Karma positivo, karma negativo e non karma
Si parla di karma, di karma positivo, di karma negativo e di non karma.
Partiamo dalla domanda vera e propria che è pervenuta da un abbonato al Come Meditare Coaching che è:
c’è differenza fra lo stato naturale della non produzione di karma e il perdono di se stessi e degli altri aiuta a non produrre più i frutti negativi del karma oppure può cancellare i frutti che devono ancora maturare?
Quindi immagino che il timore sia: “se cancellando il karma, perdonando, e quindi cancellando il karma negativo, si possono cancellare anche il karma positivo?” ..
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Contenuti
Gli aspetti fondamentali del karma
Intanto ricordo un paio di aspetti del karma, fondamentali per capire di che cosa stiamo parlando.
Il karma è una legge meccanica, non è una legge etica, nel senso che non c’è nessuna punizione nel karma, c’è soltanto una conseguenza.
Se io apro la mano con dentro delle chiavi, è altamente probabile che l’effetto sarà che le chiavi cadano. Quindi se ho delle chiavi in mano e apro la mano è facile che la conseguenza sia quella ed è una conseguenza, come vedi, meccanica.
Il karma, come vedi, ho parlato di un’azione, “aprire la mano“. La parola karma è una parola in sanscrito che significa appunto azione.
Quindi ci sono questi due aspetti. Il primo aspetto è che è legato all’azione. Il secondo aspetto è che la conseguenza di questa azione non è una punizione o un premio e quindi già vedi che parlare di “karma positivo o negativo”.. eh poi ne parliamo, però come vedi non c’è un premio o una punizione a seconda dell’azione che faccio, è semplicemente un risultato meccanico.
Io faccio do uno schiaffo a qualcuno è facile che qualcuno mi ridia uno schiaffo almeno finché non porgo la la guancia, cioè finché non interrompo questo karma.
Il perdono e il legame con il karma
Quindi che cosa succede? Supponiamo che sia successo qualcosa con un personaggio un personaggio con cui ho litigato mi ha dato uno schiaffo. Facciamo finta che io non abbia fatto nulla e ed è difficile far finta perché è improbabile che io non abbia fatto assolutamente nulla per meritarmi quello schiaffo.
Ed è, lo ripeto, altamente improbabile perché il più delle volte qualcosa noi abbiamo fatto, anche se non lo riconosciamo, cioè non riconosciamo di aver avuto un ruolo in quella dinamica.
Comunque supponiamo che sia così.
Che succede se io lo perdono, se io lo perdono, effettivamente mi alleggerisco di un carico di energia che mi lega a quel quel personaggio.
È altamente probabile che nel momento in cui lui mi ha dato uno schiaffo, anche lui abbia un legame con me.
Io mi libero del mio e quindi alleggerisco la mia vita.
Alleggerendomi la mia vita è possibile che quando lo vedo o anche senza rivederlo più, l’energia che io mando a lui è interrotta o quantomeno non è più negativa e quindi è facile che io alleggerisca anche lui dal karma.
Intanto alleggerisco me perché io pago per le mie azioni, non pago per le azioni degli altri, quindi alleggerendomi non ho la garanzia assoluta che l’altro si sia liberato di questo karma.
È possibile che però, avendolo io perdonato, abbia comunque alleggerito questa energia negativa, non il karma, il karma è suo, l’azione l’ha fatta lui, mi ha dato lo schiaffo lui.
Io però comincio a togliere tutta quella seconda freccia, cioè tutto il braccio di ferro che consegue a questa azione.
“Non mi è piaciuto, chi è stato? Perché l’ha fatto? Se forse devo comportarmi in questo modo, forse devo comportarmi in quest’altro, se lo rivedo gliene dico quattro.”
Insomma, tutta questa roba qui che è la vera sofferenza, è la cosiddetta seconda freccia e io di tutta questa me ne libero.
Quindi io vivo molto più leggero a perdonare gli altri e sicuramente aiuto il mio karma. Però ripeto, il mio karma è il karma, le conseguenze del karma arrivano, arrivano comunque.
Posso alleggerire il modo in cui io mi vivo il ritorno del boomerang, ma il ritorno del boomerang c’è perché è semplicemente una legge meccanica, non c’è appunto nessuna punizione o premio.
Karma positivo e karma negativo
Si parla di karma buono e di karma negativo. Cerchiamo di capire.
Quindi la prima cosa che abbiamo capito è che io pago per me e lui paga per sé. Quindi io posso pensare al mio karma e non al karma degli altri.
Certo, ad esempio, se io lascio un portafoglio su un tavolo al bar e poi me lo rubano, io sono complice per distrazione del karma di un potenziale ladro. Io divento complice se io sono presente a me stesso e non lascio il portafoglio, non creo questa opportunità.
Quindi se io non lascio il portafoglio lì, non creo l’occasione perché qualcuno mi derubi. Se io sono presente a me stesso e sono attento a quello che dico, a quello che faccio, è più difficile che qualcuno mi dia uno schiaffo, perché è più difficile che io crei i presupposti per uno schiaffo.
Comunque togliamo di torno l’altro, rimaniamo su di noi. Parliamo di karma buono e karma negativo.
Il karma, come ho già anticipato, essendo meccanico, non è veramente buono o cattivo, anche se si parla di karma buono, nel senso che se io semino il bene, raccoglierò più facilmente il bene.
Ed è questo quello che si intende comunemente per karma buono, mentre se io semino il male raccolgo più facilmente il male, ma dovrei sostituire il “se” con il “quando”, perché comunque tendenzialmente, essendo noi immersi in un mondo fatto di azioni, queste azioni hanno comunque delle conseguenze ed è difficile non fare del bene ed è difficile non fare del male.
Comunque sia è meglio fare del bene e anche lì ci sono tanti modi per fare il bene.
“Io non rubo perché sennò mi mettono in prigione”, quindi lo faccio perché ho paura delle conseguenze, ma non è una motivazione molto elevata, però funziona. Lo faccio per avere un ritorno in cambio, cioè semino bene per raccogliere il bene.
Anche qui, come vedi, c’è una motivazione egoica, però è sempre meglio di quella precedente. Insomma, ci sono tante motivazioni, anche le motivazioni e le intenzioni incidono nel karma, però c’è un karma negativo, un karma positivo a seconda del tipo di azione, un’azione benefica, un’azione malefica, ma sempre karma è.
Quindi alla fine siamo comunque nel mondo meccanico a subire delle ripercussioni. Certo, è meglio fare il bene che fare il male, ma non credo che sia una questione che ce lo deve dire una legge, che lo dobbiamo fare per avere un karma positivo; lo dobbiamo fare perché è la cosa più giusta da fare. E questo ci avvicina a uno stato che è molto simile allo stato del risvegliato.
Il risveglio e la fine dell’identificazione egoica
Un Buddha, un risvegliato, è un essere, si dice, che non produce più karma, quindi è un essere che sta sulla terra, che agisce, quindi mangia, vive, vive la sua vita, quindi inevitabilmente agisce, ma “le sue azioni non sono azioni”, cioè non sono karma e quindi, visto che karma vuol dire azioni, non sono azioni che incidono.
Che cosa vuol dire questo? Vuol dire che in un essere risvegliato l’ego che progressivamente ci fa dire:
io rubo perché ho fame,
io non rubo perché mi sbattono in galera.
Io non rubo perché mi accorgo che è sbagliato.
Io non rubo perché voglio un karma positivo.
E poi a un certo punto si arriva che non ha senso rubare e soprattutto non c’è più un soggetto che ruba.
Che cosa vuol dire questo? Che se io mi sono risvegliato non c’è più un Claudio. Se io dormo e sogno di essere una tigre e poi mi sveglio, io non sono più quella tigre, sono Claudio che ha sognato una tigre.
Analogamente, se io mi risveglio, non sono più io, non è più Claudio che si risveglia, è una coscienza superiore a Claudio incarnata in Claudio che riconosce se stessa e riconosce che Claudio è un povero uomo immerso nel mondo e che agisce nel mondo.
È quello che Gesù diceva essere nel mondo senza essere del mondo. Cioè, praticamente un sognatore lucido, tornando al nostro esempio del sogno, cioè è uno che sa che è immerso in un’illusione, nell’illusione di Claudio, ma agisce tramite Claudio, ma non è più identificato con Claudio.
Le sue azioni, quindi, non sono più di Claudio, sono azioni, diciamo, in linea con l’universo. È come se l’universo agisse al posto di Claudio. Ricordo che agire karma attraverso di Claudio, ma non è più Claudio che agisce, quindi Claudio non produce più karma. L’universo è l’universo.
Verso l’oceano: il perdono e la non-azione
Alleggerire, perdonare gli altri ci alleggerisce la vita e ci aiuta, ci aiuta tantissimo a non essere più con una visione egoica. Ci aiuta tantissimo ad avvicinarci a non essere più goccia e essere di più universo, essere di più oceano.
Non è un caso che ancora una volta Gesù nel Padre nostro dice di rimettere agli altri i propri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori.
Alleggeriamoci, perdoniamo. Il perdono è una parte fondamentale del cristianesimo ed è insito in un po’ tutte le religioni, ma diciamo che nel cristianesimo Cristo è venuto proprio per liberarci in qualche modo, si è sacrificato per noi. Per cosa? Per il nostro karma in qualche modo.
E il messaggio continuo è che c’è il perdono, che esiste il perdono.
Ecco, è importante questo aspetto del perdono per alleggerire noi stessi e avvicinarci a quello che i cinesi chiamano Wu Wei, che è la non-azione. L’azione e non-azione, per cui non c’è più un soggetto che agisce, ma c’è un agire per il bene spontaneo, non per produrre karma positivo, ma semplicemente perché è la cosa più ovvia da fare, l’unica cosa giusta da fare, ma non c’è più qualcuno che prende la decisione, è semplicemente la cosa da fare, è l’universo che si muove secondo in linea con l’universo stesso e quindi non è più un karma, non è più un’azione.
Spero, mi rendo conto che è un tema molto sottile, le domande che arrivano da questo amico abbonato sono spesso molto sottili. Spero di avere offerto una riflessione che, come vedi, è sottile e anche molto profonda.
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