Quando il giudizio è dannoso

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 Questo è un tema ricorrente.

Ognuno di noi ha delle esperienze un pochino diverse, ma alla fine sono tutte riconducibili al fatto che ci accorgiamo che noi abbiamo dei pensieri.

Ribadisco che avere pensieri è normale: siamo esseri umani, quindi abbiamo dei pensieri.

Noi ci accorgiamo di avere un pensiero – e che quindi, fino a un attimo prima ero trascinato da quel pensiero – ma nel momento in cui me ne sono accorto che stavo pensando, sono di nuovo presente.

Sono di nuovo testimone, la mia parte cognitiva è al servizio di quello che sta succedendo in me: stavo pensando.

Però, attenzione, stavo pensando un attimo prima.

Che succede però?

Succede che la mente grossolana – questo proliferare di pensieri – mi fa essere giudicante nei confronti del fatto che un attimo prima stavo pensando; sto avendo un pensiero giudicante sul fatto che stavo pensando, ma in quel momento non stavo pensando più (non stavo pensando nel senso che non ero più trascinato dai pensieri, ne ero consapevole che stavo pensando).

Di nuovo però ti puoi accorgere anche di questo: che è subentrato un pensiero giudicante.

A me succedono talvolta, velocissimamente, tutta una seri di idee: “Non mi devo giudicare”, “Ma no: mi sto giudicando nel fatto che non mi dovrei giudicare ma ecco che mi sto ri-giudicando…”

Alla fine ti vien da ridere, per quanto, veramente in un attimo, i pensieri sono velocissimi a rientrare dalla finestra.

Però, se rimani con il testimone attivo, non c’è nulla di sbagliato nel rendersi conto di questo processo: il nostro lavoro non è eliminare i pensieri.

Noi siamo abituati a pensare che una cosa è giusta e che una cosa è sbagliata, che una cosa fatta e che un’altra va eliminata; in parte è anche vero, ma il vero processo non è eliminare direttamente qualcosa: è consapevolizzare, perché è la consapevolezza che trasforma.

È la consapevolezza che aiuta a risolvere il problema, non cacciare il pensiero, perché lo cacceresti con un altro pensiero, e saresti di nuovo trascinato via.

L’unica cosa è arrendersi a quello che c’è, e osservarlo.

Quindi non arrendersi in senso passivo, ma arrendersi in modo proattivo, da protagonista: io osservo cosa sta succedendo dentro di me.

E già solo l’azione della consapevolezza trasforma quello che c’è, in un attimo divento protagonista della mia vita; prima ero passivo (ero “vissuto” dai miei pensieri), mentre dopo sono diventato pienamente vivo.

E questo crea pace.

Anche rispetto all’ansia, anche rispetto ai pensieri compulsivi: tutto è osservabile.

Quindi, quanto è dannoso?

Finché te ne accorgi, niente.

Tanto, se non te ne accorgi; ma, dal momento che ti poni questa domanda, probabilmente te ne sei accorto, e puoi notare quanto è dannoso.

Ma dal momento in cui noti quanto è dannoso, già non è più dannoso.

Ecco come la consapevolezza trasforma.

 

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