Un abbonato al Come Meditare Coaching domanda:

Come aiutare gli altri con la meditazione?

Oh, ci sono varie meditazioni per aiutare gli altri. Alcune sono fatte anche di visualizzazioni, per cui tu vedi l’altro circondato da una luce benefica. Tutte queste cose qui sono efficaci.

Allo stesso tempo, ci sono due modi, due modi per aiutare gli altri. Uno più potente di un altro, quello più potente è controintuitivo. Quindi ci arriviamo fra un attimo. Cerco di soddisfare prima quella che immagino possa essere un’aspettativa dietro questa domanda, cioè come aiutare gli altri con la meditazione?

questo video è stato estrapolato da una sessione del Come Meditare Coaching qui trovi maggiori informazioni su questo servizio di sostegno nel tempo: http://www.comemeditarecoaching.it

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Mandare benevolenza e gentilezza (Metta)

come_aiutare_meditazione_300pxSicuramente c’è una pratica che è quella di mandare benevolenza, mandare gentilezza, un pensiero gentile.. Buddha suggeriva questa bellissima pratica che è la pratica di Metta, come la chiamava lui, che io ho chiamato la meditazione della pace interiore.

Questa attitudine di mandare gentilezza amorevole è di grande aiuto per gli altri e quindi la prima qualità è mandare un pensiero gentile. Quando io, come nell’esempio che facevo prima, di mandare la luce, che cosa sto facendo mandando una luce benefica? Sto mandando una benedizione e quindi lo posso fare anche senza necessariamente visualizzare questa luce, lo posso fare dentro il mio cuore, mandando un pensiero gentile a questa persona.

E questa è una prima sfumatura, quella appunto di mandare gentilezza amorevole che Buddha chiamava Metta.

Lo sviluppo della compassione (Karuna)

Ma c’è un ulteriore passo che possiamo fare se vogliamo veramente aiutare qualcuno, perché aiutare qualcuno significa accorgerci che quella persona potrebbe avere bisogno di aiuto e quindi immaginiamo che questa persona possa avere un dolore fisico o mentale e quindi nei confronti di questa sofferenza io mando un pensiero gentile.

Però attenzione, a questo punto non mando più soltanto un pensiero gentile tipico della Metta alla persona, ma il mio focus comincia a spostarsi sulla sofferenza di questa persona. Quello che sto sviluppando, quindi, è qualcosa di sottilmente diverso che Buddha chiamava Karuna, che è la compassione.

Cioè, io so che stai attraversando un momento difficile. Io ti vorrei stare accanto, ti vorrei in qualche modo mandare le mie benedizioni. Mando sì le benedizioni, ma come vedi il focus a questo punto è la sofferenza. E questa attitudine quindi è sottilmente diversa e si chiama appunto compassione.

Un’attitudine che parte con l’empatia, quindi io mi metto accanto a te e sapendo di essere diverso da te comunque mi sintonizzo con questa sofferenza e ti auguro ogni bene. Ogni bene. E questa è una cosa potente che possiamo fare. Sembra leggera, ma è estremamente potente.

Trovi la Pratica della Compassione (Karuna) nel corso sulle 4 Dimore Sublimi:
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Differenze tra le pratiche e coltivazione

A me Karuna e Metta, quindi la compassione, la gentilezza amorevole hanno aiutato in tantissime situazioni. Sono leggermente diverse dalla Vipassana, non sempre ci piacciono perché in Vipassana stiamo con quello che c’è. Qui invece dobbiamo coltivare qualcosa. Infatti queste pratiche venivano chiamate anche coltivazioni.

Il termine usato da Buddha era Bhavana, che significa appunto coltivazione e quindi coltiviamo, aumentiamo, cerchiamo di sollecitare che io sia felice, che tu sia felice, che tutti gli esseri siano felici. Cerchiamo di sintonizzarci con la gioia, con la felicità e trasmetterla a qualcuno. Ecco la gentilezza amorevole.

Se poi il focus è la sofferenza, io sviluppo questa compassione, pardon, che è un passo, perché quando io comincio a spostarmi sulla sofferenza degli altri, io che cosa faccio? Sposto dalla mia sofferenza, dal focus su di me, o me misero o me tapino.

Quindi io quando noi soffriamo tutti quanti noi tendiamo a chiudere il cuore, a chiuderci in noi stessi e a dirci “perché proprio a me? Perché?” e guardiamo soltanto il nostro giardino aumentando esponenzialmente questa sofferenza. Perché proprio a me? Perché io? Perché quando vediamo la sofferenza negli altri il focus non sono più io. Io ci metto del mio per mandare il meglio a te.

E quindi, come vedi, il focus comincia a essere non più la sofferenza in sé, ma il desiderio di affetto, l’empatia, la compassione. Queste qualità sono esponenziali, mentre l’autocompiacimento ci porta in un vortice negativo; la compassione ci porta in un vortice positivo. Per cui questo focus di amorevolezza, di pensieri gentili verso la sofferenza, verso gli altri ci apre il cuore.

Quindi, invece di stare chiusi con una corazza, ci apriamo e questa apertura cambia totalmente lo stato interiore anche nostro.

La pratica controintuitiva: curare se stessi

Ti avevo preannunciato comunque che c’è un’ulteriore pratica che possiamo fare ed è controintuitiva. Uno dei modi migliori perché anche tutto questo sia efficace, quello che abbiamo detto, è comunque sviluppare un’attitudine sana nei nostri confronti.

La stessa mindfulness, la stessa Samatha Vipassana, quindi la pratica di consapevolezza, ci aiuta a dimorare in uno stato di calma, a ritrovare freschezza del cuore. Questa freschezza del cuore è il dono migliore che noi possiamo dare a qualcuno che sta soffrendo.

Se noi ci mettessimo al capezzale di qualcuno che sta male o qualcuno addirittura che sta morendo, cercando di rasserenare noi stessi, è come se vibrassimo di una pace interiore che è il vero dono che arriva a questa persona.

Molte cose, quando stiamo soffrendo, e a maggior ragione per chi è in fin di vita, avvengono a livello molto sottile. Ecco perché è controintuitivo: la cosa migliore che possiamo fare nei confronti di qualcuno è curare noi stessi. Se siamo sereni, o il più sereni possibile in certe circostanze, ecco che stiamo offrendo qualcosa di profondamente utile per l’altro.

Consigli pratici sulle tre meditazioni

Io consiglio personalmente: uno dice, “Vabbè, ma tu hai consigliato praticamente tre meditazioni diverse: la Samatha-Vipassana, la Metta e la Karuna. Che cosa consigli di fare?”

Io consiglio di fare tutti e tre o anche, se vuoi, come dire, farne due. Da una parte possiamo sviluppare consapevolezza e pace interiore in questo modo e dall’altra con Karuna, quindi con la compassione siamo tranquilli, mandando un pensiero gentile sviluppiamo anche la gentilezza amorevole, la Metta.

Se vogliamo saltarne una, salta Metta, perché già in Karuna in qualche modo è implicito questo augurio, questo auspicio fatto di un sorriso, di buon cuore. Questo secondo me è il modo migliore che possiamo fare per aiutare gli altri.

Piccoli gesti concreti

Se poi in questo modo gentile è accompagnato anche da un piccolo gesto gentile, una donazione anonima, un “ti vado a fare la spesa”, un aiuto proprio piccolo, concreto per qualcuno che può avere bisogno, eh, proprio anche donando un pochino del proprio tempo — non necessariamente i soldi — possiamo direttamente donare il nostro tempo, no? Anzi, è più bello.

Andare a fare la spesa al posto tuo, anche se sei molto impegnato o distratto, è un gesto significativo. Il gesto in sé, a prescindere da chi la paga, non è secondario.

Poi, se questi gesti sono anche fatti in anonimato, arrivano comunque: anzi, certe volte sono anche più efficaci, perché non metti l’altro nella posizione di dover ricambiare. Sono ancora più gesti di gentilezza gratuita.

Guarda il Video – Come Aiutare gli Altri con la Meditazione

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