La vita è un viaggio costellato di sfide e ostacoli. Ogni difficoltà che incontriamo può sembrare insormontabile, ma è proprio attraverso queste prove che cresciamo e ci evolviamo.

Il concetto dello “sfidante” ci invita a vedere le difficoltà non come nemici, ma come opportunità per migliorare e trasformare la nostra esistenza.

Scopriamo insieme come affrontare lo sfidante e trarre il meglio da ogni situazione.

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come togliere il potere allo sfidante?

questo articolo è stato estrapolato da una sessione del Come Meditare Coaching qui trovi maggiori informazioni su questo servizio di sostegno nel tempo: http://www.comemeditarecoaching.it

La domanda per esteso è: sto continuando a rileggere Eckart Tolle, Ti chiederei la cortesia di riprendere concetti fondanti come lo sfidante, di come si affronta per depotenziarlo.

Lo sfidante è una sfida continua

Dunque, lo sfidante è una ha un bel film documentario di YouTube che consiglia nel corso del come meditare coaching. Ormai è un po’ datato, ma è datato nel senso che è un Evergreen.

Nel senso che non risente del tempo, però, insomma, è online da parecchi anni ma va. È sempre valido e lo sfidante è la sfida che abbiamo nell’attraversare gli ostacoli che, in qualche modo, la vita ci frappone.

La sofferenza come parte integrante della vita

Lo Sfidante1 - Superare gli ostacoliParlavamo prima di Karma, di ostacoli, di buche nel marciapiede. Che cosa sono questi ostacoli? Che cosa sono questi, che cos’è questo sfidante?

È una sfida continua a cui la vita ci obbliga, possiamo anche chiamarla qualche volta come il male, il dolore, la sofferenza. Ma noi cresciamo attraverso di essa, una vita tutta liscia non esiste, una vita, chi di noi non ha sofferto almeno una volta?

La sofferenza come occasione di apprendimento

La sofferenza è parte integrante di questa vita, ma è quello che ci forgia, è quello che ci permette di evolvere.

Proprio come nell’esempio della buca del marciapiede, noi cadiamo tante volte nella stessa buca. Ma ogni volta impariamo qualcosa di diverso. Fino a sradicare quel problema alla radice e non avere più bisogno di ricapitare con la stessa lezione.

Però, ogni volta che noi cadiamo in quella buca, noi soffriamo. Ogni volta che cadiamo in un’esperienza dolorosa, noi soffriamo.

La sofferenza è comunque soggettiva, ho appena detto che ce l’abbiamo tutti ed è vero, ma è soggettiva.

L’importanza della reazione positiva agli stimoli

L’evento che causa la sofferenza è di per sé neutro, questo lo si dice anche in psicologia. C’è un elemento stressante chiamato stressor e poi c’è una risposta a questo stressor che può essere positiva o negativa perché di per sé lo stressor è uno stimolo.

La parabola di Buddha come esempio

Un’esposizione troppo lunga a questo stimolo senza aver dato una risposta adeguata a questo stimolo è motivo di stress negativo che si chiama distress. Quando noi parliamo di stress spesso intendiamo quindi lo stress negativo, ma ha un nome diverso, si chiama appunto distress

Perché invece se noi siamo in grado a uno stimolo esterno di dare una risposta immediata costruttiva positiva, usciamo.

Ci obbliga a uscire dalla nostra zona di comfort e ci insegna qualcosa di nuovo e a quel punto questo stressor si è trasformato in noi in eustress che è una risposta positiva, di fatto diventa uno stimolo.

Lo stimolo è, abbiamo detto, è neutro, la risposta positiva allo stimolo è stata fonte di stimolo, ci ha reso vivi, ci ha fatto imparare qualcosa e siamo, abbiamo cambiato la nostra zona di comfort che si è allargata e abbiamo imparato qualcosa in più.

Non siamo più quelli di prima, ma siamo quelli di prima con in più un’esperienza positiva.

La vita come esperienza di apprendimento

In aggiunta, c’è una bella storia di Buddha, una parabola di Buddha, chiamiamola così, che è la storia delle due tigri.

Che è questa, c’è un uomo che a un certo punto viene inseguito da una tigre e quindi comincia a correre. Corre, corre, corre, corre e la tigre sempre dietro.

Arriva a un certo punto che c’è un precipizio, un burrone e la si acc non può più andare avanti perché dietro c’è sempre la tigre che lo sta inseguendo e quindi si guarda giù e vede che sotto c’è un’altra tigre ad aspettarlo, una tigre si sta avvicinando, un’altra è pronta a riceverlo e lui allora che fa? Si cala sul dirupo reggendosi una radice.

Questa radice a cui lui si appende viene rosicchiata da due topolini, uno bianco e uno nero e quindi presto questa radice non lo potrà più sostenere. Sopra sempre la tigre, sotto sempre l’altra tigre.

Mentre sta lì in quella situazione poco avanti vede una piantina di fragole, ne coglie una, la mette in bocca ed è buonissima.

La dualità della vita

Ecco questa parabola di Buddha mi diverte perché, che quando studiai counseling, appunto, avevo il mio libro sullo stress e cominciava proprio con questa parabola per evidenziare come anche le circostanze più nefaste della vita alla fine possono essere colte con disperazione o con opportunità.

A proposito, opportunità mi pare che di ricordare che l’ideogramma, mi pare cinese, per opportunità fosse, avesse anche una valenza negativa. Quindi, sempre a confermare che la sofferenza, la difficoltà, lo stress ha due medaglie, è come una medaglia che ha due rovesci, uno positivo e uno negativo e sta un pochino a noi riuscire a reagire o ad agire in modo costruttivo.”

Guarda il Video di questo articolo – Lo Sfidante 1: Come Superare gli Ostacoli della Vita

Continua con l’approfondimento su Lo Sfidante 2: Oltre il Corpo di Dolore:

Sfidante 2: Oltre il Corpo di Dolore

 

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