolarmente funzionale per il mio stato, come quelli riguardanti la compassione, ecco che può essere ulteriormente di aiuto.
Perché la compassione che cos’è? È prendersi cura dei malanni, delle avversità, dei guai di qualcuno che non siamo noi. Potremmo anche essere noi, ma il più delle volte sono gli altri.
È più facile con gli altri, più funzionale con gli altri, perché con noi stessi rischiamo di ricadere nel tranello di provare avversione nei confronti dell’avversione.
Om Mani Padme Hum e la compassione
Per esempio, il mantra di Chenrezig o Avalokiteshvara — nome tibetano e sanscrito della divinità della compassione — è:
Om Mani Padme Hum
detto anche il mantra delle sei sillabe. (om ma ni pad me hum)
Questo mantra è un mantra di grande benedizione. Mentre lo recito, sapendo che serve per alleggerire tutti gli esseri in tutte le direzioni, in tutti i reami, ovunque si trovino, dal loro carico, dal loro fardello, dalle loro avversità, in qualche modo sto alleggerendo anche me stesso.
Non sono più focalizzato sulla mia avversione, ma vedo quanto l’avversione e tante altre qualità disturbanti possano far soffrire le persone.
Con questo mantra si tende ad alleggerire queste avversità e sofferenze.
Le sei sillabe e le sei afflizioni
Sono sei sillabe che riguardano sei stati di fastidio, di cui l’avversione è soltanto uno. È quello del regno degli inferi, forse il più dannoso.
Poi ci sono altri aspetti: la brama, l’altezzosità, l’invidia, l’ignoranza e il desiderio.
Tutti questi sono elementi che possono farci soffrire e sono alla base della sofferenza stessa. Recitare un mantra come Om Mani Padme Hum può quindi essere di grande aiuto per alleggerire la sofferenza.
Altri mantra e pratiche
Ho fatto un esempio, ma c’è anche il mantra di Tara, un’altra figura di grande compassione.
E poi ci sono altri mantra. L’Ho’oponopono è un bellissimo mantra che ci connette con gli altri esseri e ci riconduce al perdono, all’amore, all’altruismo e all’umiltà.
Sono moltissimi i mantra che aiutano a sviluppare queste qualità.
Guarda il Video – Avversione mentale: il ruolo potente dei mantra (e il loro limite)
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