Recentemente ho risposto ad una domanda sullo sfidante. Ho dato anche delle soluzioni, e anche quali pratiche meditative. Di fatto, la meditazione aiuta a vincere, nel senso di superare lo sfidante. Trovi il breve articolo qui.

Ma conoscendo chi mi ha fatto quella domanda, credo sia opportuno aggiungere qualcosa, su un aspetto dello sfidante.

questo video è stato estrapolato da una sessione del Come Meditare Coaching qui trovi maggiori informazioni su questo servizio di sostegno nel tempo: http://www.comemeditarecoaching.it

clicca qui per andare alla versione video (se disponibile) o continua la lettura

Lo sfidante, lo ricordo, è anche un bellissimo film, un bellissimo documentario, un docufilm fatto anche con tecniche semplici, ma di grande valore, di qualche anno fa, ma sempre verde e sempre utile.

Clicca qui per visionare gratis l’intero docufilm de Lo sfidante

In questo contesto, lo sfidante è associato anche a un concetto molto ben espresso da Eckhart Tolle, che è quello del corpo di dolore, e vorrei spendere due parole in più su questo corpo di dolore, per capire come funziona, come superarlo e anche il perché ho suggerito queste tecniche meditative che ricorderò più avanti dopo la spiegazione.

Il Corpo di Dolore

Il corpo di dolore: che cos’è questo corpo di dolore? È un corpo, quasi come un corpo fisico.

Non è un corpo fisico, ma ha una sua densità, e sicuramente ha una sua capacità di coagulare, in qualche modo, di vincolare e spingere il corpo in una direzione o nell’altra. Spesso noi siamo automatici in certe reazioni.

Si dice che appunto c’è una reazione dovuta al cervello rettiliano. Quindi ci sono delle azioni che per paura facciamo senza che ne abbiamo realmente un controllo cognitivo, vengono in automatico e sono atte a difendere il corpo fisico.

Quindi noi abbiamo un corpo fisico che reagisce, questo è noto. Ora, abbiamo anche un corpo non fisico che reagisce. Per capire meglio che cos’è e come si forma, faccio riferimento all’iconografia buddista che, nel Bhava Chakra, cioè nella ruota dell’esistenza (chi fa il come meditare coaching se lo ritroverà a un certo punto, intorno al 20esimo modulo).

In questo Bhava Chakra ci sono 12 anelli che si condizionano vicendevolmente. Sono infatti detti anelli di coproduzione condizionata, perché insieme uno condiziona l’altro, si condizionano a vicenda, e sono anellati in una catena che gira.

Quindi uno porta l’altro, che porta l’altro, che porta l’altro, che porta il primo, che porta il secondo, quindi non c’è neanche un primo e un secondo. È una catena fatta di tanti anelli, che però è chiusa ad anello a sua volta. Sono 12 aspetti che vengono rappresentati in modo anche simbolico e quello che ci interessa nello specifico è una barca con dentro due persone.

Queste due persone sono il nome e la forma (Nama Rupa). La forma è il corpo fisico con cui ci identifichiamo, il nome è un corpo energetico, possiamo chiamarlo psiche, cioè quel soffio vitale che è dentro il corpo fisico ma non è esattamente l’anima né la coscienza, ma è viziata da uno schema mentale.

L’Importanza del Nome e della Forma

Mi spiego meglio, cerchiamo… Intanto andiamo alle cose semplici. Il nome: io mi identifico nel nome, sin da piccolissimo mi sento chiamare Claudio.

Magari non sapevo che cosa significasse Claudio, ma io mi identificavo con quel Claudio, ho cominciato a capire che ero io.

Quindi il mio nome è qualcosa di strettamente legato a me, ma non a me come corpo, ne come coscienza, come richiamo all’essenza che è in me. In questo senso, il soffio vitale sì, quindi un’essenza fatta di informazione che alberga dentro il corpo.

È qualcosa di diverso dall’anima, è qualcosa di simile ma allo stesso tempo diverso, è come un ulteriore corpo abitato dall’anima. Ecco, così è più corretto. L’anima alberga dentro il corpo fisico, ma prima di albergare in quello fisico, alberga in quello energetico.

I tibetani, esperti di aldilà, ci spiegano come moriamo ma anche come nasciamo. La prima cosa che si forma non è il corpo fisico, ma è questo corpo mentale viziato, un corpo viziato da degli schemi mentali.

Questo lo dicono anche i 12 anelli della coproduzione condizionata, che una coscienza già viziata dalla vita precedente, in qualche modo, cerca di ricostruire una nuova esistenza ma è altamente viziata dagli schemi karmici che ci portiamo appresso.

Tutti noi conosciamo nella vita quotidiana come certi modi di pensare miei mi fanno agire in un certo modo, come invece certi schemi mentali della mia partner la fanno agire in un modo diverso.

Ciascuno di noi vede che siamo condizionati da delle idee, degli schemi di pensiero che in qualche modo ci connotano.

È quindi un corpo di energia, un corpo di schemi mentali, un corpo karmico, un corpo viziato che è anche fonte di divergenza, di sofferenza. In altre parole, il corpo di dolore. Io non sono Eckhart Tolle, quindi che cos’è il corpo di dolore secondo lui andrebbe chiesto a lui.

Ti dico secondo me che cos’è: secondo me è proprio questo che ci dicono i tibetani, cioè è un corpo non dissimile da un corpo fisico, abbastanza denso da condensarsi ulteriormente in un corpo fisico.

I tibetani ci dicono che nasciamo prima come corpo psichico, come corpo mentale, che è un corpo di energia sul quale si va a creare il corpo fisico. I famosi chakra, la famosa Kundalini, la famosa aura: non è un caso che questa aura, molto luminosa in certe persone, venga descritta in tutte le tradizioni, dall’Oriente al Medio Oriente all’Occidente.

Certi santi hanno l’aura, ci sono persone che la vedono, tendenzialmente se offuschi un po’ gli occhi potremmo anche farci un’idea dell’aura di una persona che abbiamo davanti. Io non ho raffinato questa cosa e francamente la trovo un po’ New Age, dal mio punto di vista personale.

Ciò non di meno, non posso negare che evidentemente tutto torna. Quindi, prima si forma questo corpo di energia, questo corpo mentale con cui io mi identifico.

Ecco perché in questo disegno c’è in questa barca il nome e la forma, perché questo nome caratterizza, è quello che dà la connotazione.

Io, come Claudio, in questa esistenza, ho delle caratteristiche, ho degli schemi di pensiero, ho dei vizi, ho una sofferenza che ho avuto modo, grazie alla meditazione e altre pratiche, anche di guardare spesso con gli occhi e francamente ho difficoltà ad affrancarmi.

Perché? Perché la sensazione è che abbandonando certi schemi di pensiero con cui mi identifico è come se morisse questo Claudio.

Identità e Risveglio

E tecnicamente, non sarebbe del tutto sbagliato perché non morirei mai, ma non morirei come anima, come divinità che è in me. Ma come Claudio, effettivamente, morirei come morirebbe un sogno quando ti svegli al mattino.

Eri sempre tu, eh? Tu non smetti di esserci al mattino, solo che il tuo sogno con cui eri identificato non c’è più e quindi è morto. Ecco, smettere di identificarsi con quel Claudio significherebbe in qualche modo determinare la fine di Claudio.

Il Corpo di Dolore e gli Schemi Mentali

Poi, da risvegliato, posso continuare a vivere dentro Claudio, dentro il suo corpo e dentro questi schemi mentali, ma non sono più Claudio.

Ecco, questo è quello che in qualche modo fa un risvegliato e io ho difficoltà a risvegliarmi perché non voglio. Sono talmente identificato col quel corpo di dolore di Claudio che non voglio fare questo scatto e quindi mi autolimito.

Sì, è l’ultimo inganno probabilmente di questo corpo di dolore, ma sta avendo effetti, noi a un certo livello, chi più consapevolmente, chi meno consapevolmente, siamo attaccati a questi schemi di pensiero.

C’è un detto, di un allievo che chiede al maestro: “Maestro perchè non mi risveglio?” e il maestro risponde “perchè resisti”.

L’Esoterismo e il Potere del Nome

Ecco, il corpo di dolore è qualcosa a cui ci attacchiamo, è qualcosa a cui con cui ci identifichiamo, con cui ci riconosciamo.

Ci sono tante persone che si lamentano, si lamentano, si lamentano, se gli togli occasione di lamentarsi, se ne inventano di nuove, se gli va tutto bene nella vita, troveranno comunque qualcosa che non va nella vita e queste persone hanno bisogno di eventi negativi perché il loro schema di pensiero è quello di lamentarsi.

Quindi, vanno a cercarsi cose di cui lamentarsi e la Vita sarà generosa nell’offrirgliene.. In realtà,  siamo un po’ tutti così, in alcune persone è più evidente.

Però, in realtà, lo siamo un pochino tutti viziati da questo schema di pensiero. Riconoscere che effettivamente c’è un corpo simile a quello fisico che è psichico ed è doloroso ci può aiutare intanto ad alleggerirlo, a renderlo meno denso, a renderlo meno fastidioso, a dire senza bisogno di essere identificato con quel dolore.

Non è che sono io che soffro, è quel Claudio che sta soffrendo. Ci può essere di grandissimo aiuto quindi capire che c’è un corpo di dolore, che agisce secondo certi schemi ci può essere di grande aiuto realizzare che è qualcosa che abito, con cui tendo ad identificarmi ma “non sono io”.

Ogni tanto mi veniva in mente, poi non l’ho ancora detto, apro una parentesi per dirlo perché può essere interessante che nella nell’esoterismo si dice che conoscere e noi è come se avessimo due nomi.”

il nome esoterico

“ddirittura, uno è segreto perché conoscere il nome anche nell’alchimia no si si si si si evoca la sostanza che mette nel pentolone. No, per esempio, cioè, il nome ha una sua vibrazione.

E questa vibrazione ha un suo aspetto esoterico magico e quindi i maghi neri non devono conoscere il tuo nome segreto perché altrimenti possono danneggiarti questo si dice nell’esoterismo, questo va anche se non mi piace la new age questo va anche oltre.

“Però è utile vedere che tutto torna, è utile anche qui conoscerlo noi cerchiamo di renderlo più terra terra più concreti, non dimentichiamoci però dell’importanza del nome è anche utile, per esempio, quando conosci qualcuno ricordarti i nomi, io sono uno di quelli che all’inizio non faceva tanto caso ai nomi e tendeva a dimenticarli mi devo sforzare ma cerco di sforzarmi per ricordarmi i nomi di tutti e non sbagliarti poi ogni tanto può capitare che uno si sbaglia ma è importante far vedere a qualcuno che lo hai ascoltato che riconosce il suo nome per è importante eh chiamare qualcuno col suo nome e non “capo” come si fa da queste parti.

La Natura Dualistica dell’Esistenza e i Suoi Effetti

Quindi il nome ha un suo legame con te magico importante ma è legato all’esistenza, l’esistenza è dualismo è sofferenza cioè noi necessariamente in un corpo fisico e anche in un corpo dotato di schemi mentali e vediamo quanto sono intrecciati questi:

si soffriamo perché bramiamo e se non mangiamo se non ci proteggiamo per noi è motivo di ansia di stress di sofferenza cerchiamo di scansare ciò che è spiacevole a beneficio di ciò che è piacevole.

Quindi abbiamo odio rancore e rifiuto per ciò che è spiacevole e abbiamo invece brama per ciò che è piacevole accumulando anche più del necessario talvolta e poi c’è una terza via che è quella di mettere che è l’ignavia che è il mettere la testa sotto la sabbia e non guardare la realtà per quella che è di fatto è un altro modo per alimentare il corpo di dolore perché semplicemente non lo riconosce come tale non va a indagare come funzioni.

invece capire come funzioniamo vedere questi schemi di pensiero e capire che queste tre reazioni fanno parte di questi due corpi ma non fanno parte dell’essenza che è al di là di questi corpi riconoscere questo riattiva quell’essenza “divina”.

Cioè capisci che sono delle modalità necessarie in questa esistenza perché se non non avessi l’istinto di avere paura del di ciò che mi fa male mi avveleni mi brucerei col fuoco mi metterei in pericolo -ovvero metterei in pericolo il corpo fisico- se non avessi brama io semplicemente sarei nell’inavia e basta e non mi attiverebbe.

Non facciamo come il risvegliato che non a caso si chiama un risvegliato che sa che è tutto un sogno che continua a identificarsi volutamente con quel corpo e quel nome quindi quel nome e quella forma con quell’identità con quella personalità.

Ecco alcuni la chiamano personalità questo insieme di corpo di dolore e corpo fisico, corpo mentale e corpo fisico e sa che non è questo insieme.

Ogni tanto so di non essere Claudio, ma quando lo so nn sono più Claudio è come se lo indossassi.

Quando sono assorto da un bel tramonto e allora a quel punto io sono il tramonto non sono più solo chi lo sta contemplando sono in unione con qualcosa di superiore a me.

E ogni volta che mi accorgo che è un gioco di Claudio è come se riconoscessi come in un sogno lucido appunto che c’è dell’altro con cui posso identificarmi che io in realtà sono quell’altro e che questo è solo un corpo, solo un corpo che è fonte di frustrazione di dolore di brama di ansia di fastidio e di ignavia ma non c’è nulla di male in tutto ciò fa parte del pacchetto vita e il pacchetto vita è meraviglioso.

Guarda il Video – Lo Sfidante 2 – Il Corpo di Dolore

 

qui trovi il corso base di meditazione vipassana:
www.comemeditare.it/vipassana

qui trovi il corso avanzato di consapevolezza:
www.comemeditare.it/corsoavanzato

qui trovi il corso “meditazione per indaffarati” 7 minuti al giorno per una vita serena e consapevole
www.meditazioneperindaffarati.it

 

torna alla Homepage per istruzioni semplici su come meditare:
https://comemeditare.it/

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *