Chi è Claudio Padovani?
Qual’ è stato il suo percorso?
(Perché si occupa di meditazione? Chi glielo fa fare?)

Scopri anche:

Guarda il video qui sotto o scarica l’audio (dura 18,45 minuti):

 Mi sono chiesto: “Perché al sondaggio della Meditazione per Indaffarati” ho ricevuto delle domande così personali?

 E ieri l’ho capito con la pratica: Le esperienze personali valgono più di mille parole!!

 (se vuoi sapere che mi è successo ieri clicca qui:Un mondo migliore: in pratica! L’esempio da dare ai figli)

 

se vuoi tornare a delle semplici istruzioni per fare la meditazione clicca su: come meditare

59 Responses

  1. Grazie Claudio per il regalo che mi hai fatto in riguardo al video sulla respirazione. Sicuramente è stato utilissimo a tanti praticanti.
    Metti sempre tutto te stesso nelle spiegazioni. Si vede come l’esperienza primeggia, ma é sostenuta dal tuo sapere.
    Un abbraccio!
    Gianluca

    1. ciao Gianluca vorrei sapere come è per te l’esperienza: ti ho detto la mia, tu mi hai citato Chandapalo, ma come è per te l’esperienza?

    2. Ciao Claudio,
      grazie per avermi chiesto in riguardo alla mia esperienza. In tutta sincerità ti posso dire che dipende molto dallo stato d’animo. Se tendo a verificare, mi faccio condizionare dalle parole e quindi è come se mi “imponessi”di avere un respiro prima lungo e poi corto. Allora mi sembra sia così. Ma quando mi lascio andare all’esperienza, trovo che il respiro diventa come un’onda che culla il mio corpo. Una bella sensazione. Come nel video avevi detto, poi non sempre le caratteristiche di lungo e corto sono assolute. Infatti anche i grandi della meditazione, tendono a sistematizzare a modo loro il Sutta.
      Tu stesso che sei un mediante esperto, io ti considero “maestro”, hai spiegato benissimo che dietro le parole quello che conta è la pratica.

        1. Ciao Claudio. Il mio non è un commento ma una domanda. Vorrei partecipare a uno di quei ritiri di meditazione che durano 10 giorni ma non ho idea dove cercarli. Potresti aiutarmi e fornirmi qualche indirizzo. Grazie

  2. Caro Claudio,
    ti chiedo una conferma su queste cose che ho letto:nel libro di Bhikkhu Analayo queste parole: Dopo aver descritto l’ambiente e la postura adatti, il Satipatthana Sutta prescrive al meditatante di inspirare ed espirare con consapevolezza. Poi, il meditante dovrebbe diventare consapevole della lunghezza di ogni respiro come “lungo” o “breve”. Lo scopo qui è osservare respiri lunghi e brevi, non controllare volontariamente la lunghezza del respiro. Ciononostante, il passaggio dal riconoscere respiri più lunghi a riconoscere respiri più brevi riflette il fatto che il respiro diventa più corto e sottile mentre lo si osserva per via dell’approfondirsi della quiete mentale e fisica.

    Il rapporto dei respiri più corti con lo sviluppo di un certo grado di concentrazione è messo in luce da Dhammadharo, Dhiravamsa, Goenka, Khantipalo.

    La considerazione è questa: quindi inizialmente se ci assestiamo e centriamo nella consapevolezza, il respiro diventa lungo, poi con l’aumentare della concentrazione nella seduta, tende a diventare più corto e sottile.
    Questo riflette in pieno le parole del Buddha nel suo discorso.
    Un caro saluto.
    Gianluca

    1. ciao Gianluca, confermo quasi tutto, in particolare l’enfasi sullo stare con consapevolezza sul respiro senza volerlo modificare. Tuttavia nello stesso sutra, che riprende l’anapanasati sutta e i 16 respiri in consapevolezza il meditante “calma e rasserena la mente”. Io enfatizzo il fatto che ci si apre a questa posibilità rimanendo nell’ambito della consapevolezza, ma le sfumature ed il confine verso una azione deliberata anzichè pura osservazione è sottilissimo. Io preferisco nomn varcerlo e rimanere nel campo della pura osservazione aprendoci alla possibilità di un potenziale cambiamento (tutto è impermanente).
      L’unica piccola difformità, che nella mia personalissima esperienza riscontro rispetto alle tue parole riguarda il respiro, che da corto si fa sempre più lungo e sottile e non “più corto e sottile”. Ma non è di grande importanza giacchè non cerchiamo uno standard o un modo giusto o sbagliato, ne una aspettativa su come dovrebbe essere, ma stiamo col respiro così come lo sperimentiamo nel momento presente. Questo è in fin dei conti quel che conta.
      Mi permetto di consigliarti il corso che ho fatto sul satipatthana sutta: https://comemeditare.it/corsoavanzato Se avessi difficoltà rispetto alla cifra suggerita puoi sempre fre una libera offerta.
      Tanta gioia a te e tutti gli esseri
      Claudio

      1. Grazie Claudio per la tua chiarissima e precisa risposta.
        Infatti è come dici tu, la tua esperienza ti ha portato a sentire i respiri nel modo in cui descrivi:da corto si fa sempre più lungo e sottile.
        Altri, come i maestri che ti ho indicato sentono che il respiro diventa più corto e sottile. Inoltre sicuramente volevano enfatizzare il fatto che nel Sutta, il Buddha passa da respiri lunghi a respiri più corti, ma potrebbe anche essere che stesse generalizzando. Interpretare perfettamente le parole del Buddha non è sicuramente cosa possibile. Come dici benissimo tu:Ma non è di grande importanza giacchè non cerchiamo uno standard o un modo giusto o sbagliato, ne una aspettativa su come dovrebbe essere, ma stiamo col respiro così come lo sperimentiamo nel momento presente. Questo è in fin dei conti quel che conta.
        Un caro saluto.

  3. Avrei una domanda… quando medito mi rilasso e la schiena mi scende , stare dritto per me è molto difficile , mi ci vuole impegno e dopo tutto il rilassamento del respiro finisce,ovvero ho due comandi contrastanti ,uno di rilassarli uno di stare dritto ,come posso fare per ottenere entrambi? Il rilassamento e lo stare dritti ?

    1. ciao Mattia. l’equilibrio lo trovi proprio nella via di mezzo, così otterrai una mente ben lucida (se la postura non è accasciata) e la giusta rilassatezza. Cercala e la troverai.
      Certo se la schiena è rigida non va bene infatti dico “schiena dritta ma non rigida”; tuttavia quando non siamo accasciati su noi stessi ma teniamo una schiena eretta, senza sforzi o rigidità la colonna vertebrale funge da colonna portante e il resto del corpo si può abbandonare e rilassare sostenuto dalla schiena in modo naturale. Quando trovi questo equilibrio riuscirai a mantenere la posizione con agio anche per tempo.
      qui trovi maggiori dettagli:
      https://comemeditare.it/come-si-medita/manuale-di-meditazione/come-meditare-correttamente-e-posizione-meditazione/

  4. ad esempio se vedo un video di un concerto mi vengono in mente ricordi passato di quando sono stato a qualche concerto.se vedo qualche altra cosa mi viene in mente una cosa passata che riguarda quella cosa

  5. Ciao Claudio è una settimana che i primi giorni avevo dei pensieri di una cosa mia passata e sentivo dolore poi questi pensieri sono pian piano spariti e anche il dolore ora sono un paio di giorni he ho un nodo alla gola

    1. bene stai cominciando ad accorgerti che i fenomeniappaiono ma poi scompaiono. Stai cominciando a scoprire quella che chiamano “impermanenza”. Non c’è bisogno quindi che fissi o ti attacchi a qualcosa che sta accadendo, ne di positivo ne di negativo in quanto è transitorio, evanescente e non rappresenta te

      1. si ma non mi sento bene. ho un nodo alla gola e mi sento molto strano. non so che meditazione fare perché sono quasi sicuro che è stata la meditazione a farmi stare così. vorrei capire se ho sbagliato a concentrarmi oppure è normale. credo che non sia normale ho passato 3-4 giorni bruttissimi davvero stavo male. ora non ho forze mi sento debole e non ho voglia di fare nulla e comunque ho dei pensieri di cose brutte che mi sono successe in passato che ogni tanto continuano ad arrivare. non so come fare per non stare così se devo abbandonarla la meditazione

        1. ciao Mirko ogni tanto dice queste cose e lo fai da più di un anno.

          Ti ho già detto che la meditazione mette in luce ciò che c’è dentro di te.

          Non penso, dopo un anno, se il problema è abbandonare la meditazione e buttarla via come se il disagio se ne andasse con essa. Piuttosto fai un percorso serio con un professionista delle relazioni di aiuto che ti segue personalmente. La meditazione aiuta ma non si sostituisce ad un percorso di crescita ad esempio di natura psicoterapeutica. Per questo ci vuole un rapporto umano e professionale.

  6. Ciao Claudio,volevo farti una domanda ho comprato il tuo libro mindfulness di budda.premetto che ho fatto varie psicoterapia.soffrivo di una forte depressione che adesso curata con farmaci ha dato un 40%di miglioramento.la mindfulness la conosco.ma il mio maggiore problema sono le sensazioni corporee nodo alla gola che può essere tristezza insomma una marea di sensazioni.ecco mi farebbe molto piacere un tuo maturo consiglio. Quale meditazione iniziare?

    1. Ciao claudi , ma in vipassana bisogna annotare tutto,? Con la tecnica mahasi? Ogni cosa va annotata? O basta osservare..e tornare al respiro?

      1. ciao Katia scusa se ti rispondo con questo ritardo ma ero ad un ritiro di vipassana 🙂
        in Vipassana osservi e prendi nota. quando la cosa ti ha distratto e ti sei persa nei pensieri torni al respiro per ritrovarti altrimenti prendi nota anche dei pensieri

  7. Ciao Claudio, come da tuo gentile invito pubblico una domanda qui così che possa essere di beneficio anche ad altre persone.
    Ultimamente, quando smetto di praticare focalizzando l’attenzione sul respiro e quindi entro in una fase di meditazione “senza oggetto”, la mia attenzione viene richiamata da un leggero fischio, una sorta di acufene presente nelle orecchie (che non so come gestire e ho paura che possa inficiare i miei progressi).
    Ho letto in un testo di Ajahn Sumedho che anche lui vi si è imbattuto e al posto che cercare di scacciarlo, gli ha dato un nome, “il suono del silenzio,” e ha iniziato ad utilizzarlo inventando una vera e propria “variante” della meditazione Vipassana. Mi potresti chiarire di cosa si tratta e se e come posso inserire questo concetto nella pratica quotidiana?
    Grazie mille.

    1. ciao Alessandro, se hai paura che infici il processo vuol dire che è partiro un processo di pensieri, non dargli ascolto, nota che ti pni un problema ma rimani consapevole sia del percpire (anche l’acufene) sia del pensiero che produce la sensazione di timore.

      Non ho letto quel pezzo di Sumedho e soprattutto non sono lui, non posso quindi spiegare cosa intendesse, posso pero immaginare -ribadendo di stare con l’esperienza- che quando stiamo con quello che c’è è possibile fare emergere consapevolezza e fare così un lavoro che è vipassana a tutti gli effetti anche se. Posso quindi immaginare che se questa esperienza si rende costanze la stessa vipassana pura diventa una vipassna fortemente unfluenzata da questa esperienza e così ne nasce una forma parallela di vipassana.

      il mio consiglio rimane semplice: stai con quello che c’è e non preoccuparti, piuttosto occupati di cosa emerge nel presente, se emergono le stesse cose stai con quelle.

    1. cioa Mirko conosci tutti i modi per fare consulenze in privato e non hai mai voluto farle, anche adesso non mi pare che tu abbia chiesto di aderire ad alcun percorso. Ora è agosto e presto non sarò reperibile visto che parto per fare un ritiro di meditazione in silenzio, anche se tu lo volessi davvero fare non potremmo farlo proprio adesso a ridosso di ferragosto, ma anche questo mi sembra assai prevedibile. Perchè muoversi a ridosso di ferragosto? e poi cosa vuoi fare in rpivato? Un percorso di counseling? un corso di meditazione? Ci sono disponibili online adesso c’è anche il libro.

  8. secondo me mi ostino a meditare bene perché la meditazione molte volte mi ha provocato in passato tipo allucinazioni, e ultimamente pensieri ossessivi. perciò, perché ho paura che sbagliando qualcosa mi tornino a venire e questo non voglio. ????
    inoltre uso la meditazione perché mi permette di capire di più gli altri e di avere piu compassione, ma ultimamente è il contrario. e inoltre ho notato che sono snche piu centrato a lavoro.

    1. ahahah permettimi di rigirare la frittata: ti ostini ad avere pensieri ossessivamente perchè non ti abbandoni a sperimentare il respiro o l’adesso in qualsiasi altra forma e cerchi ancora soluzioni mentali: ma è proprio con la mente che nascono questi problemi. gira la manopola da usare e capire a vivere e contemplare il respiro nell’adesso.

      Non ci riesci? Tranquillo! Non sei l’unico, per questo è utile allenarsi a farlo con la meditazione.

    1. La meditazione è molto indicata per chi soffre di ansie ed attacchi di panico. La paura di farla male è solo una delle tante ansie ;), non corri nessun rischio neanche a farla male, al massimo se proprio la fai male non funziona. Certo se invece di osservare le tue ansie le alimenti.. ma a quel punto non ti stai fermando a guardare

    1. buongiorno Aldo, dipende da cosa intendi dare energia: guardarli con presenza va bene, farti trascinare inconsapevolmente da essi ti leva energia e ti consuma.

    2. Io le alimento. Come faccio a smettere di alimentarle e a guardarle contando i respiri? Cioè come faccio a non alimentarle?

      1. mi pare di averti già detto che nel tuo caso è meglio che non conti i respiri, ma ti focalizzi solo sull’esperire il movimento respiratorio nel tuo corpo.

        Non contare, semplicemente viviti l’esperienza del respirare. Quando ti distrai torna al respiro, al viverti lo sperimentare il respiro.

    3. buonasera claudio sul conteggio dei respiri basta contarli? o ci si deve sforzare per contarli? intendo dire basta contate fino a 10 e poi da capo questo è tutto?

  9. buonasera Claudio volevo chiederti cosa può succedere se non si lasciano andare i pensieri e li si respingono o ci si lotta con essi. grazie ciao

    1. beh, succede quel che succede tutti i giorni: ci lasciamo trasportare dai pensieri. I pensieri sono solo fantasie e spendiamo molto tempo della nostra vita non a vivere la vita ma nel mondo delle fantasie. De Mello, citando Lennon diceva: “la vita è quella cosa che ci accade mentre inseguiamo tutt’altri progetti”

    1. mmm difficile dirlo.. mi verrebbe da dire che non è una meditazione: tecnicamente direi il vero, ma potrei essere frainteso quindi mi spiego meglio..

      senza un oggetto in cui dirigere deliberatamente la nostra attenzioni si possono verificare 2 casi diversi:

      1) la mente vaga persa nei pensieri in un caleidoscopio incontrollato di pensieri compulsivi.
      2) stiamo in uno stato di presenza consapevole a 360°, in uno stato di assorbimento della mente chiamato Samadhi

      Tuttavia non è possibile raggiungere questo stato deliberatamente senza avere fatto una meditazione o avere allenato per anni la mente a questo. Ci puoi capitare casualmente, in momenti molto, molto particolari della tua vita, ma non puoi accedere a quello stadio della mente senza avere fatto delle tecniche di focalizzazione prima e di espansione della mente poi.

      Quindi una meditazione senza oggetto di contemplazione in assoluto non è una meditazione, anche se esiste una fase (vipassana) di espansione della nostra mente da un oggetto a tantissimi oggetti: qualunque cosa percepiamo.

      Quindi ogni cosa che percepisci o pensi, diventa una oggetto di meditazione, ma avendo infiniti oggetti è un po’ come se non ne avessi più uno.. Tuttavia li hai perche la tua attenzione in qualche modo è focalizzata su di essi: sai e sei consapevole di quel che ti succede.

      Da qui alla Samadhi il passo è breve.

  10. Ciao Claudio,
    mi sono imbattuto quasi per caso nella meditazione Vipassana, della quale non sapevo e non so nulla, leggendo il capitolo finale del libro di Noah Harari, 21 lezioni per il XXI secolo, nel quale l’autore confessa, dopo avere anatomizzato la mente umana fino al flusso di elettroni, trasportati dai neurotrasmettitori tra i miliardi di associazioni di reti neurali, rilasci e ricaptazioni di sostanze determinanti delicati equilibri biochimici, il tutto governante l’evoluzione di Sapiens da due milioni di anni, che tra le altre cose ha generato/inventato le filosofie, le religioni e le scienze, la rilettura del cosmo in chiave quantistica e chissà cos’altro ancora, non essendo lui appartenente a nessuna religione, nè fede, confessa, dicevo, per onestà intellettuale, che una tale concezione dell’uomo e della vita potrebbe creare problemi ogni mattina ad alzarsi dal letto per andare a interagire con altri sapiens e le loro infinite quanto immaginarie credenze, tutte frutto di narrazioni collettive, tanto immaginarie quanto reali nella mente di ognuno, come gli Stati, le Bandiere, le religioni, le ideologie. Harari quindi, forse in grave crisi di identità in quanto autopercependosi come atomo totalmente privo di senso inserito in un universo altrettanto privo di un senso come tutto quello che sta in mezzo tra l’atomo, anzi le particelle sub atomiche e l’infinito, racconta che , non riuscendo a ricevere un senso da nessuna filosofia o religione , pervaso da quel “cinismo cognitivo” alla luce del quale divulga con grande efficacia la storia dell’uomo nei suoi libri, incontra per caso ad Oxford un corso di meditazione Vipassana, la quale non richiede nessuna fede, nessuna adesione a codici comportamentali, nessuna abiura a preesesistenti idee o convinzioni, ma aiuta semplicemente a stare meglio hic et nunc con un superiore grado di consapevolezza e controllo del proprio corpo, se ho ben capito. Tutta questa premessa per dire che io , medico positivista, con una buona formazione scientifica, 67 enne, mi trovo, all’ età della pensione, esattamente nella stessa posizione culturale di Harari, e avendo nutrito sempre un forte scetticismo per tutte le forme di filosofie orientali che ritenevo profondamente estranee alle nostre matrici culturali occidentali non mi ero mai interessato a nessuna di esse. Avvicinandomi però alla vecchiaia , ed essendo ancora spesso preda di ansie, emozioni, preoccupazioni, avverto il bisogno di una maggior coscienza di ciò che sta accadendo dentro di me, e di staccarmi un poco dal rumore di fondo del mondo (famiglia, problemi dei figli, ecc) . Devo dire che ascoltandoti parlare sulla rete ho avvertito nella tua voce, nei tuoi modi più ancora che in ciò che dicevi, di cui ripeto non so (ancora ) assolutamente nulla, una grande serenità, una dolcezza, un’ emanazione di pace interiore che mi hanno affascinato. Vorrei provare a sperimentare questa tecnica meditativa nel modo in cui a tuo avviso possa dare i migliori risultati (frequentare corsi, lezioni on line, lettura di libri ?). Grato se volessi rispondermi e darmi qualche utile consiglio per i primi approcci , ti auguro di restare sempre felice come sei
    Vincenzo Bologna
    San Casciano dei Bagni (Siena)

    P.s. Va da se che se scoprissi che dietro tutto il mondo della meditazione vipassana ci fosse il solito business economico, questa sarebbe una enorme delusione che non farebbe altro che confermare il mio atavico scetticismo di vecchio disilluso…

    1. Ciao Vincenzo, quello che dici sulla meditazione Vipassana è vero, è una tecnica meditativa che ti permette di guardare dentro e capire come funzioni e le “cose così come sono”.

      Quando guardi alle “cose così come sono” nell’adesso non c’è spazio per ansie.

      Ci tengo a precisare un paio di cose per permetterti di potere proseguire evitando eventuali barriere per cose che alla fine sarebbero solo degli equivoci.

      Il primo equivoco dietro l’angolo che vorrei subito sfatare con te è che la tecnica -che confermo essere laica- è stata formulata e viene veicolata da Buddha ed è quindi di matrice culturale buddista.

      Se, da laico senti parlare di Buddha, stai tranquillo, nessuno verrà a proporti una conversione (in caso contrario fuggi pure a gambe levate), ma alcuni potrebbero fare riferimento a delle cose dette da lui in quanto funzionali.

      Buddha poi non era un dio (non c’è un dio nel buddismo) ma un uomo come me e te che aveva anche un nome diverso da Buddha che rappresenta solo la capacità, innata anche in me e in te di potersi risvegliare ad una dimensione libera dalla sofferenza.

      Io sono cresciuto da cattolico e sono il tipico medio italiano che non frequenta la chiesa e se mi dicono “sei un buddista” mi sento stretto dentro una definizione che non sento mia (non amo sentirmi etichettato o di appartenere ad un gruppo di uomini che si riconducono ad un sistema religioso)

      Secondo potenziale equivoco, quello economico. La stragrande maggioranza delle volte la vipassana viene veicolata per aiutare gli altri e i soldi difficilmente sono un ostacolo. Tradizionalmente si fa in libera offerta. Se vai ad esempio al Santacittarama il convento buddista Theravada, non dovrai dare nulla se non una libera offerta.

      Ci sono dei centri in cui puoi fare un ritiro liberamente e solo dopo averlo fatto gratis ti viene data la possibilità di lasciare dei soldi (liberamente) perchè anche chi venga dopo di te abbia la medesima possibilità.

      Dopo anni il mio maestro, che prima per potere pagare la sala e giustificare le spese dei suoi spostamente chiedeva 15 euro ad incontro, ora può chiedere una libera offerta.

      Anche io sto per avviare un mio gruppo di meditazione ricorrente con lo stesso principio della libera offerta.

      Ma se vai in libreria a comprare un libro sulla vipassana lo paghi, alcuni ritiri sono a pagamento (anche se spesso i centri e i maestri sono apertissimi a trovare delle soluzioni per chi non potesse permetterseli) Io ho fatto un corso anche per una piattaforma esterna e per questo corso chiedo dei soldi. Ho anche altri corsi online a pagamento, e sto cominciando a crearne uno in libera offerta.

      Insomma se vedi che ti chiedono dei soldi, non scappare, (tieni presente che per la meditazione trascendentale ti chiedono anche l’equivalente di uno stipendio, ma alla fine chi la fa ne è soddisfatto) con la vipassana è tutto comunque alla portata di chiunque voglia fare davvero su serio, anche quando dovesse essere a pagamento.

      Ma se non intendi proprio pagare nulla hai comunque delle possibilità. Io ad esempio ho questo blog ed un’altro pieno zeppo di informazioni gratuite. Ho un podcast gratuito ed un canale youtube che si possono seguire sempre gratis.

      il mio invito è non farti frenare dai soldi (certo non farti truffare da nessuno si intende) puoi persino fare un ritiro di vipassana gratuuitamente, ma nel caso, per piacere, dai comunque un contributo affinchè anche altri possano beneficiarne in futuro

      Sono contento che a 67 anni stai incontrando questo percorso e ti auguro di poterne fare tesoro come è successo a molti che hanno trovato la gioia, quella gioia che non cambia nemmeno quando si attraversano i momenti difficili (quelli ci sono sempre, ovviamente)

      che tu sia felice Vincenzo, e che tutti gli esseri siano felici.

      se non ti interessasse il mio corso e volessi che ti istradassi altrove non esitare a chiedermi sarò felice di supportarti in questo (anzi anche se volessi fare un mio corso, non ti affrettare che nel caso te ne consiglio uno specifico sulla vipassana)

      1. Grazie Claudio per avermi risposro con la tua consueta gentilezza. Quello che tu mi dici sugli aspetti economici dei corsi di meditazione Vipassana io le trovo cose del tutto legittime e più che oneste, e l’offerta o la minima retribuzione per chi si impegna in questo campo, aprendosi agli altri per far condividere il più possibile un benessere raggiunto ha certamente almeno il diritto a vedersi riconosciuta la possibilità di sopravvivere e anche di di vivere, quindi tutto okay. No, le mie preoccupazioni si riferivano a certi episodi di presunti santoni o sette che carpiscono la buona fede di tanti ingenui, manipolandoli a scopo di lucro, ma ho capito che nella meditazione seria e consapevole questo rischio non c’è, restando in ultima analisi all’individuo che intraprende il percorso l’ultima parola se lasciare o proseguire. Intanto ho iniziato a leggere il libro di Erchart Tolle UN NUOVO MONDO, una lettura meravigliosa , e ti sto seguendo con le tue utilissime clips sui canali youtube, ma avrei tante, troppe domande da farti, per esempio , sul come si può conciliare la limitazione della attività della mente (leggi dell’ego, spesso ingombrante, se non nocivo con i suoi automatismi radicati e compulsivi che ci agiscono inconsapevoli, questo lo vedo bene) , con un’attiva creativo-immaginativa, (io sono anche scrittore) e come si può conciliare il grado di distacco dalle emozioni che conferisce la meditazione con i rapporti umani, anche quelli più intimi e importanti, che sono fatti di emozioni? Come cambia la vita di relazione con i suoi affetti più prossimi, di una persona che ha imparato a meditare? Grazie ancora Claudio per i tuoi chiarimenti semplici e dettaglati ad un tempo, spero di incontarti un giorno e se fai corsi dal vivo 8quando e dove) vorrei saperlo, ciao , resta felice come sei Vincenzo

        1. ciao Vincenzo in effetti sono tante domande, difficile rispondere in modo articolate a tutte via blog, se -come desideri- partecipassi ad uno dei miei corsi sarebbe meglio (poi ti dico come poter fare).

          Intanto ti anticipo brevemente delle risposte.

          come conciliare l’attività della mente: è un “falso” problema, nella misura in cui non nego il valore creativo dei pensieri ma non mi ci identifico, ovvero non mi faccio governare dalla loro compulsività passivamente ma li uso proattivamente. Si dice “i pensieri sono ottimi servitori ma pessimi padroni”. Usa i pensieri, non farti governare da essi.

          “distacco dalle emozioni”: è anch’esso un “falso” problema nella misura in cui io medito per essere più presente a me stesso. Quando sono più presente a me stesso non sono in balia delle emozioni, quindi non mi faccio vincere ad esempio dall’ansia -generata per altro da pensieri compulsivi. Al contempo quando sono più presente a me stesso sto ancora di più dentro le emozioni. Ne sono più consapevole.

          è lo stesso concetto di passivo o pro-attivo. Quando sono in balia delle ansie generate da pensieri compulsivi dove sono realmente? in realtà è come se mi lasciassi vivere. Altra cosa è quando sono presente a me stesso al punto da accorgermi che c’è un emozione di natura ansiosa e, anziche fuggirne (che produrrebbe ancora più ansia), la osservo e la porto a consapevolezza, se sono attento qualche volta posso accorgermi anche del pensiero che l’accompagna e di molto altro ancora. In altre parole sono più vivo.

          Quando siamo presenti siamo più vivi, più empatici ed è anche più facile relazionarci meglio con gli altri. Quando siamo in balia delle nostre emozioni solo passivamente siamo affaticati distrutti e facilmente irritabili o sfuggenti. Ma le emozioni sono parte di noi: un conto è avere paura di una macchina che ti sta venendo ddosso, un’altra dell’idea che se esci di casa una macchina potrebbe venirti addosso. Nel primo caso l’emozione ti serve per scattare di corsa lontano dal pericolo, ma quando sono le idee a generare emozioni?

          Al contempo Meditare non è un raffreddarsi alle emozioni, quella è una forma di repressione, un altro modo per non essere consapevoli di quello che ci sta accadendo, un’altro estremo per non vivere la vita, per non essere presenti, per non essere.

          qui trovi un articolo in cui ne aprlo di più: Come Cavalcare le onde delle Emozioni

          per meditare con me hai 2 possibilità dal vivo ed una online: nel primo caso luogo e orari possono fare la differenza mentre online no.

          dal vivo:
          1) ho appena fatto partire un gruppo che si riunisce tutti i venerdi a Roma: clicca qui per saperne di più sul gruppo di meditazione a Roma

          2) ogni tanto faccio degli eventi singoli (ma sono ancora rari) clicca qui per saperne di più e prenotare la scelta che si combina meglio con te (se sei disposto a raggiungermi al centro Italia in un giorno comodo per viaggiare aumentano le possibilità di incontrarci)

          Online ho un programma in abbonamento mensile per favorire la pratica nel tempo e seguire i miei allievi nel tempo: il come meditare coaching clicca qui per saperne di più

          spero di essertri stato utile

  11. Buongiorno Claudio,
    Sono una persona molto ansiosa e sensibile, e purtroppo “cervellotica” mi capita spesso di essere travolto dalle emozioni che di natura amplifico a dismisura, quando queste sono negative mi tirano verso un baratro che mi porta ad annullarmi totalmente sia fisicamente che psicologicamente, perchè penso e ripenso senza trovare una via d’uscita.
    Cercavo online un gruppo/corso di meditazione per approfondire e gestire,
    Il “distacco emotimo” che penso sia un passo verso una gestione
    più equilibrata delle mie emozioni .

    1. ciao Stefano, c’è un nesso molto forte tra i pensieri e le emozioni con la meditazione potrai certamente averne giovamento.

      Io opero prevalentemente online (forse con alcuni amici stiamo organizzando incontri sporadici al nord e al centro, forse comincerò a farli ricorrenti a Roma)
      trovi un mio percorso di meditazione online qui:

      ma se puoi cerca di farlo dal vivo cerca “vipassana” o “mindfulness” nella tua città e vedi se c’è o se ti capito di nuovo io.. é l’approccio meditativo che più consiglio in generale ed in particolari in casi come il tuo

  12. Ciao,volevo fare una domanda.Soffro di ansia a seguito della separazione dei miei genitoei,sn in psicoterapia,ma vorrei integrare con la meditazione.Purtroppo non ho soldi anche per un corso di meditazione e vorrei avere qualche consiglio.Quando parlo di meditazione al dottore mi fa un sorriso come per dire “non serve.”È da 4 mesi che faccio meditazione da sola e leggo osho,effettivamente mi sento meglio,ma ho paura degli effetti collaterali della meditazione da autodidatta(non sapevo che esiatessero fino ad una settimana fa).Grazie per l’eventuale consiglio.

  13. Buongiorno Claudio, la cosa che mi ha colpita di più dei tuoi video, di cui ho fatto scorpacciata ieri (ci sono finita “per caso”), è che la penso esattamente come te. Quando mi capita, e ogni tanto capita, provo una gioia, una leggerezza e una voglia di fare indescrivibile. E’ come quando leggi un libro e l’autore riesce ad esprimere esattemente quello che provi, quello che senti e vivi e lo dice pure molto meglio di te e addirittura ti aiuta perchè chiarisce quel qcsa che sapevi e sentivi ma lui lo dice meglio! E allora è bellissimo, perchè è bello condividere anche se non ci si conosce. Per ora ti ringrazio, ma spero di conoscerti;-) Buon lavoro e buona vita Anna

  14. grazie Claudio, in un percorso diverso dal tuo sono arrivata a farmi le stesse domande; mi interessa la meditazione per indaffarati, per iniziare da qualche parte il percorso di modifica della mia vita… L’importante è iniziare..

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