Dedicato a chi vuole indagare il mondo dell' Al di Là

smettere di avere paura della morte

È possibile smettere di avere paura dell’al di là?

La paura dell’al di là accompagna l’essere umano da sempre. È una delle paure più profonde, perché nasce dall’ignoto. Ma se il problema fosse proprio questo? Se ciò che chiamiamo “ignoto” fosse in realtà un’esperienza che viviamo già ogni giorno, senza rendercene conto?

Oggi ti propongo una prospettiva diversa. Non cerco di convincerti che esista davvero un aldilà, né pretende di dimostrare una verità assoluta. L’obiettivo è molto più semplice e profondamente efficace: offrirti una chiave di lettura che possa lavorare dentro di te, fino a permetterti di osservare la morte con occhi diversi.

La convinzione, infatti, dura poco. Una spiegazione può rassicurare per qualche minuto, poi la paura torna. Una realizzazione personale, invece, può cambiare profondamente il modo di vivere.

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La convinzione non basta per superare la paura

Quando si parla di morte è naturale cercare qualcuno che dia risposte certe. Eppure le certezze prese in prestito raramente funzionano.

Puoi credere a una teoria, leggere decine di libri, ascoltare testimonianze straordinarie. Ma se dentro di te continua a esserci il dubbio, prima o poi quella sicurezza si sgretola.

Per questo il punto non è credere. Il punto è osservare la propria esperienza personale.

La domanda diventa allora molto semplice:

Esiste qualcosa nella nostra vita quotidiana che assomiglia già a ciò che immaginiamo possa essere l’aldilà?

Secondo questa riflessione, la risposta è sì.

Ogni notte viviamo qualcosa di sorprendentemente simile

Tutte le sere succede qualcosa di straordinario, eppure ci sembra normale.

Ci addormentiamo.

Dal punto di vista della coscienza, accade un fenomeno molto particolare: il corpo rimane immobile sul letto mentre noi continuiamo a vivere esperienze.

Vediamo luoghi. Parliamo con persone. Proviamo emozioni. Corriamo. Voliamo. A volte soffriamo. A volte siamo felici. Ma tutto questo avviene senza utilizzare realmente il corpo fisico.

Durante la fase REM, infatti, il corpo è praticamente paralizzato mentre la mente continua a costruire un mondo completo, ricco di immagini, sensazioni ed emozioni.

È già un’esperienza in cui la coscienza vive indipendentemente dal corpo.

Chi sei davvero quando sogni?

Una delle osservazioni riguarda l’identità. Nei sogni spesso continuiamo a essere noi stessi. Ma non sempre. Può capitare di avere un corpo diverso. Persino di essere un animale. Immagina di sognare di essere una tigre.

Mentre vivi quel sogno non pensi continuamente: “In realtà sono una persona che sta dormendo.” No.

Sei completamente immerso nell’esperienza della tigre. Eppure continui a sapere di esistere.

Questo suggerisce una domanda affascinante:

La coscienza ha davvero bisogno del corpo fisico per sapere di esistere?

Un’esperienza completamente mentale

L’aldilà secondo i tibetani (e se ci pensi ha una sua logica), potrebbe essere molto più simile ai sogni di quanto immaginiamo.

Nei sogni basta pensare a un luogo per trovarsi immediatamente lì. Non esistono distanze.

Non esiste il tempo come lo conosciamo. Lo spazio risponde direttamente al pensiero.

Anche le comunicazioni cambiano. Spesso nei sogni non servono vere parole. Si comprende immediatamente ciò che l’altro vuole comunicare.

È quasi uno scambio diretto di pensieri.

Molte persone che hanno vissuto esperienze di premorte descrivono caratteristiche molto simili.

L’addormentamento come metafora della morte

Il sonno non è composto soltanto dai sogni.

Esistono diverse fasi.

Una di queste è quella ipnagogica, il momento in cui ci stiamo addormentando.

In questa fase possono comparire immagini spontanee, visioni, suoni, frammenti di sogni e vere e proprie allucinazioni.

È come se la coscienza iniziasse lentamente a lasciare il mondo fisico per entrare in uno stato differente.

Molti racconti di esperienze di premorte descrivono un passaggio molto simile.

Prima il distacco dal corpo. Poi l’ingresso in una realtà completamente nuova.

Anche qui si tratta di un parallelo interessante che ognuno può osservare personalmente.

Il mistero del sonno profondo

C’è poi una fase ancora più difficile da comprendere.

Il sonno profondo.

Qui normalmente non ricordiamo nulla.

Eppure alcune tradizioni spirituali sostengono che sia possibile mantenere una certa presenza anche durante questa fase. Chi riesce a farlo descrive uno stato molto particolare.

Non ci sono immagini.

Non ci sono pensieri.

Non c’è nemmeno un vero osservatore.

È come un’immensa quiete.

Uno spazio sconfinato.

Un vuoto che allo stesso tempo sembra essere pieno di tutto.

Descriverlo è quasi impossibile, perché appartiene a una dimensione non duale, dove opposti come luce e buio o tutto e nulla sembrano coincidere.

Curiosamente questa descrizione ricorda moltissime testimonianze di esperienze di premorte e anche gli insegnamenti del buddhismo tibetano.

La luce in fondo al tunnel

Una delle immagini più conosciute delle NDE è quella della luce.

Una luce intensissima.

Accogliente.

Priva di giudizio.

Una presenza nella quale molte persone raccontano di sentirsi completamente a casa.

Anche in questo caso esistono sorprendenti punti di contatto con alcune pratiche contemplative e con le descrizioni del sonno profondo consapevole.

Non significa che siano la stessa identica esperienza.

Ma suggerisce che la coscienza possa attraversare stati molto più vasti di quelli che normalmente sperimentiamo durante la veglia.

Perché i sogni lucidi possono insegnare molto

Esiste una pratica che rende tutto questo ancora più interessante.

I sogni lucidi.

Sono quei sogni nei quali ti accorgi di stare sognando mentre il sogno continua.

Da quel momento puoi iniziare a influenzare ciò che accade.

Puoi scegliere di volare. Visitare luoghi. Superare paure. Esplorare mondi completamente nuovi.

In pratica impari che la mente crea la realtà del sogno con una rapidità sorprendente.

Secondo diverse tradizioni spirituali, imparare a sviluppare questa consapevolezza rappresenta anche un allenamento prezioso per affrontare altri stati della coscienza.

Non a caso il buddhismo tibetano dedica grande importanza allo yoga del sogno e alla consapevolezza durante il sonno.

Anche l’umore cambia completamente l’esperienza

Chiunque ricordi bene i propri sogni sa quanto l’emotività sia determinante.

Uno stesso ambiente può trasformarsi da paradiso a incubo nel giro di pochi istanti.

La differenza non è il luogo: non esiste un luogo fisico, una volta abbandonato il corpo fisico. È lo stato mentale.

Quando nel sogno si entra in conflitto con ciò che accade, spesso tutto peggiora. Quando invece si lascia andare la resistenza, molte situazioni si trasformano spontaneamente.

Anche questo rappresenta uno spunto di riflessione che può fare la differenza.

Forse il modo in cui viviamo i nostri stati interiori conta molto più di quanto immaginiamo.

Le analogie con le esperienze di premorte

Molti elementi sembrano ricorrere sia nei sogni sia nelle NDE:

  • la sensazione di esistere senza il corpo fisico;
  • il movimento immediato attraverso il pensiero;
  • la comunicazione mentale;
  • il distacco dal corpo;
  • la percezione di una luce intensa;
  • il senso di pace e di unità;
  • l’assenza delle normali coordinate di spazio e tempo.

Queste analogie rappresentano una pista di ricerca estremamente rivoluzionaria, soprattutto perché ogni persona può iniziare a esplorare direttamente il proprio mondo interiore.

L’obiettivo non è credere, ma osservare

Il vero invito è molto semplice. Non prendere queste parole come una nuova credenza.

Nemmeno come una nuova filosofia. Prendile come una domanda. Un campo di indagine. Inizia a osservare ciò che accade ogni sera quando ti addormenti.

Ricorda i sogni. Studia gli stati della coscienza. Informati sulle esperienze di premorte.

Se vuoi scopri gli insegnamenti dei vari approcci religiosi senza cercare conferme, ma lasciando che le diverse prospettive dialoghino tra loro.

Forse scoprirai che alcune esperienze sono molto più vicine alla tua vita quotidiana di quanto avresti immaginato.

La paura diminuisce quando nasce l’esperienza

La paura prospera nell’ignoto.

Quando qualcosa diventa familiare, il timore perde forza.

Se davvero ogni notte attraversiamo stati di coscienza che ricordano, in buona parte, quelli descritti nelle esperienze di premorte e nelle tradizioni contemplative, allora il sonno potrebbe diventare un laboratorio straordinario.

Non serve accettare questa visione come verità. Basta iniziare a osservare.

Magari quella piccola “pulce nell’orecchio” continuerà a lavorare dentro di te.

E forse, con il tempo, la domanda non sarà più “Esiste davvero l’aldilà?”, ma “Quante volte ne ho già assaporato qualcosa senza accorgermene?”

Perché quando una comprensione nasce dall’esperienza diretta, non ha più bisogno di essere difesa. E, spesso, è proprio allora che la paura inizia lentamente a dissolversi.

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